fbpx
Supporta BL Magazine con un 1€
Dona ora

Connettiti con noi
dover coniugali legge
credits: Jeanne Menjoulet (8 mars 2019 - Paris République) Manifestazione diritti delle donne Via flickr, licenza CC

Desdemona

“Doveri coniugali” anche senza consenso, Francia deferita alla Corte di Strasburgo

Il dibattito pubblico degli ultimi tempi, in Francia, sta affrontando un tema molto delicato riguardante il diritto di famiglia: i doveri coniugali.


La Corte d’Appello di Versailles, nel 2019, ha sanzionato una donna pronunciando il divorzio con suo esclusivo addebito per la colpa, ritenuta “grave” dalla sentenza, di aver “rifiutato di intrattenere relazioni intime con il marito“, circostanza che avrebbe costituito una “violazione dei doveri e degli obblighi del matrimonio che rendeva intollerabile il mantenimento della vita comune“.

La donna, una cittadina francese di 66 anni con numerosi problemi di salute, accompagnata dal Collectif féministe contre le viol (CFCV) e dalla Fondation des femmes, non si è tuttavia arresa, e ha presentato ricorso contro la Francia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per l’ingerenza nella vita privata e lesione all’integrità fisica.

Il caso dellacomunione di vita

Per quanto espressione di un’epoca molto lontana del tempo (il codice civile francese deriva direttamente dal Codice Napoleonico del 1804), la legge francese non menziona direttamente l’obbligo di doveri coniugali.

L’articolo 215 del codice civile francese recita “i coniugi si obbligano reciprocamente ad una comunione di vita“. Stando a più sentenze emesse dalle corti francesi, e quindi dalla giurisprudenza, la dicitura “comunione di vita” implicherebbe l’obbligo di avere rapporti sessuali tra coniugi: In altre parole la tanto famosa, quanto antiquata, nozione di “doveri coniugali” che le associazioni femministe d’oltralpe vorrebbero confinare nel diritto canonico e vedere sparire dai tribunali civili, legittimamente.

I giudici hanno scelto di interpretare la legge a modo proprio. È ancora una giustizia patriarcale e arcaica che dice alle donne: se siete sposate, aprite le cosce! – ha così commentato Emmanuelle Piet del CFCV – Costringere le persone sposate ad avere rapporti sessuali contraddice i testi sullo stupro coniugale. Rifiutare di fare sesso all’interno della coppia è una colpa civile, ma obbligare il proprio coniuge è un crimine di stupro… e dal 2006, è anche una circostanza aggravante!

Non solo donne

La giurisprudenza non ha però riservato le sentenze sui doveri coniugali ai danni delle sole donne.

In una sentenza della Corte d’appello di Aix-en-Provence del 3 maggio 2001, un cittadino francese è stato condannato a risarcire sua moglie della somma di 10.000 euro per essersi rifiutato di avere rapporti intimi con sua moglie. Nella motivazione si legge: “I rapporti sessuali tra i coniugi sono in particolare l’espressione dell’affetto che nutrono l’uno per l’altro mentre fanno parte della continuità dei doveri ereditati dal matrimonio“. In altre parole, nient’altro che una servitù sessuale a senso unico.


La “mancata intimità di coppia”, in virtù di un rifiuto che per essere significativo deve configurarsi come ripetuto e duraturo, ad opera di uno dei coniugi, manifesterebbe quindi un comportamento illecito rilevante in sede di divorzio. In un’altra sentenza della Corte di cassazione del 28 gennaio 2015, i giudici hanno riconosciuto che “il rifiuto di fare sesso per più di otto anni costituisce di per sé una colpa“, salvo che questo sia dovuto ad un problema medico che impedisca fisicamente di avere un rapporto sessuale.

Sebbene la Corte di Cassazione francese abbia riconosciuto il crimine di violenza sessuale all’interno del matrimonio già nel 1990, confermando che essere sposati non esclude la possibilità di condanna di un marito per lo stupro della moglie, la giurisprudenza continua a ritenere il matrimonio come una zona franca dal consenso, e quindi dello stupro. Dai dati resi noti dal CFCV e dalla Fondation des femmes, nel 47% delle 95mila violenze sessuali registrate in Francia ogni anno, l’aggressore è il congiunto o l’ex congiunto della persona aggredita.

no significa no
credits: Jeanne Menjoulet via Flickr – No means no Marcia contro la violenza sessista e sessuale
Parigi, 23 novembre 2019 Licenza CC

Il precedente della corte europea

La Corte Europea ha dei precedenti su questo punto: nel 1995 si è espressa su deferimento del Regno Unito da parte dei legali di un uomo, C.R., di Leicester, che nel 198 aveva aggredito sessualmente sua moglie, la quale pur non essendo legalmente separata (ma avendone manifestato chiaramente la volontà), aveva interrotto la convivenza. L’uomo aveva fatto irruzione nella nuova abitazione della donna e l’aveva immobilizzata stringendole il collo con entrambi le mani, cercando di avere con lei un rapporto sessuale. Per questo ed era stato accusato di tentato stupro e aggressione.

La difesa aveva inteso agire deresponsabilizzando l’uomo, in quanto coniuge e quindi “non colpevole dello stupro commesso da lui stesso sulla sua legittima moglie, [in virtù del] consenso matrimoniale […] che la moglie avrebbe potuto ritrattare“. L’aggressore era stato comunque condannato a 3 anni di prigione per tentato stupro e lesioni personali in primo grado.


Nel fare appello alla Corte di Strasburgo, la difesa dell’aggressore avrebbe sostenuto una violazione dell’art. 7 della Convenzione, la quale chiarisce che “Nessuno può essere condannato per un’azione o un’omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva un reato ai sensi del diritto nazionale o internazionale“.

La Corte, all’unanimità, ha respinto l’appello dell’uomo in quanto non era stata rilevata alcuna immunità coniugale nel common law inglese nell’applicazione dell‘art. 1 cpv. 1 della legge 1976 sui reati sessuali, che definisce lo stupro come “rapporto sessuale illegittimo con una donna non consenziente al momento del rapporto“.

Fonte: Le Parisien, Corriere della Sera

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

Mostra i commenti

Articoli simili

polonia zone libere lgbt polonia zone libere lgbt

Kraśnik, il sindaco della città polacca LGBT-free è pentito: “ci tolgono i fondi”

Mondo

“LOL – Chi ride è fuori!” NON RIDERE è impossibile

Sociality

senato ddl zan senato ddl zan

La Presidente del Senato dà l’ok all’unificazione dei ddl contro l’omofobia

Human Rights

phishing posteinfo phishing posteinfo

Phishing, smishing e come evitarli: la truffa dal sms “Posteinfo”

Legalità

Scopri i nostri social
×