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Dall’ergastolo alle unioni civili: la svolta di Barbados nei diritti LGBT+

BRIDGETOWN – Finalmente anche il governo delle Barbados ha intenzione di cambiare la vita dei cittadini lgbt del paese.


Secondo quanto annunciato dalla governatrice generale Dame Sandra Mason (la rappresentante della Regina Elisabetta nel Paese, membro del Commonealth) al Parlamento, l’esecutivo guidato da Mia Mottley riconoscerà al più presto le unioni civili per le coppie omosessuali.

Una notizia che di certo contribuirà a porrà fine allo stigma degli omosessuali nel paese, soggetti a una legge penale piuttosto dura che oggi prevede addirittura l’ergastolo, anche se, di fatto, non si hanno da tempo notizie della sua applicazione.

“Stop alle discriminazioni sui diritti civili”

Sandra Mason, rivolgendosi alle Camere durante il “throne speech” che tiene per conto del capo di Stato Elisabetta II, ha affermato che l’isola è sempre stata all’avanguardia “per la giustizia sociale, la protezione dei diritti civili e la battaglia per garantire dignità ai poveri, emarginati, vulnerabili e diseredati“.

La nostra generazione non deve fare di meno, perché la compassione, la decenza, l’empatia, la gentilezza, l’equità e la giustizia sono ciò che ci caratterizza come popolo” ha continuato la Mason, riaffermando che i sistemi legali delle società moderne riconoscono molte forme diverse di relazioni umane, e che le Barbados compaiono spesso nelle liste internazionali dei paesi con una cattiva reputazione in materia di diritti umani, circostanza che riflette un impatto negativo nei mercati globali.

Su questo argomento il mondo ha parlato. Se vogliamo essere considerati tra le nazioni progressiste del mondo, Barbados non può permettersi di perdere la sua reputazione. Né una società tollerante come la nostra può permettersi di essere inserita nella lista nera per violazioni dei diritti umani e civili o discriminazioni riguardo al modo in cui trattiamo la sessualità e le relazioni umane “.

Il governo delle Barbados è quindi “pronto a riconoscere una forma di unioni civili per le coppie dello stesso sesso in modo da garantire che nessun essere umano alle Barbados sia discriminato nell’esercizio dei diritti civili che dovrebbero appartenergli“.

Il discorso della governatrice, tuttavia, ha suscitato nella nazione grande scalpore per un’altra questione: entro la fine del 2021 Barbados potrebbe abbandonare il Commonwealth e diventare a tutti gli effetti una repubblica, affrancandosi dal reame di Elisabetta II.

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Il primo ministro barbadiano Mia Mottley con alcuni sostenitori durante la campagna elettorale del 2018.

Prima il referendum, poi la legge

Tutto sembra essere nelle mani della progressista Mia Mottley, che aveva accennato al riconoscimento delle coppie gay già lo scorso luglio.

La Mottley ha vinto le elezioni nel 2018, fronteggiando la campagna elettorale a forti tinte omofobiche dell’opposizione che non ha lesinato speculazioni sulla sua presunta omosessualità, ma tuttavia incassando l’endorsement della popstar Rihanna, nativa dell’isola.

I numeri sulla carta ci sarebbero tutti: il partito laburista barbadiano gode della quasi totalità dei seggi nella camera bassa (29 su 30) e la maggioranza assoluta al Senato (12 su 21), ma secondo quanto annunciato la questione sarà sottoposta a consultazione pubblica attraverso lo svolgimento un referendum, che potrebbe complicare la situazione.

Sebbene circa il 67% degli abitanti di Barbados, secondo un referendum del 2016, si definisce tollerante riguardo ai diritti lgbt, negli ultimi tempi il paese è diventato luogo di pellegrinaggio di numerosi ministri evangelici statunitensi, che da anni predicano violenza e odio contro le persone LGBT+.


La legge penale del paese contro i reati sessuali, costituita dalle Sezioni 9 e 12, è in esame presso la Commissione interamericana sui diritti umani che, nel 2017, ha stabilito che tutti i suoi stati membri devono legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Finora sei stati si sono allineati, tra cui l’Ecuador l’anno scorso e il Costa Rica a maggio.

Lu unioni civili non porterebbero Barbados in linea con le sue responsabilità ai sensi del diritto internazionale, ma segnerebbero comunque un grosso passo in avanti per le condizioni della comunità lgbt nel paese.

Nel report annuale intitolato “The Worst & Safest Countries for LGBTQ + Travel in 2019“, sui paesi più pericolosi del mondo per i viaggiatori LBGT, le Barbados si sono classificate al numero 8 su 150 ed è l’unico paese caraibico a rientrare nella top 10.

fonte: NYCaribNews, Gay Star News

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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