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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 60-

Sessantesimo giorno di quarantena.


Due mesi! Si due mesi di arresti domiciliari.

Se me lo avessero detto a febbraio che avrei trascorso in questo modo la primavera probabilmente avrei preso in affitto una baita come il vecchio dell’Alpe. Oppure mi sarei trasferito in qualche isoletta sperduta nel mediterraneo. Ma così non è andata. Ho ponderato bene il da farsi due mesi fa. Avrei potuto spostarmi, tornare a casa, in Abruzzo. Non l’ho fatto. Colto da senso di responsabilità e da ipocondriaci fastidi, il mio inconscio mi ha fatto immaginare me stesso gravemente ammalato come nei quadri di Munch. Non potevo permettermi di essere ricordato come l’untore. Già, mi davo per spacciato anche se non ho mai manifestato alcun sintomo del Covid-19, della lebbra, del vaiolo o di qualunque patologia esistente sulla terra.

Sano come un pesce.


Qualcosa però è aumentata inevitabilmente nella mia vita, un rapporto che fino a febbraio era occasionale o quantomeno di saltuaria cadenza: le bionde!

Lo ammetto: ho ceduto al fascino grigio delle sigarette. Le uniche in questo momento che riescono ad alleviare momentaneamente i pensieri. Da buon abruzzese che ha vissuto lo svuotamento immotivato dei supermercati, ho ritenuto opportuno e saggio fare scorte di esse. Ammetto di non aver mai comprato stecche di sigarette in vita mia! Ma la nonna che è in me mi ha suggerito “Fai scorte… metti che blindano qualunque attività? Mica vorrai fumarti le tisane o la paglia delle sedie della cucina?”

E mentre immaginavo futuri contrabbandi e borse nere di tabacco mi sono diretto al tabacchino più vicino a casa ed ho fatto scorte.

Oggi scopro che forse ho fatto bene!

No, le Tabaccherie non chiuderanno nella fase due. Mi hanno colpito molto una serie di articoli e di alcune ricerche condotte sui malati Covid-19 in Francia.

I dati preliminari della sperimentazione raccolti nell’ospedale parigino di La Pitié-Salpetrière dimostrano che i tabagisti sarebbero solo il 4,4% dei 343 pazienti Covid-19 ricoverati. Insomma questa malattia che provoca atroci polmoniti parrebbe non colpire i devoti delle bionde!

Decenni interi di campagne denigratorie contro i fumatori trattati alla stregua di esseri impuri o criminali al soldo di Re Erode, si ritrovano con questa sorprendente qualità: si ammalano di meno di coronavirus.

Gli studiosi francesi coinvolti hanno spiegato questo particolarissimo rapporto tra la nicotina e le cellule polmonari: “L’ipotesi è che fissandosi sul recettore cellulare utilizzato anche dal coronavirus, la nicotina gli impedisca o lo trattenga dal fissarsi, bloccando così la sua penetrazione nelle cellule e il suo propagarsi in tutto l’organismo” osserva Jean-Pierre Changeux, neurobiologo membro dell’Istituto Pasteur. I ricercatori ipotizzano che il “recettore nicotinico dell’acetilcolina” abbia un ruolo centrale nel propagarsi del coronavirus e sia all’origine della varietà di sintomi del Covid-19, tra cui la perdita dell’olfatto e disturbi neurologici.


Le ricerche parlano solo della NICOTINA, non di certo su tutte quelle altre sostanze presenti nelle sigarette. Quindi è inutile qualunque entusiasmo degli incalliti tabagisti.

Chissà come avrebbe commentato la notizia Andrea Camilleri?

Chissà!

Oggi inoltre è la Giornata internazionale del Libro!

La quarantena è una splendida occasione per riappropriarsi di quegli ormai desueti parallelepipedi fatti di pagine ed inchiostro. Sono convinto però che chi leggeva prima della pandemia ha continuato a farlo. Chi invece ha sempre trovato una scusa per leggere l’abbia trovata anche in questa occasione.

Continueremo ad essere il fanalino di coda d’Europa per il numero di lettori annuali…

Alla luce delle mie scoperte odierne e la celebrazione della Giornata mondiale del Libro, vorrei concludere il mio diario quotidiano con una delle pagine più belle della letteratura Europea.

In molte mensole ed in molte librerie casalinghe sono convinto che ci sia una copia di questo celebre romanzo del ‘900. Rileggerlo oggi, in quarantena e con questa nuova, presunta, possibilità di aver trovato un’altra probabile cura nella nicotina, lascio le mie parole e prendo quelle di Italo Svevo: La Coscienza di Zeno!

NB Per chi vuole dedicarsi 10 minuti per celebrare questa giornata come me, ho riportato uno dei miei capitoli preferiti! Mettetevi comodi, spegnete il cellulare ed ascoltate Cosini….

“Penso che la sigaretta abbia un gusto piú intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ piú lontano.

Le date sulle pareti della mia stanza erano impresse coi colori piú varii ed anche ad olio. Il proponimento, rifatto con la fede piú ingenua, trovava adeguata espressione nella forza del colore che doveva far impallidire quello dedicato al proponimento anteriore. Certe date erano da me preferite per la concordanza delle cifre. Del secolo passato ricordo una data che mi parve dovesse sigillare per sempre la bara in cui volevo mettere il mio vizio: “Nono giorno del nono mese del 1899”. Significativa nevvero? Il secolo nuovo m’apportò delle date ben altrimenti musicali: “Primo giorno del primo mese del 1901”. Ancor oggi mi pare che se quella data potesse ripetersi, io saprei iniziare una nuova vita.

