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È cominciato in Egitto il processo a Patrick Zaki per “diffusione di notizie false”

Dopo un anno e mezzo di custodia preventiva nel carcere di Tora, è finalmente cominciato il processo penale carico dello studente egiziano di studi di genere a Bologna Patrick Zaki.


Le accuse addebitate a Zaki riguardano il reato di diffusione di false notizie. La Procura per la sicurezza dello Stato, secondo quanto affermato da Il Post, avrebbe fatto cadere le accuse di “istigazione a commettere atti di violenza e terrorismo” e “appello al rovesciamento dello stato”, che avrebbero comportato una condanna molto fino a 25 anni.

Nello specifico, allo studente sarebbe contestato un articolo pubblicato nel 2019 sul giornale Daraj in cui Zaki denunciava il trattamento riservato alla comunità cristiana copta, minoranza di cui fa parte proprio la sua famiglia, da parte del governo egiziano. Queste notizie avrebbero “recato disturbo alla sicurezza pubblica, diffuso allarmi e danneggiato gli interessi pubblici“.

Il processo, in corso a Mansura (città dove vive la famiglia del trentenne egiziano), e non a Il Cairo (dove si sono tenute le udienze di rinnovo della custodia cautelare, l’ultima lo scorso 23 agosto per altri 45 giorni) si tiene in un tribunale “di emergenza” che si occupa di reati minori, le cui sentenze, come spiegato dal portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, non sono appellabili.

In base alle prove fornite dall’accusa, Zaki rischia una multa, la detenzione fino a 5 anni oppure entrambe le cose.

Come riferiscono fonti sul posto contattate dall’agenzia Dire, le condizioni di Patrick Zaki, apparso nella gabbia degli imputati verso le 12.15, sarebbero buone. Il ragazzo avrebbe i capelli più lunghi e raccolti in un codino. In aula sarebbero stati presenti anche alcuni rappresentanti diplomatici delle ambasciate al Cairo di Italia, Germania, Canada e Unione europea, oltre ad alcuni membri della sua famiglia.   

linus copertina
Il periodico “Linus” ha dedicato la copertina di settembre a Patrick Zaki.

L’Italia non ha ancora concesso la cittadinanza

Secondo Riccardo Noury, la notizia dell’apertura in Egitto del processo contro Patrick Zaki è “uno sviluppo  enormemente preoccupante” anche per via della mancata conclusione della procedura di concessione della cittadinanza da parte dell’esecutivo. “Con l’approssimarsi della scadenza dei 24 mesi previsti dalla procedura egiziana, Patrick va a processo“, aggiunge Noury, “le prove della procura per la sicurezza dello Stato sono segrete, quindi questa accusa apparentemente pare venire fuori dal nulla, ma fa parte di tutto ciò che è stato montato falsamente contro di lui“. 

Il governo italiano non ha ancora dato il via libera per assegnare a Zaki la cittadinanza italiana onoraria, dopo le mozioni favorevoli espresse da Camera e Senato: una misura che consentirebbe al nostro paese di essere direttamente coinvolto negli sviluppi del processo, monitorare le udienze ed esercitare pressioni diplomatiche sull’Egitto per ottenere la sentenza più favorevole possibile.


Il rischio, ovviamente, è che la giustizia egiziana, influenzata dal regime dittatoriale del presidente Abdel Fattah al Sisi, opponga allo studente prove false e decisioni arbitrarie.

Mai come adesso è importante fare pressioni politiche affinché lo Stato italiano decida, una volta per tutte, di assumere seriamente il controllo della cabina di regia diplomatica per liberare Patrick Zaki come cittadino italiano.

Come ribadito proprio da Noury sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, “ogni minuto senza pressioni è un minuto perso“.

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Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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