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Spettacolo

Destinazione Eurovision! – Le FINALISTE!

Siamo giunti all’ultima puntata di questa lunga rubrica, Destinazione Eurovision: sono passate già sei settimane! Sembra ieri che le tv avevano chiuso le loro selezioni nazionali,  e invece eccoci qui, a 6 giorni dal kick off di questa 63° edizione.

In quest’ultima puntata di Destinazione Eurovision scopriremo le canzoni delle sei finaliste di diritto: Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e ovviamente l’Italia.

Queste canzoni saranno presentate brevemente durante le semifinali (dell’8 e del 10 maggio) a gruppi di tre, e solo nel Grand Final di sabato 12 potranno finalmente concorrere insieme alle venti che avranno passato il turno.


Prima di cominciare a raccontarvi come di consueto le canzoni, mi preme ripetere per i meno avvezzi all’Eurovision la regola delle nazioni già finaliste.

Oltre alla nazione ospitante, che cambia di anno in anno (quest’anno come sappiamo sarà il Portogallo perché ha vinto la scorsa edizione), sono finaliste di diritto le nazioni che fanno capo alle tv di Stato che più contribuiscono alle casse dell’EBU, l’organizzazione che coordina gli eventi eurovisivi e ovviamente l’Eurovision Song Contest. Ovviamente sono anche le nazioni più popolose: con questa regola l’EBU si assicura un buon bacino d’ascolto di partenza per il Grand Final e riconosce alle nazioni finaliste il merito di contribuire economicamente, più delle altre, all’evento.

La RAI, in quanto terza contribuente in EBU (dietro BBC e France Télévisions) ha accesso diretto alla finale.

Portogallo

Il Portogallo ha conquistato la sua prima vittoria alla sua cinquantesima edizione, il 13 maggio 2017 giorno della Madonna di Fatima, nell’edizione in cui noi italiani partivamo favoritissimi con Francesco Gabbani. Ditemi voi se è possibile.
Sì insomma, Salvador Sobral con “Amar pelos dois” ha proprio stravinto, conquistando pubblico e giurie in un’edizione che ha avuto davvero dei colpi di scena incredibili, perché Sobral per problemi di salute non aveva nemmeno effettuato le prove (lasciando il palco a sua sorella, autrice del pezzo). E qualche mese fa, porello, ha anche rischiato di restarci secco. Ma la nazione più occidentale d’Europa non si era mai distinta all’Eurovision prima dello scorso anno, pur riuscendo a mantenere una forte identità nazionale per via dei brani cantati sempre in lingua portoghese. E questo è encomiabile.
La selezione nazionale, il Festival da Cançao (considerato dagli eurofans il festival più noioso di tutta Europa), dallo scorso anno ha aperto ai giovani autori, e devo ammettere che il livello si è molto alzato. A difendere la bandiera portoghese, non certo per rivincere ma per fare bella figura, è la bravissima Clàudia Pascoal, con O Jardim (che ovviamente vuol dire “Il giardino”), un pezzo molto elegante dalle sfumature direi “colorate” come i capelli della cantante. D’altronde la canzone parla di giardino, e cosa c’è di più colorato di un giardino?
Di lei possiamo dire che si è girata tutti i talent show portoghesi e non ne ha vinto nemmeno uno. Ma il successo è arrivato comunque, brava!

 

