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DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA

Spettacolo

DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA _ il diritto alla felicità (recensione)

DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA non vuole essere un film femminista. Esso è una dichiarazione d’amore per la vita e una riflessione sulla realtà di una società che deve cambiare perché tutti abbiano il diritto di realizzarsi ed essere felici.

Macedonia.
Petrunya è una donna di 32 anni. Vive ancora con i genitori, una madre oppressiva e un padre comprensivo. Petrunya è laureta in Storia, ma non ha un lavoro o una direzione. Dopo l’ennesimo colloquio andato male dove subisce anche molestie e offese gratuite, di ritorno verso casa ella si ritrova nel mezzo di una processione ortodossa dove le preghiere si concludono col lancio di una piccola croce di legno nelle acque di un fiumiciattolo. L’uomo che la prenderà per primo potrà tenere la croce con sé e avrà un anno di fortuna.

Petrunya, agisce di istinto e senza pensarci si getta nelle acque gelide del fiume ed è lei e prendere per prima la croce.
Tra lo sconcerto generale Petrunya sarà guardata con disprezzo dai più e presto si ritroverà a dover dare spiegazioni di quanto ha fatto al commissariato di polizia.

Ispirato a un fatto di cronaca accaduto nel Gennaio del 2014, il film è diretto dalla regista macedone Teona Strugar Mitevska.
Dopo aver partecipato a numerosi festival tra cui il Festival Internazionale di cinema di Berlino e quello di Pola in Croazia, ha vinto il prestigioso premio Lux, riconoscimento attribuito dal Parlamento europeo ad opere cinematografiche che si distinguono per la capacità di trattare temi rilevanti nel dibattito socio-politico dell’Europa e quindi volti a contribuire alla costruzione di una comune identità.

Dio è donna e si chiama Petrunya di Mitevska
Una brava Zorica Nusheva in DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA

Dal piccolo fatto di cronaca, la sceneggiatura della stessa regista affiancata da Elma Tataragic guarda alla difficoltà di oggi a essere sé stessi in una società che è ancorata a tradizioni arcaiche che rischiano di diventare convenzioni e “leggi” irrazionali.

Lo splendido personaggio di Petrunya (una sorprendente e perfetta Zorica Nusheva) che ci appare inizialmente sconfitta dalla vita, quasi apatica, nel corso del suo lungo calvario ritroverà in sé il desiderio di lottare per affermare sé stessa e le sue volontà.

Ella porterà tutto il peso di quella croce con un sottile ma non così velato richiamo alla figura del Cristo. Soprattutto nella scena in cui verrà letteralmente attaccata da una folla di uomini che la spintoneranno e umilieranno gridandole contro le peggiori offese.

Ma Petrunya, costretta a restare nella stazione di polizia pur non essendo stata arrestata, riesce a svincolarsi dalle pressioni che le fanno perché riconsegni la croce alla comunità grazie alla sua posizione: ella si muove in una terra di mezzo tra le leggi dello Stato e quelle della Chiesa, tra quelle che sono le regole e quelle che sono delle tradizioni.

In questo senso la regista macedone riesce a porre l’accento sull’emergenza di guardare a un futuro più giusto, più razionale, perché delle tradizioni e delle regole ormai stantie possano essere cambiate o abbandonate in nome di un progresso che sia prima di tutto umano e sociale, che guardi al benessere del singolo e alla realizzazione del cittadino, uomo o donna che sia.

DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA
Una scena di rara bellezza tratta da DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA

La croce e il suo significato (la possibilità di un anno di fortuna) diventa quindi simbolo di quel diritto alla felicità che deve essere alla portata di tutti.
Petrunya quel diritto lo proteggerà con tutta se stessa e solo quando riceverà parole gentili, attenzioni e sarà guardata come donna e come essere umano, solo allora in un gesto di grande umanità e condivisione restituirà alla comunità quella piccola croce: perché quel diritto non è solo suo, ma di tutti.

Solo allora Petrunya troverà una sua direzione (le orme sulla neve che ella andrà a seguire), affronterà la notte e il freddo senza paura, tornerà a casa, fiduciosa di una nuova alba e di un nuovo giorno che sarà migliore. Dove lei sarà migliore. Dove gli uomini e noi tutti saremo migliori.

DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA _ il diritto alla felicità (recensione)
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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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