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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 51-

Cinquantunesimo giorno di quarantena.


I morti dei Furbi e i morti degli Stronzi.

Esiste un popolo in Europa veramente straordinario fatto di Santi, Poeti e Navigatori. Quella splendida terra ha dato i natali ad Artisti, Musicisti ed Inventori. Un posto deve l’ingegno e la cultura hanno fatto sì che diventasse il più bello del mondo. In quella stessa nazione, però, è divisa nettamente in due categorie ben distinte: i furbi e gli stronzi.

Anche con la pandemia è riemersa questa secolare dicotomia.

Abbiamo dovuto assistere a questa netta differenza durante una tragedia mondiale. Da un lato gli stronzi si sono ritrovati a dover piangere i loro morti nel silenzio assordante delle proprie case in quarantena. Migliaia di persone sono decedute. L’orrore delle camionette dell’esercito a Bergamo rimarrà impresso per sempre nella nostra memoria. Ma anche le centinaia di bare ammassate nelle varie RSA. Anche chi vi sta scrivendo ha dovuto subire la violenza di non aver potuto neanche salutare per l’ultima volta i propri cari. Il civismo dei lutti: rimanere a casa e lasciar andar via le bare con dentro padri, madri, nonni, nonne, zii e zie, amiche ed amici senza neanche un fiore o un mucchietto di terra da poter lasciare su quelle casse. Abbiamo dovuto imparare ad elaborare i nostri lutti come maiali in gabbia. Mute sofferenze che solcano la nostra coscienza.

Abbiamo rispettato l’ordine superiore del distanziamento sociale, emotivo e familiare. Abbiamo seguito le regole, come abbiamo sempre fatto.

Ma nonostante questo siamo gli “Stronzi d’Italia”.

Quelli fessi.

Quelli sciocchi che non hanno tentato di trovare la scappatoia.

Siamo gli italiani senza Cognomi pesanti e tonanti. Non meritiamo il rispetto né tantomeno il rispetto per i nostri morti arsi in chissà quale ciminiera di città sconosciuta.

Poi ci sono i furbi….

Sabato 11 aprile, a Messina un corteo funebre ha attraversato le vie in quarantena della città. Molte persone portavano l’estremo saluto a Sarino Sparacio. Fratello di Gino Sparacio noto boss mafioso messinese che tra gli anni ’80 e ’90 seminò il panico col suo clan avendo stretto fraterna alleanza con le ‘ndrine al di là dello stretto. Omicidio dopo omicidio la famiglia Sparacio si guadagnò l’onore dei messinesi. Quello stesso onore dimostrato nel corteo funebre del buon Sarino.


Sarino nel 1994, è vero, si era pentito. Qualche segretuccio svelato, ma tutto lì. I collaboratori di mafia, quelli grandi, sono costretti a cambiare nome e cognome, a lasciare per sempre la propria terra natia, a vivere una vita sotto copertura. Sarino, invece, è rimasto nella sua Messina, con i suoi amici, i suoi familiari, continuando a vivere come solo uno Sparacio a Messina sa fare… È morto a causa di un tumore venerdì scorso.

Povero Cristo: morire durante l’epidemia!

Non per questo e per sacrosanto rispetto, moltissime persone hanno ritenuto opportuno porgergli estremo saluto con un corteo funebre, in barba alle ordinanze nazionali e a quelle minacciose di Cateno De Luca, il sindaco sceriffo di Messina, che nei giorni scorsi si è distinto per l’utilizzo di droni che sparavano la sua gagliarda e maschia voce italica: messaggi di orwelliana memoria.

Cateno De Luca, ovviamente, non sapeva niente. Zitto stette. Non vide e non parlò.

Un assembramento corposo seguiva il feretro del fratello del boss.

Cateno non poteva sapere.

Infatti l’antica usanza del certificato di morte gli sfuggì.

Ma chissà quanti morti al giorno ci sono a Messina!? Di certo non tutti i giorni muoiono le teste corazzate della mafia.

E poi, ma almeno un fiore ce lo vogliamo dare?

E se al funerale non andiamo cosa mai penseranno i Sparacio?

Eccoli i furbi di sempre.

L’antistato che si palesa, che emerge calpestando le regole e qualunque altra forma di democratica ragione.

I furbi.

La procura ha aperto un fascicolo. Almeno ci prova.

Ma non basta. La cultura mafiosa, da Nord a Sud, inquina chi con la mafia non ha nulla a che fare.

Ma va bene lo stesso.

Resteremo sempre il paese dei Santi, dei Navigatori, dei Furbi e degli Stronzi.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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