Ma nel calendario non mancano le date e con un po’ d’immaginazione ognuna di esse potrebbe adattarsi ad un buon proponimento. Ricordo, perché mi parve contenesse un imperativo supremamente categorico, la seguente: “Terzo giorno del sesto mese del 1912 ore 24”. Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta.

L’anno 1913 mi diede un momento d’esitazione. Mancava il tredicesimo mese per accordarlo con l’anno. Ma non si creda che occorrano tanti accordi in una data per dare rilievo ad un’ultima sigaretta. Molte date che trovo notate su libri o quadri preferiti, spiccano per la loro deformità. Per esempio il terzo giorno del secondo mese del 1905 ore sei! Ha un suo ritmo quando ci si pensa, perché ogni singola cifra nega la precedente. Molti avvenimenti, anzi tutti, dalla morte di Pio IX alla nascita di mio figlio, mi parvero degni di essere festeggiati dal solito ferreo proposito. Tutti in famiglia si stupiscono della mia memoria per gli anniversarii lieti e tristi nostri e mi credono tanto buono! Per diminuirne l’apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia dell’ultima sigaretta. Si dice con un bellissimo atteggiamento: “mai piú!”. Ma dove va l’atteggiamento se si tiene la promessa? L’atteggiamento non è possibile di averlo che quando si deve rinnovare il proposito. Eppoi il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai. Da me, solo da me, ritorna.


La malattia, è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione. Di quella dei miei vent’anni non ricorderei gran cosa se non l’avessi allora descritta ad un medico. Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere l’aria.

Ero andato da quel medico perché m’era stato detto che guariva le malattie nervose con l’elettricità. Io pensai di poter ricavare dall’elettricità la forza che occorreva per lasciare il fumo.

Il dottore aveva una grande pancia e la sua respirazione asmatica accompagnava il picchio della macchina elettrica messa in opera subito alla prima seduta, che mi disilluse, perché m’ero aspettato che il dottore studiandomi scoprisse il veleno che inquinava il mio sangue. Invece egli dichiarò di trovarmi sanamente costituito e poiché m’ero lagnato di digerire e dormire male, egli suppose che il mio stomaco mancasse di acidi e che da me il movimento peristaltico (disse tale parola tante volte che non la dimenticai piú) fosse poco vivo. Mi propinò anche un certo acido che mi ha rovinato perché da allora soffro di un eccesso di acidità.

Quando compresi che da sé egli non sarebbe mai piú arrivato a scoprire la nicotina nel mio sangue, volli aiutarlo ed espressi il dubbio che la mia indisposizione fosse da attribuirsi a quella. Con fatica egli si strinse nelle grosse spalle:

– Movimento peristaltico… acido… la nicotina non c’entra!

Furono settanta le applicazioni elettriche e avrebbero continuato tuttora se io non avessi giudicato di averne avute abbastanza. Piú che attendermi dei miracoli, correvo a quelle sedute nella speranza di convincere il dottore a proibirmi il fumo. Chissà come sarebbero andate le cose se allora fossi stato fortificato nei miei propositi da una proibizione simile.

Ed ecco la descrizione della mia malattia quale io la feci al medico: “Non posso studiare e anche le rare volte in cui vado a letto per tempo, resto insonne fino ai primi rintocchi delle campane. È perciò che tentenno fra la legge e la chimica perché ambedue queste scienze hanno l’esigenza di un lavoro che comincia ad un’ora fissa mentre io non so mai a che ora potrò essere alzato”.

– L’elettricità guarisce qualsiasi insonnia, – sentenziò l’Esculapio, gli occhi sempre rivolti al quadrante anziché al paziente.

Giunsi a parlare con lui come s’egli avesse potuto intendere la psico-analisi ch’io, timidamente, precorsi. Gli raccontai della mia miseria con le donne. Una non mi bastava e molte neppure. Le desideravo tutte! Per istrada la mia agitazione era enorme: come passavano, le donne erano mie. Le squadravo con insolenza per il bisogno di sentirmi brutale. Nel mio pensiero le spogliavo, lasciando loro gli stivaletti, me le recavo nelle braccia e le lasciavo solo quando ero ben certo di conoscerle tutte.

Sincerità e fiato sprecati! Il dottore ansava:

– Spero bene che le applicazioni elettriche non vi guariranno di tale malattia. Non ci mancherebbe altro! Io non toccherei piú un Rumkorff se avessi da temerne un effetto simile.

Mi raccontò un aneddoto ch’egli trovava gustosissimo. Un malato della stessa mia malattia era andato da un medico celebre pregandolo di guarirlo e il medico, essendovi riuscito perfettamente, dovette emigrare perché in caso diverso l’altro gli avrebbe fatta la pelle.

– La mia eccitazione non è la buona, – urlavo io. – Proviene dal veleno che accende le mie vene! Il dottore mormorava con aspetto accorato:

– Nessuno è mai contento della sua sorte.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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