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Palazzo Madama (foto di Warren LeMay via Flick, public domain)

Human Rights

Ddl Zan: implode la maggioranza a sostegno della legge, Italia Viva si sfila

È ufficialmente bagarre al Senato, dove la maggioranza che prima sosteneva il Ddl Zan, composta da M5S, PD, LeU e Italia Viva si è spaccata. Il problema del Ddl Zan non è più solo l’ostruzionismo della Lega, ma una precisa volontà da parte di un partito della coalizione a sostegno della legge di mettere mano al testo e riconsiderare alcune scelte già fatte.


La responsabilità della rottura è di Italia Viva, come ci fa sapere il giornalista dell’espresso Simone Alliva su Facebook.

Poco fa la maggioranza favorevole al ddl Zan in Aula al Senato è scoppiata. Italia Viva che si sfila chiedendo modifiche al testo e lascia PD, M5s e LeU da una parte“. Prima lo scontro -scontato- tra due capigruppo: Malpezzi per il PD e Romeo per la Lega. Poi la capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini che nei panni dell’equilibrista dice, in sintesi: sono personalmente favorevole. Anche se il tema è scivoloso. Facciamo una riunione di maggioranza e decidiamo le priorità”.

“Ma l’affondo arriva da Italia Viva” – aggiunge Alliva, – parla [il renziano, ndr] Faraone: “Reputo ipocrita l’atteggiamento di chi si fa paladino del ddl Zan e non dice una parola contro Grillo che ha detto quelle cose in quel video scandaloso. Ipocrita perché con quel disegno di legge Grillo sarebbe stato cacciato a pedate dall’Italia. Ipocrisia di un ddl“.

Urla e proteste dai banchi del PD. Faraone continua: “Ho letto le proposte di modifiche presentate da Valente che condivido. Da Concia che condivido. Se anziché dividerci ideologicamente ci si siede si accettano proposte di modifica si può votare insieme”. Ancora urla dal PD. Applausi da Lega e Fratelli d’Italia“.

📌Poco fa la maggioranza favorevole al ddl Zan in Aula al Senato è scoppiata. Italia Viva che si sfila chiedendo…

Pubblicato da Simone Alliva su Mercoledì 21 aprile 2021

Muore così l’asse che aveva portato con larga maggioranza il ddl Zan all’approvazione alla Camera dei deputati. Col venir meno di Italia Viva, che pure aveva votato il testo arricchendolo con gli emendamenti Annibali e Noya, implode la compagine del governo Conte bis che aveva garantito al paese il sostegno una legge, seppure non perfetta, quanto meno perfettibile e in linea con le legislazioni europee in tema di contrasto all’omotransfobia.

Italia Viva, che garantiva una maggioranza in Senato pur risicata, ma ideale per l’approvazione della legge senza ritocchi (e non si può contare sull’appoggio incondizionato di Forza Italia che ha al suo interno anime troppo diverse tra loro), chiede ora un ritocco al ribasso di una legge già frutto di compromessi inevitabili, come l’assenza del divieto di propaganda e la discussa “clausola salva-idee”.

Una decisione incomprensibile e incoerente con quanto votato solo pochi mesi fa, un regalo ai detrattori e ai produttori seriali di fake news che intossicano il dibattito attorno alla legge Zan dal momento stesso in cui la legge è stata depositata in commissione a Montecitorio, e che oggi rischia di rappresentare la pietra tombale (l’ennesima) su un provvedimento atteso da oltre vent’anni.


Anna Paola Concia e Valeria Valente, fuoco nemico

Il riferimento del capogruppo Faraone alle proposte di Valeria Valente (attuale senatrice del PD) e Anna Paola Concia (ex deputata del PD e attivista lgbt) si rifà a due interviste rilasciate dalle politiche all’Avvenire.

La Concia, già molto critica nei confronti della legge insieme ad altri storici volti dell’attivismo lgbt italiano come Aurelio Mancuso (ex presidente di Arcigay), aveva proposto di cancellare dal novero dei soggetti tutelati dalla legge il riferimento al sesso, “perché non sono una minoranza bensì la metà della popolazione“. “Chiedo che la categoria delle discriminazioni legate al sesso esca dal testo” – ha tuonato l’ex deputata sulle pagine dell’Avvenire – “non perché la misoginia non esista, ma perché si possono utilizzare o mettere a punto altri strumenti legislativi“.

La Senatrice Valeria Valente, componente dell’area progressista che sostiene la necessità di un ulteriore confronto sul testo del ddl Zan, ha rilanciato sulla sua pagina Facebook le parole della Concia, rimarcando che “il tema della violenza contro le donne nel nostro ordinamento è già affrontato in modo specifico, perché ha un’altra radice rispetto all’omofobia e alla transfobia“, e aggiungendo nell’intervista rilasciata all’Avvenire alcune perplessità sulla definizione di “identità di genere” presente nell’art. 1 della legge Zan, indicata come “l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione“.

La nozione di identità di genere, secondo la Valente, “rischia di creare da una parte problemi di applicazione della norma, e di creare conflitti nello stesso campo progressista, ad esempio con parte del mondo femminista che con buone ragioni vede il rischio di confusioni e passi indietro rispetto a conquiste fatte“.


Si va quindi verso un alleggerimento della portata del Ddl Zan (se verrà mai calendarizzata la discussione) che farà discutere, e che, se non sarà scongiurato, rischia di allungare oltremodo i tempi di approvazione della legge, che ha cominciato il cammino legislativo nell’ottobre 2019 a Montecitorio e rischia di tornarci, chissà in quale forma e con quale testo ancora più depotenziato.

Le rassicurazioni della ministra Elena Bonetti

Sempre dalla pagina di Simone Alliva, apprendiamo che la ministra delle Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti (Iv) ha inteso chiarire alcune fake news diffuse sul ddl Zan sui social network che hanno inquinato un dibattito serio e costruttivo sulla legge.

Il ddl Zan non contiene alcun riferimento all’ordinamento familiare e, in particolare, non contiene nessun riferimento alla gestazione per altri, che rimane vietata nel nostro Stato“, ha dichiarato in audizione davanti alla Commissione Infanzia e Adolescenza sulle politiche per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e che la Giornata Mondiale contro l’Omotransfobia del 17 maggio, la cui istituzione è prevista dall’art. 7 del Ddl Zan “non avrà carattere di festività e le iniziative si svolgeranno nel rispetto dell’autonomia scolastica“, questo per rassicurare tutti coloro che sono stati convinti dai Pillon e gli Adinolfi di turno dell’introduzione del “gender” nelle scuole.

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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