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È allarme omicidi transgender negli USA: mai così tanti come quest’anno

Credits: Shutterstock

Sono 32, finora, le vittime transgender o gender nonconforming (ossia non conformabili al binarismo di genere) registrate negli Stati Uniti da inizio anno. Si tratta soprattutto di donne trans afrodiscendenti, seguite dalle donne transgender di origini latine, dalle altre donne transgender, dagli uomini trans e dalle persone nonbinary.


Un numero mai così alto: il precedente record risale al 2017, quando si registrarono 31 morti note. E il 2020 non è ancora finito.

Si tratta comunque di una stima minore rispetto al dato reale, dal momento che molti omicidi non vengono denunciati oppure vengono registrati con un’identità di genere errata dalla polizia e dalle autorità mediche. La gran parte dei delitti denunciati, purtroppo, rimane irrisolta.

Le responsabilità di Donald Trump

In una dichiarazione, il presidente di Human Rights Campaign Alphonso David ha tuonato contro le alte sfere della politica americana: “La retorica disumanizzante, in particolare da parte di leader politici come il presidente Trump, ha conseguenze nella vita reale per la comunità transgender, in particolare quella delle donne trans nere”. Mentre la campagna presidenziale avanza, aumentano anche gli attacchi provenienti da Trump, dalla sua amministrazione e dai suoi alleati, ha continuato David. “Hanno speso milioni in pubblicità che sputano odio e bugie sulla comunità transgender e gender nonconforming, attaccando il diritto all’assistenza sanitaria e al diritto di vivere, disumanizzandoli apertamente e negando loro la dignità che meritano in ogni occasione“.

Ogni vita ha un valore“, ha concluso “e dobbiamo sfruttare questo momento non solo per ricordare ognuna delle persone uccise quest’anno, ma agire e lavorare per smantellare questa cultura della violenza e lo stigma verso queste persone. Le vite della nostra comunità sono in pericolo e dobbiamo impegnarci con ogni respiro per lottare per il cambiamento di cui abbiamo bisogno “.

Le vittime

Una lista dell’orrore quella pubblicata da lgbtqnation. Omicidi efferati consumati per strada o negli angusti appartamenti di quartieri degradati, nell’indifferenza generale, in contesti di sottosviluppo urbano condizionati fortemente dall’azione dei gruppi criminali e dall’odio sociale, ma non solo.

Le persone sulla lista includono Dustin Parker, tassista di 25 anni trovato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua auto a McAlester, Oklahoma il 1 gennaio; Neulisa “Alexa” Luciano Ruiz, una donna trans portoricana assassinata a febbraio dopo aver subito delle molestie per aver usato la toilette del McDonald’s; Monica Diamond, una donna transessuale brutalmente uccisa di fronte alla polizia mentre riceveva cure in ambulanza; Yampi Méndez Arocho, un transgender di 19 anni ucciso a colpi di arma da fuoco in un parco locale a marzo; Johanna Metzger, una donna trans trovata pugnalata a morte a Baltimora, nel Maryland, ad aprile.

Assieme a loro ricordiamo le terribili storie di Layla Peláez e Serena Angelique Velázquez Ramos, due donne trans trovate bruciate a morte all’interno di un’auto carbonizzata; Penélope Díaz Ramírez, donna portoricana transessuale assassinata ad aprile; Nina Pop, una donna trans di 28 anni trovata pugnalata a morte nel suo appartamento di Sikeston, Missouri, il 3 maggio; Helle Jae O’Regan, una donna trans di 20 anni pugnalata a morte nella bottega del barbiere dove lavorava a maggio; Tony McDade, uomo transessuale di 38 anni ucciso dalla polizia mentre usciva dalla sua auto a maggio.

C’è anche Summer Taylor, una persona nonbinary investita da un’auto durante una protesta di Seattle Black Lives Matter; Marilyn Cazares, una donna trans latina trovata morta in un incendio in California; Aja Raquell Rhone-Spears, una donna trans nera che è stata pugnalata a morte durante una veglia per un’altra vittima di omicidio; Felycya Harris, una designer di interni trans di 33 anni trovata uccisa a colpi di arma da fuoco in un parco di Augusta, in Georgia.

Queste sono solo alcune delle vite spezzate da uno stigma inaccettabile, fortemente alimentato da discorsi d’odio che spesso provengono proprio da chi dovrebbe farsi garante della sicurezza dei propri cittadini. Un orrore che possiamo arrestare solo con un cambiamento di rotta deciso verso la cultura del rispetto e dell’inclusione.

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Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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