Eurovision 2019

La settimana appena trascorsa ha portato diverse novità al mondo eurovision: non solo il running order delle due semifinali del 14 e del 16 maggio (che potete vedere qua sotto), ma anche un’interessante modifica all’annuncio dei voti del gran finale.

Dal 2016 il voting è stato diviso in due parti, come sapete. Nel primo segmento, i portavoce nazionali mostrano la classifica nazionale delle giurie e annunciano i famosi douze points, mentre i conduttori in studio, nel secondo segmento, annunciano progressivamente i punti del televoto partendo dalla nazione meno votata fino a quella che più ha conquistato il favore del pubblico.

Da quest’anno le cose cambieranno. Il primo segmento resterà invariato, mentre, nella seconda parte, i punti del televoto saranno annunciati a partire dalla nazione meno votata dalle giurie fino alla più votata. In sintesi, non si seguirà più la classifica del televoto ma quella delle giurie per definire l’ordine di annuncio.

Una modifica che accoglie il mio favore, e che renderà ancora più imprevedibile i risultati finali perché molte più nazioni potranno aspirare ad essere prime in classifica, seppure temporaneamente.

Ma ecco le entry di questa settimana: scopriamo cosa ci riservano i nostri vicini di casa!

Italia

Ecco finalmente il nostro rappresentante, Mahmood, che raccoglie la difficile eredità di Ermal Meta e Fabrizio Moro, che con la loro “Non mi avete fatto niente” hanno conquistato un onorevole quinto posto e soprattutto ottenuto un ottimo risultato al televoto.
Non sappiamo se aspirare alla vittoria oppure no. I bookmakers sembrano essere convinti delle nostre potenzialità – siamo quarti, al momento – ma come il passato recente ci insegna, quando ci davano come vincitori annunciati abbiamo fallito, ed è bene volare bassi.

Resta il fatto che per i nostri bei risultati collezionati dal ritorno in pianta stabile nel 2011 (un secondo posto, un terzo, un quinti, un sesto, un settimo, un nono, un sedicesimo e, ahimè, il ventunesimo di Emma), senza mai vincere, ci chiamano ormai i “Leonardo di Caprio” dell’Eurovision. Magra consolazione.

Con “Soldi”, che ha vinto Sanremo, possiamo fare bene e addirittura approfittare di qualche passo falso delle nazioni che probabilmente deluderanno come staging e performance generale, puntando sull’energia e sul carisma di Mahmood. Vedremo come andrà.
Ovviamente sabato 18 maggio si tifa, sempre e comunque!

San Marino

San Marino, ovvero “se hai un’idea brutta, realizzala anche male”. La Repubblica del Titano, storica enclave in territorio italiano, è l’unico micro-stato che riesce ancora a partecipare all’Eurovision (dopo l’addio – temporaneo? – di Andorra, Principato di Monaco, Lussemburgo e mentre perdura l’eterno dilemma di Liechtenstein). Ha esordito nel 2008 e da allora ha partecipato 9 volte, la metà delle quali si è affidata a Valentina Monetta, sammarinese di nascita e vocalist priva di doti canore eccezionali, che ha sempre interpretato dei brani – BRUTTI – di Ralph Siegel, storico e milionario autore tedesco di brani eurovisivi, e compositore di “Ein bißchen Frieden”, che ha vinto per la Germania nel 1982. L’accoppiata Monetta-Siegel ha regalato alle cronache eurovisive momenti piuttosto imbarazzanti e trash, relegando San Marino sempre piuttosto in basso in classifica. La finale è arrivata solo una volta, nel 2014 (quando le canzoni in gara erano “solo” 37 e le semifinali contavano non più di 16 brani a serata), ma ci si è dovuti accontentare del 24mo posto (su 26!).

