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Spettacolo

#DestinazioneTelAviv: 3 minuti di SOLDI (sesta parte)

Manca ormai meno di un mese alla finale dell’Eurovision Song Contest, e mentre i Paesi Bassi sono i favoriti secondo i bookmakers, il nostro Mahmood, zitto zitto, si sta ingraziando il favore di molti eurofans e sta risalendo lentamente nella classifica odds (che al momento in cui scriviamo lo vedono quarto, sopra la Svezia e sotto Paesi Bassi, Russia e Svizzera).

Ma procediamo con ordine. È stata pubblicata la versione “eurovision” di “Soldi”, ridotta rispetto all’originale presentata a Sanremo perché, come ormai sapete, il ferreo regolamento dell’Eurovision prevede che le esibizioni non possano superare i tre minuti di durata (e sapete perché? Colpa degli italiani: Nunzio Gallo nel 1957 fece addormentare tutti con 5 interminabili minuti e mezzo di “Corde della mia chitarra”). Proprio per questo, numerose selezioni nazionali (come ad esempio il Melodifestivalen svedese) adottano lo stesso criterio per evitare che vengano presentate all’Eurovision canzoni tagliate o diverse. Il Festival di Sanremo, che non nasce come selezione eurovision, non applica questa regola e puntualmente ci ritroviamo brani accorciati e ridimensionati, “concentrati” in 3 minuti. Alle volte il taglio di 3 minuti non è stato penalizzante (vedi “Non mi avete fatto niente” di Meta & Moro o “Follia d’amore” di Gualazzi), in alcune occasioni ha di fatto distrutto un brano (vedi “Occidentali’s karma”), compromettendone la resa live.

Questa è “Soldi” versione Eurovision: è stato tagliato l’intro e la parte introduttiva dell’inciso (come va, come va, come va è ripetuto solo una volta anziché due le prime due volte). Un ottimo compromesso per non snaturare il brano.

Come già detto, Mahmood sta raccogliendo giudizi positivi un po’ ovunque nel vecchio continente, anche grazie alla partecipazione agli Eurovision In Concert, eventi promozionali live in cui partecipano i rappresentanti dell’Eurovision Song Contest. L’edizione più prestigiosa è quella diAmsterdam (dove si è già tenuto il 6 aprile), mentre altri Pre-Party si hanno a Mosca, Madrid, Riga, Israele (ad eccezione di quest’anno) e Londra, che ha ospitato anche il nostro Mahmood. Questo è il video della sua acclamata esibizione al Café de Paris dello scorso 14 aprile.

E adesso concentriamoci sulle 5 canzoni di questa settimana: Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Serbia.

Germania

Passiamo alla Germania, nazione dalle mille contraddizioni: è l’ultima “big” ad aver vinto, nel 2010, con “Satellite” di Lena Meyer-Landrut. Dopo qualche buona posizione si è ritrovata a occupare l’abisso della classifica. Dal 2013 al 2017 ha ottenuto al massimo un 18° posto, e addirittura per ben due anni consecutivi la Germania si è piazzata ultima.
L’anno scorso, però, grazie al giovane Michael Shulte, orfano di padre e allevato dalla mamma tutta sola, la Germania ha sfiorato il podio, ottenendo una straordinaria quarta posizione.

Anche questa volta i cugini crucchi si sono affidati al format “Unser Lied fur…”, che quest’anno ha subito delle modifiche e una selezione più accurata. A spuntarla sono state le S!sters, che cantano una canzone intitolata… Sister (originalità, possiedimi). Nulla che non abbiamo mai visto in Italia (Paola e Chiara non vi dimenticheremo mai), ma queste due ci credono un po’ di più, anche se non sono veramente sorelle. Il tema della famiglia dunque torna prepotente nella proposta tedesca, e non potrebbe essere altrimenti vista la presenza, tra gli autori, proprio di Thomas Stengaard, lo stesso di “You let me walk alone” di Michael Shulte.

La Germania, come del resto l’Italia e le altre big più Israele gareggerà esclusivamente in finale.

Polonia

Poco da dire sulla Polonia, che a parte qualche mignotta non ci ha mai regalato grosse emozioni sul palco dell’Eurovision. Ricorderete forse loro, Cleo e Donatan insieme alle tettone impegnate a lavare i panni e a muovere la zangola con espressioni da pornostar consumate.
Ecco, questo fu il grande ritorno della Polonia dopo 2 anni di assenza per mancanza di soldi. Dopo aver proposto la gnocca è sempre riuscita a qualificarsi in finale, peraltro senza grossi meriti, eccezion fatta per lo scorso anno, quando “Light me up” di Gromee e Lukas Meijer, cercando di diventare i David Guetta dell’Europa continentale, non si è piazzata per il Grand Final. Light me up, tuttavia, ha avuto un buon successo radiofonico ed è stata utilizzata per uno spot televisivo.

