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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 50-

Cinquantesimo giorno di quarantena.


Lunedì dell’Angelo.

Dopo lustri a scongiurare la pioggia per questa celebre giornata primaverile dedicata alla vita all’aria aperta, quest’anno, per la prima volta in assoluto, tutta la penisola italiana, dal Brennero a Lampedusa è stata baciata dal sole. Non accadeva, probabilmente, da quando Giulio Cesare sconfisse Vercingetorige e i Galli ad Alesia.

Chissà quale divinità sadica ha voluto tutto questo vista la cattività impostaci a causa del coronavirus….

Oggi in Italia e in molte nazioni, questa giornata viene chiamata Lunedì dell’Angelo.

Mi sembra opportuno parlare di quelle persone che, da ormai 50 giorni, vengono definite creature semidivine ed alate che ci proteggono con il loro lavoro: il personale sanitario.

Per quanto possa trovare il paragone romantico e a fin di bene, il mio lato cinico e razionale mi fa detestare assolutamente questa dicitura. Abbiamo abituato l’occhio a contemplare dottori ed infermieri in corsia con le occhiaie e i segni delle mascherine come se fossero soldati in battaglia.

Ahimè lo sono. E stanno combattendo nel peggior modo possibile. Il paragone più calzante ed opportuno sarebbe stato quello con i soldati nella campagna russa che dal 1941 al 1943 furono impiegati in una delle pagine peggiori della storia del nostro paese.

Quei soldati mandati tra le sponde del Don e del Dnepr partirono senza sapere minimamente dove fossero diretti. Ignari e circonfusi di amor patrio si ritrovarono in una complicatissima zona di guerra. Il governo di allora, quello fascista, li aveva equipagiati con scarpe di carta velina e fucili spara sugheri. Fu una carneficina per tutti quei giovani italiani che, oltre il danno di combattere una scelleratissima guerra, subirono la beffa dell’inverno sovietico. Sono ben note le testimonianze di piedi amputati a causa delle assiderazioni dei giovani italiani.

Carne da macello.

Quando penso ai nostri medici ed ancor di più ai nostri infermieri non penso affatto alle asessuate e biondissime figure bibliche. Il paragone che penso è a quei soldati della campagna italiana in Russia.

Per quanto sia amorevole il messaggio dei più per sostenere il loro lavoro, dobbiamo ricordarci che sono lavoratori speciali che hanno scelto, come vocazione personale, quella di salvare vite. Sono lavori di una importanza universale ma dobbiamo ricordarci che, appunto sono lavori.


L’Italia, per costituzione, riconosce il diritto universale di accedere alle cure. Abbiamo un sistema sanitario pubblico proprio per questo e per quanto risulti costoso è assolutamente da tutelare.

Negli anni abbiamo depredato il comparto sanitario. Illudendoci che la Sanità italiana fosse uno sperpero immane, tutti i governi, dagli anni ’90 in poi, hanno iniziato a tagliare drasticamente i fondi necessari. Sicuramente qualche falla e qualche ruberia c’è stata. Avremmo dovuto fare in modo che questo non accadesse piuttosto che punire l’intero sistema. Creare un sistema capillare di controllo e non il taglio dei posti letto. Inoltre tra i primi 2000 la Sanità non è stata più controllata dal governo centrale. La loro gestione è passata sotto l’amministrazione regionale andando ad amplificare le differenze di servizio tra Nord e Sud. Come se non bastasse una regione, la Lombardia, ha implementato e reso possibile l’avanzata della sanità privata regalando fiumi di soldi pubblici ad aziende private. In questi saldi di fine stagione, inoltre, sono nate losche cooperative che hanno assunto personale sanitario andando a depotenziare compensi e diritti. Queste stesse cooperative, ad anni alterni, falliscono e risorgono dalle loro ceneri proponendo agli stessi lavoratori contratti più miseri e meno diritti.

Quando è scoppiata la pandemia i nostri ospedali hanno ricevuto un urto incredibile. Mancanza di dispositivi per tutelare gli operatori, mancanza di respiratori e mancanza totale di tamponi per individuare i pazienti covid19 e, soprattutto, un numero inadeguato di personale sanitario. Insomma, dottori ed infermieri italiani abbandonati al contrastare nel peggiore dei modi questo orribile evento storico.

Ma noi li chiamiamo Angeli.

Ricordiamocelo.

Dottori, Infermieri, OSS, Ambulanzieri ed anche il personale della sanificazione dei nosocomi non sono Angeli. Troppo facile. Sono dei lavoratori sfruttati a cui il sistema ha sottratto le minime condizioni di lavoro umane. Il rapporto malati – personale sanitario si è andato a sbilanciare inesorabilmente rendendo ancor più fragile l’accesso al diritto universale alle cure.

Abbiamo permesso negli anni che si chiudessero ospedali, si svendessero alcuni ai privati e non si sia creato un turn over di gente da assumere.

Vi ricordate che solo un anno fa fu indetto un concorso per soli 3 infermieri e si presentarono in 10000?

Abbiamo assistito tutti come pigri complici di questo criminale scempio ai danni della nostra salute.

Ora non possiamo lavare le nostre coscienze da cittadini chiamandoli Angeli.

Non ricordo alcuna manifestazione nazionale o tumulto di piazza contro i tagli alla sanità.

Dobbiamo ricordarci a fine pandemia che sarà necessario cambiare rotta al sistema sanitario. Ricordarci, Nomi e Cognomi, di quei politici che hanno usato la mannaia per distruggere e spolpare la Sanità nazionale.

Il diritto alla salute non è barattabile con nulla. Ognuno di noi deve essere consapevole che d’ora in avanti dobbiamo tutelare il servizio pubblico.

Tutto il resto è una fossa comune nel Bronx…

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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