Giovanni Montini è uno scrittore italiano contemporaneo conosciuto al pubblico per la sua narrativa introspettiva e densa di pathos. Ha costruito una solida reputazione nella narrativa contemporanea grazie a storie ambientate nel tessuto sociale e psicologico dell’Italia urbana. Le sue opere esplorano temi come l’animo umano, le contraddizioni morali e la tensione tra apparenza e verità. Montini si distingue per una scrittura lucidissima, immersiva, spesso intrisa di sensualità e riflessione etica.
Quattro sono i suoi romanzi: Una ragionevole disobbedienza (LFA Publisher, 2020)
Un giallo psicologico ambientato in una Napoli fine Ottocento, in cui due giovani amanti clandestini muoiono in circostanze misteriose. Montini intreccia temi di denuncia sociale, segreti religiosi e tensioni morali in una narrazione ricca di atmosfera e ambiguità.
Le considerazioni di una portinaia e altri racconti (Robin Edizioni, 2020). Una raccolta di sei racconti ambientati a Roma, che ruotano attorno alla figura di una portinaia e ad altri abitanti caratteristici dei quartieri. Con un finale sorprendente.
Cuore di serpente (Bertoni Editore, 2022) Ambientato in una villa sul Circeo alla fine degli anni Settanta, questo romanzo affronta passioni torbide, segreti e manipolazioni tra adulti e adolescenti con evidenti richiami al film La piscina di Jacques Deray.
La vita stupefacente
La vita stupefacente (Bertoni Editore, 2025). L’ultimo romanzo di Montini racconta la vicenda di un protagonista che conduce una vita pubblica brillante, contrapposta a un privato scandito da festini, sesso, droga e relazioni fugaci ma segnate dalla solitudine. Il rapporto complesso con due figure centrali — l’amico “Diavo” e Christo, anima tormentata — introducono temi di identità, disincanto e passione fuori controllo.

Giovanni Montini attraverso il suo protagonista ci conduce subito dentro una scena a tinte forti di una serata chemsex, senza tanti giri di parole. Le serate di sesso droga che per molti è un modo di vivere il divertimento senza anima e cuore. Ma nel capitolo successivo veniamo trascinati in un momento che definirei romantico, quando il protagonista si ritrova a casa sua con uno dei “commensali” della serata chill. Questo capovolgimento di emozioni e sentimenti, mi ha trascinato in una curiosità pagina dopo pagina fino alla fine. E poi questo Christo, il nome di questo ragazzo, un nome che suona quasi profetico. Un cristo che entra nella propria “anima”? Vedremo solo alla fine se l’autore voglia giocare su questo. Una delle frasi pronunciate dal protagonista “Il sesso che consumiamo è solo un modo con un altro per sentirci meno soli…” fa da sparti acque tra un prima e dopo del romanzo.
Il protagonista ha 50 anni ma tutto quello che ci racconta e che sta vivendo, sembra quello di un ragazzo adolescente. Questo ci conferma che i sentimenti e la voglia di vivere e amare non hanno età.
Qualsiasi sia l’ambiente di incontro: discoteche, saune, serate chill, bar e cruising c’è sempre la speranza non solo di divertirsi, distrarsi e sfogare i propri sensi, ma c’è sempre dietro la voglia di incontrare qualcuno da voler “amare”. il romanzo di Montini non va descritto o raccontato va solo letto, direte che novità, ma è così, ogni parola, ogni descrizione ad ogni capitolo l’autore ci porta in un ambiente che non è solo amore tossico ma è anche un ambiente d’amore quello che a volte non si riesce a vivere. Una storia veramente stupefacente…

In un pomeriggio caldo romano, ho raggiunto Giovanni Montini, per una chiaccherata.
Perché’ Christo? Allusione?
In greco antico, christòs significa “unto” con riferimento ad un antico rituale che consacrava re, sacerdoti e profeti. L’unzione era un atto simbolico che conferiva a una persona un ruolo sacro, speciale. Da qui, il termine ha assunto anche il significato di “inviato”. Ecco perché la scelta è caduta su questo nome: il personaggio è, in un certo senso, l’inviato che sconvolge e travolge la vita del protagonista.
Perché il protagonista non ha un nome?
Il romanzo è stato concepito come una sorta di diario, qualcosa di intimo, privato. Il protagonista non ha necessità di rivelare il suo nome, ma piuttosto l’urgenza di raccontare la sua vita.
C’era un piano b, cioè un finale alternativo?
Sì, anche in quest’ultimo romanzo era previsto un finale diverso. Ma rileggendolo, quello che avevo concepito sbilanciava l’impianto narrativo, apparendo poco funzionale. Penso che quest’ultimo sia il più congeniale, il più logico. Non poteva finire diversamente.
Dopo il successo di Cuore di serpente, come avviene la svolta per un tema o argomento successivo?
Ogni mio romanzo affronta un tema diverso: terminato il testo si esaurisce l’argomento. Se in “Cuore di serpente” avevo indagato sulla manipolazione (sia quella che subiamo, sia quella che esercitiamo), in “La vita stupefacente”, avevo necessità di confrontarmi con qualcos’altro. Qui ho voluto indagare sulle dipendenze: non solo in riferimento alle sostanze, ma anche, e soprattutto, legate agli affetti, alla sfera privata, dei sentimenti. Da quante cose dipendiamo? Soldi, sesso, amore, amicizie, successo, famiglie. E molto probabilmente, alcune di queste, potrebbero risultare molto più nocive di tanti stupefacenti.