Quest’anno la tv di Stato ha optato per una scelta interna, affidando la rappresentanza della Nazione alle Tulia, gruppo di 4 ragazze formato nel 2017 che a Tel Aviv proporranno “Fire of love” (Pali sie), cantato in inglese e in polacco. Lo stile – che adoro particolarmente – è un perfetto connubio di folk e rock.

Gareggeranno nella prima semifinale.

Repubblica Ceca

La Repubblica Ceca, o “Cechia”, com’è stato suggerito dal parlamento nazionale di chiamarsi, è una delle nazioni più giovani dell’Eurovision Song Contest così come lo conosciamo adesso. Solo 7 le partecipazioni finora collezionate. Dopo un triennio terribile (2007-2009) in cui ha inanellato una caterva di ultimi posti in semifinale e addirittura un nul points (0 punti), ci riprova più seriamente a partire dal 2015, con brani e performance decisamente più curati. Nel 2016 è addirittura arrivata la finale con “I stand”, power-ballad della bellissima Gabriela Gunčíková, e l’anno scorso si è registrato il grande exploit di Mikolas Josef con “Lie to me”, sesto davanti alla Svezia. A dimostrazione del fatto che non c’è block voting che tenga davanti ad una bella canzone magistralmente interpretata sul palco.

Quest’anno la tv ceca ha organizzato una selezione intitolata Eurovision Song CZ, che però non è andata in onda in tv. Hanno vinto i Lake Malawi, gruppo indie pop (come ci suggerisce wikipedia) fondato nel 2013. Un deciso passo indietro rispetto all’anno scorso, anche se i tre ragazzi a livello di groove sanno il fatto loro.

Gareggeranno nella prima semifinale.

Ungheria

Ungheria, mistero della fede. Nazione abbonata alle finali (non ne manca una dal 2011), riesce a raccogliere consensi dalle nazioni più disparate alle volte infilandosi anche di sguincio nella top 10. Nel 2011 avrebbe anche potuto vincere con “What about my dreams” di Kati Wolf, ma proprio in quella calda sera di Dusseldorf la Kati disimparò a cantare, e dovette accontentarsi di un tristanzuolo 22mo posto.

La selezione nazionale ungherese è una delle più seguite in Europa, si chiama “A dal” (Una canzone), e va detto che il più delle volte vede trionfare pezzi del tutto anticonvenzionali: penso al al funk in ungherese del 2013 o all’hard rock a tinte metal degli AWS dell’anno scorso.

La proposta di quest’anno è familiare agli eurofans: A dal ha incoronato vincitore il cantautore Joci Pápai , all’Eurovision già nel 2017 con un pezzo in romani. Quest’anno Joci e la sua pettinatura da preparatore di sushi canteranno in ungherese Az én apám (tradotto: Mio padre). Nulla a che vedere con “Origo” di due anni fa, ma siamo sicuri che passerà in finale anche stavolta.

Gareggerà nella prima semifinale.

Serbia

Il trionfo di Salvador Sobral con una canzone in portoghese ha spinto tante tv di Stato a proporre dei brani nelle proprie lingue nazionali, per preservare e custodire la ricchezza multiculturale europea. Tra queste c’è la Serbia, che nel suo festival Beovizija (il cui format è tornato in tv dopo quasi dieci anni) ha visto moltiplicarsi le canzoni in lingua locale. A spuntarla, durante una noiosissima e lunga serata, è stata con Kruna (Corona) con
Nevena Božović, che all’Eurovision ci è già stata nel 2013 con le Moje3 (senza qualificarsi in finale). La proposta serba è una classica ballad dal sapore balcanico, che ha buone chance di arrivare alla finale di sabato.

La Serbia è una delle nazioni balcaniche più blasonate all’Eurovision, e vanta una vittoria nel 2008 con l’intensa “Molitva” (preghiera) di Marija Šerifović e diverse partecipazioni (come concorrente e autore) di Zeljko Joksimovic, un vero e proprio eurovision-star che ha anche condotto la manifestazione nel 2008. Prima del 2007, anno in cui si è presentata in gara come nazione a sé, la Serbia ha gareggiato come “Serbia e Montenegro” e come membro della Repubblica di Jugoslavia dal 1961 al 1992.

Gareggerà nella prima semifinale.

Per recuperare gli articoli precedenti

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Portogallo, Spagna, Malta, Grecia, Cipro: qui
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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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