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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 68-

Sessantottesimo giorno di quarantena.


Se non avessimo avuto il disastro provocatoci dal Coronavirus, oggi, molti di noi avrebbero pensato: “Bene! Il primo maggio capita di venerdì: tre giorni a casa! Finalmente!”. Ed invece oggi, Primo maggio 2020 invochiamo vigorosamente un ripristino alla routine quotidiana che forse ci andava stretta.

Il giorno rosso sul calendario, però, non deve distrarci, dal profondo significato che il Primo Maggio porta con se da quel 1882 negli Stati Uniti d’America: il Labor Day, la Festa dei Lavoratori.

Mai avremmo immaginato di vivere le paure ed il panico da pandemia. Ed invece è accaduto ed ha mutato radicalmente il nostro stile di vita.


Moltissimi lavoratori, quelli del settore terziario soprattutto, hanno dovuto reinventare il loro modo ed il loro approccio al lavoro.

Ci è stato propoposto di fare lo Smartworking.

Rintraccio tra i miei appunti di Linguistica una affermazione dell’illustrissimo Presidente Emerito dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini: “Per quanto possa essere di tendenza un anglismo o anglicismo, che dir si voglia, ricordatevi che il suo uso può celare sorprese semantiche che in italiano rivelerebbero la loro essenza primordiale: tendenzialmente una fregatura…”

Smartworking tradotto letteralmente significa lavoro agile.

Stando a sentire sindacati e lavoratori subordinati, lo smartworking ha ingessato le vite dei lavoratori. L’iper reperibilità, la corsa ad azioni lavorative sempre più performanti ha dilatato le ore di lavoro sommerso.

Inoltre psicologicamente non hanno assolutamente aiutato i processi psicologici ed emotivi dei lavoratori in quarantena.

L’azzeramento della privatezza, la trasformazione delle stanze di proprietà in propaggini di uffici non era neanche venuto in mente a George Orwell in 1984.

Che dire poi dell’emergenza dei lavoratori- genitori? Plotoni di minorenni chiusi in casa lasciati il più possibile davanti al pc.


Se il “Diritto al Lavoro” è il 23° articolo della Carta dei Diritti Universali dell’Uomo e della Donna, lo è anche la “Libertà allo svago”, ma, soprattutto, l’inalienabile diritto ad avere una retribuzione dignitosa.

È chiaro a tutti che con la nostra nazione in lockdown, molti posti di lavoro saranno per sempre cancellati. Una nuova crisi sociale è alle porte e noi ne saremo i diretti protagonisti.

Fortunatamente, da liberi cittadini, abbiamo la possibilità di disegnare un nuovo cammino.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito alle trionfali campagne politiche di Leaders che hanno minato e reso vulnerabili i lavoratori.

Chi vi scrive in questo momento fa parte di quella generazione che è cresciuta a pane e co.co.co, vaucher e jobs act, e si è sentita dire addirittura di essere una generazione “choosy” (“schizzinosa”): noi, nati tra gli anni ’80 e ’90, con lauree e master in mano e sul curriculum vitae copiose esperienze come camerieri a Londra…

Le nuove generazioni di adulti si sono approcciate al mondo del lavoro sapendo che avrebbero ricevuto meno dei propri genitori e dei propri nonni. Il riconoscimento economico: una bazzecola. L’accesso ai diritti minimi trasformatosi in una vetusta pratica non più “agile”.

L’alba del Padrone 2.0 incombe.

Oggi è anche il 120° anniversario dalla nascita di un grande scrittore italiano, Ignazio Silone. Forse il più emblematico nell’aver prepotentemente messo al centro dei suoi intrecci narrativi i lavoratori sfruttati.

Ricordo che rimasi folgorato quando lessi per la prima volta Fontamara. Parlava della mia terra natia in primis e poi metteva in luce un ordine gerarchico di cui sembra intrisa l’umanità tutta. Mai come ora mi sento “cafone”, mai come ora questa sua citazione deve farci riflettere:

In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito.”

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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