Regno Unito

Il Regno Unito ha partecipato a quasi tutte le edizioni dell’Eurovision, saltandone solo una negli anni ’50. Per un curioso caso, pur avendo collezionato cinque vittorie ha ospitato la manifestazione otto volte, questo perché quando una nazione vincitrice si rifiutava di organizzare, la BBC accorreva in soccorso. Nebbia sulla Manica, il continente è isolato.
Pur essendo una delle due nazioni legittimata da Dio a cantare in inglese (insieme all’Irlanda) e potendo attingere da una tradizione pop da fare invidia a chiunque, UK non ne approfitta. Perfino l’Azerbaijan canta in inglese, per dire, e ogni anno si classifica meglio di ‘sti poracci che nessuno si fila.
La BBC, nel terzo millennio, a quanto pare si diverte a partecipare all’ESC giusto per timbrare il cartellino e a giustificare lo stipendio di Graham Norton, il commentatore ufficiale, simpatico come il mal di pancia alle tre di notte e smaccatamente filo-svedese, ma proprio senza vergogna.
Comunque, dopo annate di pessimi risultati di selezione interna, il Regno Unito si è deciso a organizzare un piccolo Festival: Eurovision You Decide. A vincerlo è stata una tale SuRie con Storm. Lei ha lavorato come corista ad alcune edizioni dell’Eurovision Song Contest ma non è famosa in patria. Veramente nulla di che se pensiamo che UK ha dato i natali ad Amy Winehouse, Adele, le Spice Girls, i Take That!

 

Francia

La France! Douze points!
Nazione storicamente legata all’Eurovision per ragioni linguistiche ma anche musicali, perché tra gli anni ’50 e ’60 la Francia ha vinto 4 volte, per poi tornare a trionfare nel ’77 (insieme a Paesi Bassi, Spagna e Francia). Peccato che da allora il vuoto, il nulla. Dopo essersi affidati a una signora chanteuse nel 2009 in Russia, Patricia Kaas, la Francia ha collezionato solo brutte figure, fino a che, nel 2016, a prendere le redini della delegazione non è stato un italiano belloccio e fisicato, Edoardo Grassi, che ha rimesso un po’ di cose in sesto: il sesto posto, infatti, è stato quello conquistato da quel bonazzo di AMIR con “J’ai cherché”,  e il dodicesimo quello di Alma con “Requiem” lo scorso anno. Pas mal.
Quest’anno anche la Francia ha voluto tentare la carta della selezione nazionale, e non è andata affatto male. Continua infatti l’ondata di belle canzoni francesi: quest’anno tocca a Mercy del duo Madame Monsieur, che come è facilmente desumibile è formato da un garçon e une femme. La canzone affronta il tema dell’immigrazione, racconta di una bambina nata durante una traversata in un barcone carico di migranti, e in particolare in alcuni passi pare riferirsi alla vicenda di Aylan, il bimbo siriano annegato nel settembre 2015 il cui corpicino fu ritrovato su una spiaggia della Turchia. Il titolo gioca ovviamente sull’assonanza tra “mercy” all’inglese intesa come pietà e “merci”, che in francese vuol dire ovviamente grazie.
È un pezzo molto emozionante che potrà far bene e potrà anche aiutare l’Italia a focalizzare l’attenzione sulle tematiche sociali.
Madame Monsieur è un duo composto da Émilie Satt e Jean-Karl Lucas, che hanno anche un album all’attivo rilasciato nel 2016. Curiosità: sapete come si chiamava la selezione francese? Destination Eurovision!

 

Spagna

Al contrario di nazioni che cercano di migliorare, la Spagna, bontà sua, combina un disastro dopo l’altro.
Nonostante la convinzione degli eurofans spagnoli, che ogni anno si esaltano come matti per ogni entry che portano in gara, di solito delle ciofeche cantate da sfigate scappate di casa, anche lei non vince da 45 anni. E al contrario della Francia non va oltre la decima posizione dal 2003. L’anno scorso ha toccato il fondo con Manel Navarro, uno che davvero non lo vorrebbero neanche come animatore nei villaggi vacanze di serie z.
Il metodo di selezione spagnolo è sempre diverso ogni anno, si passa dalla selezione interna a serate-evento, quest’anno si è deciso di abbinare la selezione eurovisiva al talent show OPERACION TRIUNFO, che in Spagna va ancora in onda con un buon successo (in Italia andò in onda solo nel 2002 condotto da Miguel Bosè, fu uno sfacelo di ascolti e vinse uno che adesso probabilmente vende automobili usate, Bruno Cuomo). A vincere la serata eurovision di OT un duo di ragazzi che definire irritanti sarebbe un pallido eufemismo: Alfred e Amaia con Tu canciòn. La coppietta di ragazzi ha cominciato una storia d’amore nell’accademia, e gli autori hanno avuto la splendida idea di abbinarli.
Tu canciòn è una canzone talmente smielata che Laura Pausini a confronto sembra un membro degli Iron Maiden. Io spero solo che nel frattempo si siano lasciati o che litighino violentemente perché vederli cantare guardandosi negli occhi come una Paola e Chiara qualunque mi fa diventare idrofobo. Buuu, schifo, viaaaa!

