eurovision 2019 tel aviv

Siamo giunti alle battute finali di #DestinazioneTelAviv, l’appuntamento che vi accompagna, da due mesi a questa parte, alla scoperta delle 41 canzoni che comporranno il cast dell’Eurovision Song Contest.

Prima di presentarvi le entries delle ultime 5 nazioni in gara, le più lontane (Australia, Armenia, Georgia, Azerbaijan e ovviamente Israele), possiamo finalmente conoscere i nomi dei componenti delle giurie nazionali: saranno 5 e voteranno in concomitanza delle jury rehearsal, ossia le prove ufficiali degli show (trasmesse a bassa frequenza) che si tengono esattamente 24 ore prima della messa in onda televisiva.

Ogni giuria nazionale è composta da 5 professionisti dell’industria musicale (4 membri e un capogiuria). I giurati dovranno valutare i seguenti aspetti:

  • Capacità vocale del cantante
  • Performance sul palco
  • Composizione e originalità della canzone
  • Impressione complessiva dell’esibizione

e dovranno stilare una classifica completa di tutte le nazioni, ad eccezione della propria (così come per il televoto, anche per le giurie non è possibile autovotarsi).

I giurati italiani saranno Adriano Pennino (capogiuria e maestro d’orchestra), Elisabetta Esposito (giornalista), Annamaria Mozzola (digital entertainer), Mauro Severoni (ingegnere del suono), Paolo Biamonte (giornalista).

Tra i giurati di spicco delle altre nazioni annoveriamo Sophie Ellis Bextor per il Regno Unito, le Tomalchevy Sisters per la Russia (in gara all’Eurovision 2014), Kati Wolf per l’Ungheria (in gara nel 2011), Maria Olafsdottir per l’Islanda (in gara nel 2015). Per conoscere la lista completa dei giurati potete cliccare qui.

Inoltre, da domani 4 maggio maggio cominceranno LE PROVE ufficiali dell’Eurovision, che potrete trovare sul canale ufficiale youtube dell’evento: 30 secondi per il primo giro di prove e altri 30 per il secondo giro, così da poter avere una prima impressione di cosa ci aspetterà il 14, il 16 e il 18 maggio!

L’Italia farà le sue prove venerdì 10 maggio alle 18.20 (ora locale) e domenica 12 alle 11.15. Alle prove seguirà la conferenza stampa, che sarà filmata da canali satelliti del mondo Eurovision (segnaliamo, ad esempio, Wiwibloggs).

Ed ecco a voi le ultime 5 canzoni!

Australia

It’s not a joke. Direte voi: ma non si chiama “Eurovision” Song Contest? Ebbene sì, ma l’Australia, la lontanissima Australia, si è guadagnata sul campo la partecipazione all’Eurovision a partire dal 2015, quando fu invitata direttamente in finale come “big” per celebrare la sessantesima edizione. Vi chiederete come mai: considerate le sue radici culturali molto europee, e anche il fatto che nella lontanissima isola oceanica l’Eurovision Song Contest gode in un enorme seguito di pubblico sin dal 1983. Vi basta? Magari direte di sì, ma io da purista continuo a non digerire particolarmente la loro presenza in gara.

Ma ok, sticazzi. Altro dubbio lecito: ma se vincesse l’Australia ci si sposta tutti a Canberra? No, assolutamente. Questo non è possibile in quanto la SBS (la tv australiana) non è un membro effettivo dell’EBU ma solo affiliato, pertanto la facoltà di organizzare l’edizione successiva gli sarebbe accordata ma solo coadiuvata da una rete europea (e pare che la Germania si sia già offerta da tempo). Cosa che prima o poi avverrà, perché in quattro edizioni l’Australia non solo si è sempre qualificata per la finale ma ha collezionato anche un quinto, un secondo e un nono posto (e l’anno scorso un ventesimo): niente male!
Ma torniamo a noi: quest’anno per la prima volta la SBS ha optato per una selezione nazionale: a rappresentare la union jack con la croce del sud avremo Kate Miller-Heidke, una cantante pop di pop opera piuttosto nota in Australia (si è esibita anche al Sydney Opera House), attiva dal 2000. Il brano è molto elegante, anche se lei indossa una corona in stile Lucia Mondella dei Promessi Sposi, e lo staging omaggia l’elevazione divina di Cezar e Aliona Moon e delle loro eurogonne (rispettivamente Romania e Moldavia 2013), con l’aggiunta del ballerino sull’asta che ondeggia sfidando – appunto – la gravità.

Passerà in finale anche stavolta? Non lo so. Il brano, per me, è la migliore proposta australiana all’esc dopo Sound of silence (Svezia 2016), ma pare che gli eurofans non gradiscano più di tanto, e una certa disaffezione verso l’Australia si è notata anche con gli 0 punti al televoto dello scorso anno.

L’Australia si esibirà nella prima semifinale.

Azerbaijan

La nazione del continente europeo più lontana, se escludiamo l’Australia. L’Azerbaijan ha esordito nel 2008 e ha mostrato sin da subito carattere e motivazione nelle scelte delle canzoni: senza mai classificarsi fuori dalla top 10 ha trovato la vittoria nel 2011 (alla quarta partecipazione), nell’edizione tedesca di Dusseldorf (che ha segnato il nostro ritorno dopo un’assenza lunga 14 anni), con “Running scared” del duo Ell & Nikki. L’anno scorso, per la prima volta, l’Azerbaijan non si è classificata per la finale (e con lei nessun’altra nazione caucasica).

