Madonna Esc Israele

MADONNA sarà l’ospite d’onore della 64° edizione dell’Eurovision Song Contest. Un vero e proprio colpaccio da parte della produzione israeliana che organizza l’evento, e che apre le porte dell’Eurovision, di per sé lo spettacolo musicale più visto al mondo, alle porte d’oltreoceano.

Cosa farà Madonna all’Eurovision?

Sarà una partecipazione molto costosa, quella di Madonna, con cifre che supereranno il milione di dollari per un’esibizione che durerà all’incirca dieci minuti. I bene informati sostengono infatti che Madonna canterà due brani: un vecchio successo e probabilmente un pezzo del suo nuovo album in uscita. L’organizzazione di questo Eurovision, di cui si è già detto essere molto onerosa (e per questo i prezzi dei biglietti saranno esorbitanti anche per le prove), fa leva su sponsorizzazioni e finanziamenti di privati, e Madonna non farà eccezione. A coprire il suo cachet ci penserà il milionario imprenditore israelo-canadese Sylvan Adams.

Non è la prima volta che all’ESC si esibiscono artisti di fama internazionale nell’interval act, che di solito è dedicato alla cultura musicale della nazione ospitante: l’anno scorso ci ha fatto capolino addirittura Caetano Veloso, cantautore carioca che ha duettato con Salvador Sobral, e nel 2016 Justin Timberlake, che presentò in anteprima mondiale il suo singolo “Can’t stop the feeling“, diventato poi una hit internazionale.

Siamo certi che una presenza come Madonna possa solo impreziosire uno spettacolo ricco, colorato, internazionale e friendly come l’Eurovision Song Contest, che spesso corre il rischio di chiudersi a riccio in una provinciale autoreferenzialità mostrando una dimensione musicale che tende ad autoalimentarsi senza avere contatti con il vero mondo discografico.

Lo stage di Tel Aviv

Siamo in grado di fornirvi la prima immagine del palco dell’Expo di Tel Aviv che ospiterà l’Eurovision dal 14 al 18 maggio. Vi ricordiamo che i conduttori saranno Bar Refaeli (già vista al Festival di Sanremo nel 2013) ed Erez Tal (commentatore dell’edizione 2018) come main host, e Assi Azar e Lucy Ayoub (portavoce dell’edizione 2018) in qualità di inviati nella green room.

Eurovision stage
Il palco in costruzione dell’Eurovision Song Contest 2019
credits: Eurovision.Tv/Kan

Oggi scopriremo altre 5 canzoni, voliamo in verso le repubbliche baltiche e ci affacciamo al mondo russo.

Estonia

All’Eesti Laul (il festival estone) quest’anno ha trionfato Victor Crone, con “Storm”, pezzo che parte country per poi tramutarsi in un pezzo pop/dance che non mi convince appieno, firmato da Stig Rasta (un pennellone dallo sguardo spento che ha dato il meglio di sé nel 2015 con Elina Born arrivando in top 10 con “Goodbye to yesterday” e l’anno successivo si è beccato un ultimo posto in semifinale come autore).

Riuscirà a qualificarsi? Non saprei. L’Estonia ha un passato onorevole in fatto di Eurovision ma non ha mai portato a casa risultati con costanza, e alle volte ha preso delle cantonate terribili (Verona, ad esempio).

Ascoltiamo Storm!

L’Estonia gareggerà nella prima semifinale.

Lettonia

La Lettonia è una piccola repubblica baltica che ha partecipato per la prima volta all’Eurovision nel 2000, e nel giro di tre edizioni è arrivata alla vittoria con un pezzo piuttosto scadente, I wanna, di una tale che passava molto probabilmente da Riga per caso, Marie N., e all’epoca fu utilizzato anche come stacchetto delle letterine di Passaparola (sì lo so, è imbarazzante). Dopo una serie di risultati infausti (dal 2009 al 2014 la Lettonia non ha mai conquistato il passaggio in finale), la tv lettone ha deciso di mettere su una selezione nazionale come si deve: è nata così SUPERNOVA, gara musicale adottata come selezione Eurovision, dedicata alla nuova scena musicale lettone. Il risultato è stato sorprendente: Aminata, la vincitrice della prima edizione, non solo ha superato lo scoglio della semifinale ma si è classificata sesta nel 2015 con la bellissima Love injected, brano che mixa l’elettronica con il minimal pop. Aminata è arrivata in finale anche come autrice l’anno successivo, con Heartbeat di Justs.

È stata poi la volta dei Triana Park e di Laura Rizzotto, che però non hanno avuto la stessa fortuna. Insomma, SUPERNOVA ha funzionato solo con Aminata. Non sarebbe il caso di farla tornare?