 

Germania

Dagli odiosi marmocchi spagnoli passiamo alla Germania, che è una nazione dalle mille contraddizioni: è l’ultima “big” ad aver vinto, nel 2010, con “Satellite” di Lena Meyer-Landrut e contestualmente l’ultima (o penultima) in classifica da troppi, troppi anni. Dopo l’ottavo posto del bel Roman Lob con Standing Still nel 2012, si è abbattuto un cataclisma su Berlino che non è mai riuscito ad andare oltre il 18mo posto. E addirittura per ben due anni consecutivi la Germania si è piazzata ultima. Punti raccolti nelle ultime tre edizioni: 17, quelli che noi raccogliamo complessivamente dall’Albania – quando ci va male – in un’edizione. MAH!
Tante cose ci sarebbero da rivedere nella selezione crucca, evidentemente il format “Unser Lied fur…” è usurato e non riesce più a selezionare canzoni che possano piacere. La canzone vincitrice di quest’anno è migliore delle precedenti, e si rifà a modelli già noti e arcinoti come quelli di Ed Sheeran. Michael Schulte con You let me walk alone affronta il tema della perdita dei genitori, che è sempre molto sentito da tutti. La canzone non è male, ma manca un po’ di quel je ne sais quoi capace di renderla competitiva per la gara. Passerà inosservata come sempre. Lui è originario del nord della Germania, ha partecipato a un talent e ha inciso un album nel 2012.

 

Italia

Ecco finalmente i nostri rappresentanti, Ermal Meta e Fabrizio Moro, che rompono la tradizionale alternanza uomo-donna dei nostri cantanti e si presentano carichi a Lisbona per farci fare bella figura.
Una vittoria ovviamente sarà impossibile, anche perché ci è andata male quando eravamo favoriti, figuriamoci se un miracolo possa farci trionfare quest’anno in cui i bookmakers ci danno attorno al decimo posto. Resta il fatto che per i nostri bei risultati collezionati dal ritorno in pianta stabile nel 2011 (un secondo posto, un terzo, un sesto, un settimo, un nono, un sedicesimo e, ahimè, il ventunesimo di Emma), senza mai vincere, ci chiamano ormai i “Leonardo di Caprio” dell’Eurovision. Magra consolazione.
Ad ogni modo siamo una nazione tenuta in grande considerazione sia dalle giurie che dal pubblico, e questo non può farci che piacere.
Con “Non mi avete fatto niente“, che ha vinto Sanremo, possiamo fare bene e addirittura approfittare di qualche passo falso delle nazioni che probabilmente deluderanno come staging e performance generale, e dei sottotitoli al nostro brano, che come sappiamo è una forte condanna tutte le forme di violenza e passa in rassegna tutti i principali attacchi terroristici nelle città d’Europa (Barcellona, Londra, Manchester Parigi), che potranno magari colpire l’attenzione di qualcuno perché il testo della canzone di Meta/Moro è molto diretto. “Non mi avete fatto niente”, per quanto non favorito, ha raccolto attestazioni di stima da parte della critica e da tantissimi eurofans (qui la reazione di un ragazzo spagnolo che mi sembra piuttosto significativa). Vedremo come andrà. Ovviamente sabato 12 si tifa, sempre e comunque!

 

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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