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COVID: pane, amore e quarantena

Il mondo Social in questa quarantena ci sta mostrando molti lati inaspettati delle persone. Chi si diletta nei doppiaggi di TikTok (che personalmente non trovo particolarmente divertenti), chi mostra allenamenti vari di ginnastica, yoga e chi più ne ha più ne metta, chi condivide passatempi e bricolage, chi come me riarreda casa e applica un po’ di fengshui, insomma se ne vedono di cotte e di crude. Ma essendo italiani e di forchetta bona la nostra prima passione è il cibo.


In questa quarantena ci siamo riscoperti tutti cuochi. Abbiamo rispolverato vecchi ricettari delle nonne, visitato siti di cucina, scoperto nuovi abbinamenti. Molti dicono che alla fine di questo periodo andremo tutti a Masterchef, non lo so, però so che cucinare allevia il cuore, distrae e unisce gli animi. 

Forse uno degli aspetti che forse ci manca di più che sopperiamo con una sfrenata arte culinaria. La convivialità è una caratteristica che abbiamo prevalentemente noi italiani, dal latino convivium ‘banchetto’, derivato di convivere ‘vivere insieme’.

Il momento del pasto condiviso con altre persone riveste un ruolo sociale determinante. E così in questi giorni, non potendo condividere il desco, condividiamo le foto dei nostri banchetti. Ingegnosi, creativi, classici e tradizionali, tutti piatti fatti in casa con quel che si ha. Alcuni più elaborati, altri più “nostrani”, ma di base c’è l’amore per averlo fatto, la pazienza, la precisione e la voglia di fotografarlo per condividerlo con amici.

Ostentazione? ci sta, ma sui social tutto è esibizionismo.

Pane, schiacciate, gnocchi, torte, timballi, tutto a base di acqua, farina e lievito: i tre must di questa quarantena, gli ultimi due introvabili ma ambiti come oro. Ripenso a qualche tempo fa quando nessuno di noi aveva la voglia di tirare la pasta, di lavorare la farina, di setacciarla e impastare.

Abbiamo riscoperto la manualità, il coccolare i nostri cari e noi stessi deliziando il palato. Videochat di ricette, condivisione di dosaggi, confronto di risultati. Grazie a tutto questo è tornata la tradizione, chissà le nostre nonne cosa staranno pensando, quando per loro tirare la pasta e fare il pane era all’ordine del giorno, non un traguardo come per noi.

Tanta pizza, tanta, di tutti i tipi, piccole, tonde, teglie basta che sia pizza. Condita alla meno peggio ma condita. La fatica di farla paragonata alla comodità di andare fuori a mangiarla è indiscussa ma la soddisfazione è immensa e l’investimento economico assai ridotto. Come dico sempre io: minima spesa massima resa. Insomma, esclusa la sottoscritta e pochi altri che ci siamo cimentati in piatti un pochino più esotici (io ho imparato a fare il riso cantonese), il menù toscano va per la maggiore. Allora mi sono chiesta, usciti e tornati alla normalità quali saranno i ristornati presi d’assalto? I ristoranti con menù classici o avremo voglia, dopo questo abbrutimento nella farina, di piatti con sapori più etnici? 

Io sono particolarmente amante delle spezie e le uso moltissimo in cucina quindi nei miei piatti c’è sempre un pizzico di straniero però chissà i palati di cosa avranno bisogno. Indiano? Cinese? Messicano? Greco? Thailandese?cercheremo sapori forti come botta adrenalinica al nostro palato atrofizzato fra pasta pizza riso e torte? Oppure da bravi toscani ci lanceremo su una bella bistecca alta 4 dita e cotta al sangue che cola grasso accompagnata da due tonnellate di patate arrosto e fiumi di Chianti?

Intanto fra una ricetta e l’altra siamo arrivati a Pasqua. Ogni regione ha le sue tradizioni che saranno difficili da rispettare in questo momento di pausa, però spero che per Pasqua sbuchino fuori foto di pranzi luculliani tipici che fin da piccoli hanno accompagnato le nostre feste. 

Per tradizione a casa mia veniva fatto il Casatiello (cucina napoletana, una torta salata con pepe, formaggio da cui deriva il nome – caseus – e strutto, servita con le uova benedette poste sopra e cotte in forno, accompagnato da salame) e la Pastiera, che bene o male tutti conosciamo in diverse vesti.

Non potrò mantenere fede alla tradizione e mi limiterò ad una torta al formaggio o Pizza di Pasqua. La ricetta tradizionale prevedeva 40 uova per i 40 giorni di quaresima, non credo però che mi atterrò a tale ricetta.


Cucina è amore. Quindi ogni foto di piatto, pietanza, impasto, rappresenta amore. Sarà dura festeggiare Pasqua in questo modo, sarà la prima Pasqua senza un numero di persone superiore a 2/3 a tavola. Sarà diverso ma, se ci ingegniamo e ci mettiamo ai fornelli, sono sicura che ne uscirà un pranzetto grandioso e sono altrettanto certa che tutti i cuochi provetti non mancheranno postare i loro capolavori online. 

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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