Quest’anno si sono imposti i Carousel, un duo formato da Mārcis Vasiļevskis e Sabīne Žuga che si differenziano dalla massa informe di brani dreampop di quest’anno perché hanno un pezzo, That night, suonato quasi interamente in acustico. Decisamente interessante.

Gareggerà nella seconda semifinale, in cui l’Italia ha diritto di voto.

Lituania

Chiudiamo la carrellata delle repubbliche baltiche con la Lituania, unico paese (dei tre) a non aver mai vinto l’Eurovision. Il massimo del successo per questa piccola nazione è giunto nel 2006 con un sesto posto, e il suo accesso in semifinale è sempre in bilico. Nel 2015 hanno fatto scalpore due baci gay/lesbo durante la performance dei bellissimi Vaidas Baumila & Monika Linkytė con This Time (che non è piaciuto alla Russia).

Quest’anno, dopo una lunghissima – e seguitissima – selezione nazionale “Eurovizijos“ dainų konkurso nacionalinė atranka“ (Selezione Nazionale Eurovision Song Contest), si è giunti alla vittoria del belloccio Jurij Veklenko, che di professione fa il tecnico informatico (e vive la musica come un hobby – divertente come cosa), ma ha un falsetto notevole. Il pezzo, “Run with the lions“, è tutt’altro che originale, ma colpisce e resta in mente.

Gareggerà nella seconda semifinale.

Bielorussia

Non c’è molto da dire sulla Bielorussia all’Eurovision, se non che è un po’ la nazione baciapile della Russia, alla quale regala sempre tutti i punti possibili, e che per ragioni politiche non c’è mai una selezione trasparente. Ogni tanto, vedi lo scorso anno con il country in lingua bielorussa dei NAVI, riescono anche a proporre belle canzoni, ma è abbastanza raro che succeda. Quest’anno la selezione nazionale (più che altro una selezione interna travestita da finale nazionale) è stata vinta (non sapremo mai quanto limpidamente) da tale Zena, con Like it. Lei (che ha presentato lo Junion Eurovision nel 2018) gioca a fare la popstar vestita come Britney Spears nei primi anni 2000, e tutto il brano puzza di poracciata.

Nelle cinque volte che la Bielorussia è arrivata in finale (su 16 partecipazioni), ha conquistato al massimo un sesto posto.

Gareggerà nella prima semifinale.

Russia

La Russia è tornata alla grande e vuole portarsi a casa la sua seconda vittoria. Per farlo ha schierato il meglio possibile a livello di immagine (a cui Grande Madre Russia è sempre attenta): per un evento gayfriendly dove l’apparenza conta moltissimo, ha richiamato il terzo classificato del 2016, il palestratissimo Sergey Lazarev.

Ma ricapitoliamo gli eventi recenti: la Russia fa sempre dell’Eurovision una questione politica e di propaganda. A dispetto della reputazione spesso feroce e non sempre allineata con quella occidentale sui diritti civili, la Russia all’Eurovision ha spesso legato la propria partecipazione a cantanti che della ferocia politica patriottica non avevano proprio nulla: due bionde gemelline ingenue nel 2014, la cantante in dolce attesa del 2013 passando per la biondina perennemente emozionata e in lacrime (lei però era falsissima) del 2015. E chi dimentica le dolci nonnine di Buranovo del 2012 che infiammarono la platea? Paraculate senza precedenti.

Finché però qualcosa si è rotto: l’anno scorso la scelta è ricaduta su Julia Samoylova, ventinovenne cantante di Uchta, che era stata selezionata anche nel 2017 per partecipare in Ucraina, ma che a causa di un “ban” ottenuto dal governo ucraino per le sue posizioni filo-russe (esatto, proprio lo stesso ban che ha colpito Albano e Toto Cutugno) ha dovuto rinunciare giocoforza a partecipare. La Samoylova ha portato alla Russia due tristi primati: la prima mancata partecipazione in 23 anni (nel 2017) e la prima eliminazione in semifinale (nel 2018). In tutto ciò, Julia Samoylova soffre di una particolare forma di atrofia muscolare, che la costringe su una sedia a rotelle. Purtroppo, le sue doti canore si sono rivelate piuttosto discutibili, e lo sciacallaggio russo non ha avuto facile presa sul pubblico eurovisivo, neanche su quello ex sovietico.

Sergey, però, che ci ha abituati a staging dai grandi effetti speciali (chi ricorda il volo sullo schermo del videomapping del 2016?) a questo giro non ha voglia di fare sconti a nessuno e si propone con Scream, powerballad che mette insieme tutto il gotha dell’autorialità eurovisiva. Approderà in finale, e chissà se non riuscirà a spuntarla.

La Russia Gareggerà nella seconda semifinale, in cui l’Italia ha diritto di voto.

(credits foto in evidenza: El periodico)

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