Puntare sull’Eurovision, per l’Azerbaijan, che si è spesso affidata a team tedeschi e svedesi per la produzione musicale, è equivalso ad un vero e proprio investimento d’immagine. Nell’edizione del 2012 da loro ospitata, infatti, le cartoline che precedono le esibizioni si sono concentrate tutte sull’offerta turistica dell’Azerbaijan, che si è attribuita il titolo di “Land of fire” per i suoi preziosi giacimenti di gas naturale.

La canzone in concorso (che è anche la mia 12 points dell’anno) per questa edizione è “Truth” di Chingiz. Insieme a Chingiz, l’altra firma del brano è
Boris Milanov, autore di numerosi successi eurovisivi degli anni passati. Il cantante azero è nato a Mosca, è un discreto manzo (molto più del tanto decantato olandese, a mio avviso) e per me sarà il vero dark horse dell’anno. Well done, Azerbaijan.

L’Azerbaijan si esibirà nella seconda semifinale.

Armenia

Alla sua tredicesima partecipazione, l’Armenia è uno di quei paesi che durante l’ESC soffre costantemente i problemi politici con l’Azerbaijan. Tra due paesi, nonostante siano confinanti, vi è storicamente una faida (che si è tradotta per anni anche in operazioni militari) attorno al Nagorno Karabakh, territorio conteso sul confine Armeno-Azero. Ciò porta le due nazioni a ignorarsi, boicottarsi e spesso sabotarsi a vicenda, tanto che non si sono mai scambiate alcun punto, e le giurie nazionali posizionano sempre le nazioni rivali all’ultimo posto. Ha fatto clamore, inoltre, la mancata partecipazione dell’Armenia nel 2012, quando l’Azerbaijan è stata nazione ospitante. Un peccato, dato che la musica dovrebbe unire i popoli e non allontanarli.

L’Armenia è una nazione che non ha mai brillato particolarmente all’Eurovision, se escludiamo due quarti posti (uno dei quali nel 2014 ad opera di Aram mp3, con la bellissima “Not alone”). Quest’anno, per l’Armenia (che ha selezionato internamente) gareggerà Srbuk con Walking out, brano dal sapore soul che di armeno ha ben poco, ma piacevole all’ascolto.

L’Armenia gareggerà nella seconda semifinale.

Georgia

Dodicesima partecipazione per la Georgia, terza delle tre repubbliche del Caucaso unitesi al concorso solo lo scorso decennio. La Georgia non ha mai regalato grandi gioie: fece scalpore la entry del 2009 di Stephane & 3G, dal titolo We don’t wanna put in, chiaro riferimento al leader russo Vladimir Putin. C’è da dire inoltre che quell’anno l’Eurovision si sarebbe tenuto proprio a Mosca grazie alla vittoria, l’anno precedente a Belgrado, di Dima Bilan. L’EBU, applicando la clausola del regolamento che mette il veto su canzoni dal contenuto politico, escluse il brano dalla manifestazione. Alla Georgia fu concesso di partecipare con un altro brano, ma la tv di Stato annunciò il ritiro.

A rappresentare la Georgia quest’anno sarà Oto Nemsadze, scelto attraverso il programma tv Idol. Ancora una volta, il pezzo scelto sarà in lingua nazionale georgiana, anche se presenta un titolo in inglese: Keep on going. E devo ammettere che non è per tutti, ma mi piace premiare nazioni che non scimmiottano stili a loro non confacenti e propongono canzoni autoctone, del proprio patrimonio musicale.

Si esibirà nella prima semifinale.

Israele

E chiudiamo con i padroni di casa, che difenderanno il titolo a Tel Aviv.

A raccogliere la pesante (in tutti i sensi!) eredità di Netta è Kobi Marimi, il vincitore del talent show che designa annualmente i cantanti da mandare all’ESC (prima era Rising Star, adesso si chiama HaKokhav HaBa L’Eurovizion – La prossima stella per l’Eurovision). La sua canzone, Home, è stata l’ultima annunciata. Hype? Non saprei, dato che vincere per due anni di seguito non è un’ipotesi valida al momento.

Home è un brano di un certo “peso”, non specifico ma sonoro. E non da primo ascolto (non vedo grandi speranze di finire sul lato sinistro della classifica), per quanto piuttosto tradizionale. Fa comunque piacere constatare che una nazione come Israele, che fino a due anni fa è stata devastata da problemi amministrativi legati alla tv di Stato, e che dal 2011 al 2014 si è presa pesci in faccia, fischi e pernacchie in semifinale, sia tornata finalmente nel giro delle nazioni che contano.

Per la cronaca, Israele ha vinto quattro volte l’Eurovision ed insieme a Spagna e Irlanda può vantare una doppia vittoria di fila (nel 78 e nel 79). Inoltre, Israele nel 2000 è stata la prima nazione a mostrare un bacio gay in diretta mondiale nell’esibizione dei PingPong.

Israele, in quanto nazione ospitante, è ammessa di diritto in finale insieme alle big 5.

Per recuperare gli articoli precedenti

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