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Due giudici della Corte Suprema vogliono cancellare il matrimonio gay

Mala tempora currunt negli Stati Uniti, ma questo lo sappiamo da tempo. Non è bastato che l’amministrazione Trump abbia smantellato i diritti dei soldati transgender o che l’obiezione di coscienza possa essere legittima anche per quei medici che si rifiutano di curare i pazienti lgbt+, è la Suprema Corte, l’organo di garanzia dei diritti costituzionali dei cittadini statunitensi, adesso, a destare preoccupazione alla comunità rainbow a stelle e strisce, andando a colpire lì dove fa più male.


Giudice Thomas: Obergefell vs Hodges offende la libertà religiosa

Il giudice conservatore Clarence Thomas, che già aveva votato contro la storica sentenza di giugno in difesa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere dei cittadini statunitensi, ha oggi emesso un parere che ha attaccato ripetutamente la decisione della Corte del 2015, la ormai celebre Obergefell vs. Hodges che ha esteso in tutto il paese il matrimonio tra persone dello stesso sesso, definendola incostituzionale perché “aggira” il “processo democratico” e causa alle persone “con credenze religiose sinceramente sostenute riguardo al matrimonio difficoltà crescenti nella partecipazione alla società“.

Le sue parole hanno dell’incredibile: “Scegliendo di privilegiare un nuovo diritto costituzionale rispetto agli interessi della libertà religiosa esplicitamente protetti nel Primo Emendamento“, ha continuato il giudice Thomas “e così facendo in modo antidemocratico, la Corte ha creato un problema che solo lei può risolvere“. Sempre secondo il giudice, fino a che Obergefell vs Hodges non sarà capovolta, la sentenza continuerà ad avere “conseguenze rovinose per la libertà religiosa“, ha concluso Thomas, supportato nella sua dichiarazione da un altro giudice di nomina repubblicana, Samuel Alito.

In altre parole, secondo Thomas, legittimare il matrimonio egualitario sancirebbe una disparità di trattamento ai danni di chi, con le proprie convinzioni religiose, nega i diritti altrui. Ciò vorrebbe dire che concedere alle coppie omosessuali di sposarsi sarebbe discriminatorio verso chi vuole vivere liberamente la propria fede e professare che il matrimonio sia solo l’unione tra un uomo e una donna, e che la Costituzione considererebbe interesse preminente la libertà religiosa rispetto alla dignità e ai diritti, già riconosciuti, delle persone lgbt+.

“Ci chiamano bigotti”

Le dichiarazioni di Thomas giungono in seguito al rifiuto della Corte di ascoltare il caso di Kim Davis, impiegata cattolica della contea del Kentucky che si è rifiutata di rilasciare licenze di matrimonio a coppie dello stesso sesso, in ossequio alle sue convinzioni cristiane. Da allora, la donna è coinvolta in diversi contenziosi che sono culminati, quest’anno, nella richiesta alla Corte Suprema di annullare una decisione della corte d’appello, che la riteneva responsabile per la violazione dei diritti delle persone in quanto funzionario eletto.

Thomas, che ha definito Davis una “devota cristiana“, si riferisce alla donna come “una delle prime vittime del trattamento sprezzante della religione da parte di questa Corte nella sua decisione Obergefell“. Questa sentenza “consente ai tribunali e ai governi di etichettare gli aderenti religiosi che credono che il matrimonio sia tra un uomo e una donna come bigotti, rendendo le loro preoccupazioni sulla libertà religiosa molto più facili da liquidare, semplicemente per essersi rifiutati di alterare le loro convinzioni religiose sulla scia dell’ortodossia prevalente“.

Oggi Thomas e Alito non godono, fortunatamente, della maggioranza dei voti in assise per ribaltare la decisione, ma la morte della giudice Ruth Bader Ginsburg, nominata da Bill Clinton e paladina dei diritti civili, e la contestuale nomina di Amy Coney Barrett, ultracattolica e conservatrice, comporterà un inevitabile spostamento a destra della Corte: occorre ricordare che la nomina a giudice della Suprema Corte negli Stati Uniti è a vita.

Mentre in queste ore si susseguono tweet e dichiarazioni al vetriolo contro il giudice Thomas, che minaccia apertamente di cancellare una protezione legale ad un consistente gruppo di cittadini, è utile leggere un passo della sentenza incriminata, Obergefell vs Hodges del 26 giugno 2015, che così recita: “Molti che ritengono che il matrimonio omosessuale sia sbagliato raggiungono quella conclusione basandosi su premesse religiose o filosofiche rispettabili e degne di considerazione, e né loro né le loro convinzioni sono qui denigrate. Ma quando quella sincera e personale opposizione diventa una legge approvata dallo Stato e una politica pubblica, l’immediata conseguenza è che l’imprimatur dello Stato stesso si impone su un’esclusione che svilisce e stigmatizza coloro ai quali quella libertà è negata. Ai sensi della Costituzione, le coppie omosessuali richiedono nel matrimonio lo stesso trattamento giuridico delle coppie eterosessuali, e sarebbe svilire le loro scelte e diminuire la loro personalità negare loro questo diritto“.

Nient’altro da dire, vostro onore.

fonte: LGBTQnation

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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