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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 52-

Cinquantaduesimo giorno di quarantena.


La strage dei vecchietti…

La Guardia di Finanza è entrata nel palazzo della Regione Lombardia. Si è ufficialmente aperta l’Inchiesta sulle RSA lombarde.

Quando vivevo a Firenze, nel 2009, portavo al parco il cane ed incontravo tutti i giorni il signor Filippo.

Un uomo sulla ottantina. Corpulento con una faccia tonda e un po’ rossiccia. La sua cagnolona era morta due anni prima del nostro incontro ma, nonostante questo, tutti i pomeriggi continuava ad andare nell’area di sgambettamento a San Salvi. Era la sua routine. Tutti i giorni chiacchieravamo e trovava sempre un modo ironico per far ridere tutti i proprietari dei cani.

Un pomeriggio di ottobre però lo vedemmo uggioso. Mestamente si avvicinò a noi e ci disse.

Lunedì la mi fihola mi porta al vecchificio...”

Era triste il buon Filippo. Totalmente consapevole che il vecchificio, l’RSA, sarebbe stata la sua ultima dimora. Qualche mese più tardi assieme ad altri padroni di cani fiorentini lo andammo a trovare. Non era lo stesso Signor Filippo. Il suo viso giocondo s’era improvvisamente incupito.

Soffriva di parkinson. Un mese dopo ci ritrovammo di nuovo ma per andare al suo funerale.

Purtroppo è innegabile che gli ospiti delle RSA, o vecchifici come li chiamava il signor Filippo, sono le ultime stazioni di vita per moltissimi anziani. Tutte le persone lì presenti non sono più autonome e tra età che avanza e patologie correlate, difficilmente se ne esce per trasferirsi in Costa Smeralda e cominciare una nuova vita.

L’epidemia da Covid19 è stata il detonatore dei più. Vite appese ad un filo.

Di questo tutti noi ne siamo consapevoli, vecchietti inclusi.


Ora abbiamo assistito all’impennata di decessi nelle RSA.

Poteva essere evitabile?

Probabilmente sì. Chi doveva prendere provvedimenti non è stato affatto tempestivo nell’ordinare i sigilli a queste strutture. Ancor più incoscienti i Dirigenti di molte case di riposo che non si sono affatto degnati di tutelare i dipendenti.

Nella RSA di Mediglia, nella campagna a Ovest di Milano, l’impennata di decessi ha scandalizzato l’opinione pubblica e messo in atto le indagini. Il 3 marzo viene registrato il primo decesso da coronavirus, ma passano dieci giorni prima che vengano presi provvedimenti nella RSA di Mediglia. Dieci giorni in cui i contagi si sono diffusi tra dipendenti e i 150 ospiti. Tutti da considerare contagiati per la Regione. Gli operatori della casa di cura denunciavano da tempo la mancanza dei dispositivi di sicurezza come guanti e mascherine.

Il caso più eclatante, invece, è quello del Pio Albergo Trivulzo, attualmente il Dirigente è incriminato di “omicidio ed epidemia colposa”. 150 decessi in poche settimane…

Dietro tutto questo, però, c’è il profumo dell’ipocrisia contemporanea. Il coronavirus ha sicuramente accelerato la degenerazione vitale degli anziani. Una discesa già in atto, data dalle patologie e dallo schianto della separazione dei propri luoghi e dei propri affetti.

Il parcheggio a ore di Madama Morte.

Mi chiedo se realmente ci fosse il modo per arrestare l’epidemia e la strage degli anziani. Se realmente, sigillando gli ingressi e controllando tutto il personale sanitario con i tamponi l’ecatombe dei vecchietti sarebbe potuta essere diversa.

Sì, diversa.

Le procure indagheranno. La doppia indignazione rimarrà per sempre: una per l’inefficacia del sistema regionale sanitario e l’altra per l’indelebile senso di colpevolezza dell’impossibilità che il nostro sistema di vita sia sostenibile con la vita stessa e con le vite dei nostri nonni.

Non fiori ma opere di bene.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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