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Cos’è lo Zoombombing, nuova frontiera della violenza online

In questo periodo di lock-down per l’emergenza sanitaria in corso, la tecnologia è per ciascuno di noi uno strumento essenziale per portare avanti gli abituali impegni quotidiani, che si compiono principalmente attraverso piattaforme di teleconferenza in cui i vari utenti possono riunirsi telematicamente.


Ci sono numerose applicazioni di questo genere che a partire da febbraio hanno moltiplicato i loro utilizzatori, tutti i servizi essenziali si svolgono
ora su questi forum, di cui, per fruire, è sufficiente un download.

Purtroppo, come accade nella vita reale, c’è sempre chi, per esorcizzare la noia, trova divertimento nel disturbare la quiete e rovinare le cose altrui, senza alcuna giustificazione. Atti di teppismo di fronte ai quali noi restiamo in silenzio, come sconfitti.

In questo periodo di quarantena, il teppismo e il vandalismo si sono trasferiti anche online: è il caso dello zoombombing, una nuova tendenza che prevede intrusioni ed attacchi informatici in videoconferenze da parte di utenti estranei, i quali, una volta invase queste chat, ne approfittano per condividere messaggi violenti, osceni e razzisti, immagini offensive o
addirittura pornografiche
.

come funziona zoombombing

Lo Zoombombing e le incursioni indesiderate

Il termine “Zoombombing” deriva da “bomb“, cioè attacco, e “Zoom” che è il nome della piattaforma digitale al centro di tali episodi, denunciati in molti paesi del mondo. Gli aggressori, detti “zoombombers“,riescono ad introdursi nelle teleconferenze di gruppo tramite i link di accesso alle stesse, che il più delle volte sono facilmente reperibili poiché condivisi dagli stessi partecipanti sui social network perché si tratta di incontri ad ampio raggio oppure per ingenuità.

Questi link sono poi diffusi dai malintenzionati tramite account Instagram e Twitter o sulle piattaforme informatiche più seguite come Reddit, 4Chan e Discord, nota poiché è possibile chattare mentre si gioca ai videogiochi. Talvolta le aggressioni online sono state anche registrate e poi
ricondivise su Tik Tok e Youtube.

Questi atti possono essere commessi da ragazzini che, per divertimento, si intrufolano nelle chat degli amici e interrompono le videolezioni, scrivendo insulti ed imprecazioni fuori luogo per disturbare i docenti, ma nei casi peggiori sono ideati da persone adulte e militanti politici estremisti, o semplicemente balordi alla ricerva di quindici minuti di notorietà su cui penso che si debba soffermare la nostra attenzione.

Questi ‘utenti incursori’ stanno compiendo dei crimini tali per cui l’FBI ha deciso di diffondere un comunicato in cui ha elencato le nuove procedure di sicurezza assunte per la protezione degli utilizzatori dell’app Zoom, e ha invitato a segnalare gli attacchi laddove si
ripresentassero.

Ciò che rende gli “Zoombombing” tanto allarmanti è il fatto che questi siano rivolti a tutti, indipendentemente dal tipo di riunione colpita e dalle caratteristiche dei partecipanti: ne sono vittime ad esempio gruppi di bambini ed incontri religiosi.

Perché vengono commesse tali forme di violenza? Dietro queste incursioni organizzate dai “bombers” per creare scompiglio tra i partecipanti alla videocall possono nascondersi attacchi a punti e troll professionisti, che in base al tipo di attacco realizzato guadagnano in prestigio.

Questa pratica sembra riprendere l’etica che è alla base del ‘Centro aggressioni’ in Fight Club, il famoso romanzo di Chuck Palahniuk, all’interno del quale “non sei quello che dici di essere a te stesso”, espressione che rimanda fortemente alla realtà digitale, tramite la quale
ciascuno di noi può evadere dalla propria routine, scaricando rabbia e la frustrazione.

Eppure, come la società, il mondo digitale nel suo complesso è lo specchio di ciò che siamo, si fonda su algoritmi che siamo noi stessi ad impostare e poi a modificare con le nostre preferenze. Penso perciò che si debba cominciare a camminare per depurare questa realtà, smettiamola di essere vittime, complici silenziosi e cominciamo a denunciare alle autorità competenti.


Prima dell’emergenza Coronavirus, l’app Zoom contava 102 milioni di utenti al giorno, oggi 200 milioni.

Maria Sole Pianosi
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