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Editoriale

Di ballerini classici e dell’invadenza del patriarcato

Da #metoo a #metutu. Un cambio di hashtag tanto repentino quanto efficace, che sta prendendo piede in tutto il mondo in difesa del Principe George e del mondo della danza classica al maschile.

Avete sicuramente sentito parlare della gaffe di Lara Spencer, conduttrice di Good morning America, che la scorsa settimana, commentando le notizie di costume ha pensato bene di ridere di un bambino di sei anni, terzo in linea di successione al trono del Regno Unito, che da settembre seguirà lezioni di danza classica. Sganasciandosi in maniera così trascinante da contagiare anche colleghi in studio e pubblico.

L’imbarazzante teatrino televisivo non è sfuggito a Roberto Bolle, étoile della danza classica conosciuto in tutto il mondo, che su instagram ha stigmatizzato la mancanza di rispetto della conduttrice e la sua superficialità di giudizio. Ne è quindi seguita una vera e propria sommossa da parte del mondo della danza tutta e dal popolo dei social network, indignato per il comportamento della Spencer (da qui l’hashtag #metutu). Messa alle strette, la Spencer ha poi chiesto scusa.

Ieri mattina, tuttavia, 300 danzatori hanno occupato Times Square al grido di “I love dance! World needs more dance!”, per un flash mob di protesta contro la Spencer e, più in generale, verso il retaggio machista occidentale che riconnette la danza classica ad un affaire tutto al femminile.

L’opinione

Non è semplice definire il rapporto tra il mondo maschile e la danza classica. Ricordo le emozioni che ho provato la prima volta che ho visto “Billy Elliot” in tv. Nel raccontare la sua passione, Billy diceva “sento che tutto il corpo cambia, ed è come se dentro avessi un fuoco, come se… volassi. Sono un uccello. Sono elettricità. Sì, sono elettricità.“. La scelta coraggiosa di Billy, figlio di un minatore di carbone del periodo Thatcher, la lotta ai pregiudizi di chi vedeva nel balletto un incitamento all’omosessualità, ci hanno insegnato ad abbattere gli stereotipi di genere e a dare nuova dignità ad una disciplina considerata dalle masse arte femminea, appartenente ad un’altra epoca, ormai anacronistica.

principe george danza
Jamie Bell nei panni di Billy Elliot. Il film è ispirato alla vera storia di Philip Mosley

Eppure non è stato sempre così. Molto prima di interessare solo circuiti di pubblico elitari, il balletto non era neanche considerato “roba da femmine” in quanto a poterlo praticare erano solamente i danzatori, che nelle esibizioni di ballet de court del XVI secolo interpretavano entrambi i ruoli, di uomini e donne. Per avere notizie della prima danzatrice dobbiamo attendere circa un secolo: Mademoiselle de la Fontaine oggi è considerata la prima ballerina donna professionista della storia, e secondo le cronache tramandate fino a noi diede un prezioso contributo allo sviluppo dell’Opéra di Parigi. Ma il balletto era già diffuso, non solo a corte ma anche nei teatri cittadini, e Luigi XIV (che tutti conosciamo come amante delle donne) ne era un grande estimatore.

Vien da sé che lo sviluppo del regime patriarcale, che ha inquadrato ogni nucleo familiare come una servitù soggetta alla supremazia dell’uomo forte, al “fallo” – metaforicamente inteso – e alla sua carica di virilità, con tutti i crismi della mascolinità più ostentata, si sia diametralmente opposto ad una disciplina che non trova la sua legittimazione nella forza esercitata verso un oggetto, bensì verso se stessi. Perché, nella danza, l’essere trascende i limiti del proprio corpo e si eleva verso la catarsi, alla ricerca del movimento perfetto. È dal sacrificio che nasce il rispetto, ed è col rispetto verso l’altro da sé che la società si contamina, progredisce, impara a convivere con le sue diversità.

ballerino classico eterosessuale
Il ballerino californiano Sascha Radetzky, direttore artistico dell’American Ballet Theatre’s Studio Company, è sposato dal 2006 con la sua ex collega Stella Abrera. (Credits Image: VOGUE)

La danza è altro rispetto alla dittatura di genere, che vuole gli uomini e le donne perseguire i ruoli che qualcuno ha preconfezionato per loro. Ridere di un bambino di sei anni che ama la danza classica, e ridere di tutti coloro che non rispecchiano lo stereotipo della dicotomia maschio/femmina nell’esprimere se stessi, apre le porte al bullismo omofobico, lesbofobico, transfobico e agli effetti nefasti della dominazione patriarcale, tra cui la violenza di genere.

Come del resto affermava la filosofa americana Judith Butler “La struttura delle convinzioni è così forte da permettere che alcuni tipi di violenza siano giustificati o non considerati violenze“.

Da parte nostra, auguriamo bellissimi plié e meravigliosi grand jeté al Principe George.

ps: se il tema vi appassiona, vi rimandiamo all’editoriale del codirettore Oscar Innaurato sul femminismo

Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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