Ad ogni modo, quest’anno San Marino ha avuto la splendida idea di affrancarsi da Siegel e tornare a dare fiducia al turco Serhat,che canta un brano scritto da lui stesso, “Say Na Na Na“. Serhat ha già rappresentato San Marino all’Eurovision nel 2014 con “I didn’t know”, pezzone passato alla storia per il surreale verso “I gotta pee inside your mind”.

No, non chiedetemi perché un turco debba rappresentare la Repubblica del Titano (all’Eurovision dopo tutto non ci sono limiti di nazionalità o linguistici), perché dovrei rivelare dei segreti molto segreti e farvi fuori.

San Marino gareggerà nella prima semifinale.

Svizzera

Nonostante sia una delle nazioni fondatrici dell’Eurovision, e abbia vinto la prima edizione, i bei tempi di prestigio eurovisivo per la Svizzera sono passati. Deve l’ultima vittoria a Celine Dion, che vinse nel 1988 con Ne partez pas sans moi, e da allora ha collezionato ben poco in termini di risultati. L’ultima qualificazione in finale risale al 2014, con lo svizzero di origini italiane Sebalter e la sua carinissima “Hunter of stars”. In quanto nazione composta da più “anime”, le selezioni svizzere vedono sempre la partecipazione di artisti di tutte le origini delle sue federazioni: italiana, francese, tedesca. A spuntarla quest’anno, con il ritorno alla selezione interna (ogni federazione ha fatto una proposta, pare) è tale Luca Hänni, di lingua tedesca, già visto a vari talent crucchi. Il pezzo si intitola “She got me”, è decisamente moderno e insolito per la Svizzera e addirittura secondo per i bookmakers.

Gareggerà nella seconda semifinale, in cui l’Italia ha diritto di voto.

Austria

Après Conchita Wurst, le déluge. La nazione transalpina detiene due vittorie in carniere, nel 1966 (Udo Jurgens con Merci chérie) e nel 2014, quando la drag queen barbuta adorata da tutto il mondo lgbt, Conchita Wurst, trionfò con Rise like a phoenix. Due vittorie che probabilmente rimarranno tali ancora per molti anni, perché gli exploit austriaci in classifica sono sempre stati assai rari. Nel 2015, ossia nell’edizione realizzata in casa, insieme alla Germania l’Austria poté vantare un bel nul points. Sono soddisfazioni. È andata meglio negli anni successivi, con pezzi di discreto successo posizionati anche piuttosto bene in finale, fino al ritorno ai piani alti della classifica con Cesar Sampson l’anno scorso, addirittura primo per le giurie e terzo in classifica generale con “Nobody but you”.
Abbonata alle selezioni interne, settimane fa la ORF ha annunciato la cantante: Paenda, vagamente somigliante a Riley Blue di Sense8. Il pezzo è suggestivo e sofisticato, e potrebbe convincere le giurie. Auguriamo il meglio all’Austria.

Il brano gareggerà nella seconda semifinale.

Slovenia

Alle soglie della sua ventiseiesima partecipazione, i nostri vicini sloveni non sono mai riusciti ad andare oltre un settimo posto. C’è da dire che talvolta si mettono anche d’impegno per proporre qualcosa di buono, ad esempio nel 2015 i con “Here for you”, splendido pezzo di Maraaya, un duo composto da una coppia di artisti neo-soul molto bravi che meritavano ben più di un 14mo posto a Vienna.
Quest’anno, la Slovenia ha seguito l’esempio dell’anno scorso (quando grazie a “Hvala, ne” di Lea Sirk, brano tamarro ma acchiappapubblico, tornò in finale) proponendo un pezzo moderno e in lingua slovena, il che ci piace molto, perché favorisce una certa eterogeneità linguistica. L’entry slovena si intitola “Sebi” ed è cantata da Zala Kralj & Gašper Šantl, che utilizzano suoni elettronici e loops. Non ho la minima idea di come possa rendere dal vivo, ma vedremo.

La Slovenia gareggerà nella prima semifinale.

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