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CorteCHATmento: dal virtuale al reale, analisi delle relazioni da chat

Perché al giorno d’oggi non ci si conosce più come una volta? Perché per conoscere una persona dobbiamo nasconderci dietro una tastiera e uno schermo?

Oramai le relazioni nascono così, da una chat su una app.

Alle cene sono tutti fidanzati, nei locali trovi la serata facile senza ieri né domani. Non esiste più la chiacchiera simpatica con la nuova conoscenza che ti porta poi ad un sano scambio di messaggi e alla voglia di trascorrere del tempo privatamente con quella persona. Io sono stanca. Non mi interessa più.

Lo so, sembro disfattista, ma purtroppo per persone come me, vecchio stampo, la conquista via etere lascia sempre molto tempo a desiderare.

Facciamo un esempio. Sei a cena con amici e ti scrive qualcuno su una chat trovando una scusa plausibile per aprire la conversazione e tu, come Gertrude de “I promessi sposi” (“la sventurata rispose”), rispondi e inizi a conversare. Chattate fino a notte fonda.

Persona che sulla carta le ha tutte. Simpatico, brillante, premuroso, attento e gentile. Ma non ti ha mai visto. Tu, per lei o lui, sei perfetta. Ma non ti ha mai visto. Non ti ha mai “annusato” usando un gergo animalesco.

Eppure è tutto bellissimo.

“Cosa fai?”, “hai cenato?”, “buongiorno”. Tutte piccole forme di attenzione che fanno piacere, non sbagliamoci, ma il pensiero costante che ti martella il cervello è: ma non sai chi sono. Cerchiamo forme di attenzioni virtuali in mancanza di quelle reali. Tutti via chat siamo il perfezionamento di noi stessi. Siamo porci sessualmente. Siamo allegri. Siamo senza problemi (che fai ammorbi con il cinismo della vita un perfetto sconosciuto?!). Quello poi magari scappa.

Allora ti disegni a sua immagine e somiglianza. Una zoommata solo su pregi. Senza difetti. La chat prosegue per giorni, mesi fino alla fatidica domanda “ti va se ci vediamo?”. 

BOOM. Il contatto con la realtà. La presa di coscienza di dover essere quello che naturalmente si è. Allora pensi “andrò bene?!”, “gli piacerò”, “e se poi mi annoio?”. Insomma, le mille seghe mentali che vengono annientate in caso di contatto fisico iniziale.

Perché in fondo la parte animale ricopre sempre un certo ruolo in un rapporto. Invece siamo a trasformarci come qualcosa che non siamo per poi avere paura di mostrarci per quello che siamo. La voglia di farci andare bene qualsiasi circostanza, qualsiasi persona anche se non rispecchia realmente il nostro desiderio per la paura di stare soli. Allora lo incontri.

Arrivi prima per vederlo ma poi ti accorgi che ha avuto la stessa idea. Vi osservate. Ma non ha la stessa spontaneità del primo incontro. Rigidi. Imbarazzati. Ogni dettaglio fa la differenza. Cerchi di trovare la descrizione fatta per scritto. Cerchi di capire quanto stato sincero e quanto fedele. Un po’ che quando si legge un libro e ci si immagina con la fantasia il personaggio principale e poi magari vedi il film e non corrisponde all’idea che ti eri fatta. Il mercato di internet è sempre fasullo. Risulta essere la contraffazione della realtà.

Foto in posa, ammalianti, accattivanti per attirare l’attenzione ed essere scelte fra tante per poi rimanerci male per aver ricevuto solo un certo tipo di attenzioni. Cosa spaventa l’uomo o la donna così tanto da preferire di intromettere uno schermo di protezione? Abbiamo paura del giudizio?Paura di non piacere perché non rispecchiamo canoni di bellezza? Piacere per quello che si è, nel mondo reale e non telematico. Per i tic, i vizi, i difetti, la risata fragorosa, la timidezza, il mono ciglio, le tette piccole, una chioma fluente o due occhi penetranti. Paura. Inibizione. Insicurezza travestita da spavalderia e arroganza per allontanare possibili pretendenti.

E se realmente stessimo bene da soli, che male ci sarebbe? Dobbiamo davvero farci piacere qualcuno? Messaggini che ci portano a stare attaccati a telefono notte e giorno, attesa di un trillo del telefono invece del l’emozione di vedere qualcuno. Tutti draghi da tastiera che poi dal vivo sono timidi. Sminuire un aspetto anche tenero del proprio carattere che dopo tante parole sicure e virili risulta essere solo un difetto. 

Poi ci sono anche le eccezioni che confermano la regola (cit. “La verità è che non gli piaci abbastanza“). Relazioni nate su internet che durano perché magari grazie alla telelmaticità due persone destinate a stare insieme non si sarebbero mai trovate. Quindi vai, accetti di vederti con un perfetto sconosciuto/a pronto a metterti in gioco. Ma se non è nella tua natura non andrà bene.

Perché se tu ti fossi accontentata per natura allora non saresti single. La nostra generazione è cresciuta sulle dolci note di C’è posta per te (You’ve Got Mail con Meg Ryan, non il programma della De Filippi) quindi non bisogna mai smettere di provare, magari su cento che vanno male una giusta c’è!

Un consiglio? Ora che ci sono le vacanze, usate la voce invece del cellulare che forse se vi guardate negli occhi passerete sopra altri aspetti che vi risparmieranno tante bugie via chat. 

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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