Eleonora Magnifico copertina

Supporta BL Magazine

Lo sappiamo, anche noi odiamo i pop-up che t'impediscono di navigare e leggere quello che vorresti. Qua non ne troverai. Siamo una redazione libera e l'unica fonte di sostenamento sei tu. Puoi supportarci disattivando AdBlock e cliccando su Refresh. Grazie.

Dalla provincia di Bari alla conquista del mondo queer.

Eleonora Magnifico è una piccola grande star nell’ambiente lgbt pugliese. Plurimadrina del Puglia Pride e performer nelle serate più quotate del tacco, non c’è frequentatore delle serate friendly che non conosca il suo tormentone “Mai sia!“, tipico intercalare barese esportato in tutta Italia proprio grazie al suo primo successo, “Sono venuta“, datato 2008.

“Mai sia” adesso lo dicono a Bari come a Genova” scherza Eleonora, che non smette di stupirsi del seguito ottenuto dal quel brano a distanza di dieci anni dal debutto. “La forza di quella canzone è tante cose. Il ritornello, o magari un mix di circostanze. Alle volte mi chiedo anch’io come facciano a conoscerla, che so, in Spagna. Poi ogni tanto mi dico che sarà stato anche un po’ merito mio, della mia voce. È bello essere stata capita.”

 

Di acqua sotto i ponti da “Sono venuta”, capolavoro della musica camp, ne è passata tanta. Eleonora in dieci anni si è evoluta come artista e come donna, seguendo una corrente creativa che l’ha portata ad incidere altri pezzi e a sperimentare nuovi linguaggi espressivi, con la sua voce e con la sua immagine.

Uno di questi pezzi, Taccagna (2013), è stato selezionato dalla commissione dell’Italian Music Festival 15 ed è in gara con cantanti come Calcutta, Erica Mou, Chiara Civello.

Ho appreso della mia partecipazione attraverso un link che mi è arrivato su facebook. È stata una bella sorpresa, e anche una felicità perché l’idea del festival di dare giustizia ad alcuni pezzi che non godono di una promozione ad alti livelli è una cosa positiva, mi piace.

Una soddisfazione ancora maggiore è data dal fatto che l’IMF nasce dal basso con le proposte degli utenti.

Questo mi fa davvero piacere! Guarda, io sono un’artista indipendente vera. Faccio le mie cose, le produco da me, non ho nessuna etichetta che mi copre le spalle. Ne guadagno in libertà, perché non ho regole da rispettare o scadenze, faccio cose che mi piacciono. Ritrovare “Taccagna”, che ha qualche anno addosso, e vedere che si aggiungono nuovi estimatori alla nicchia mi rende entusiasta. Inoltre nel contest ci sono molti nomi di un certo peso, che hanno alle spalle una major o comunque una fanbase molto più ampia della mia, quindi è anche una bella occasione di visibilità“.

Fatti un po’ di promozione: vuoi raccontarci cosa racconta “Taccagna”?

Taccagna è il secondo episodio di quella che chiamo “la trilogia dell’attaccamento”, iniziata con “Sono venuta” e chiusa con “Devota”, che è uscita l’anno scorso ma che ho lasciato in sospeso perché la sua storia non è ancora finita. Si tratta di una svolta introspettiva rispetto all’ironia di “Sono venuta” e questo ha spiazzato molte persone. Ovviamente nella canzone parlo di un uomo…

…il “cozzalo inconcludente” di “Sono venuta”?

Esatto, sempre lui, ci ricado sempre. Mio malgrado sono molto generosa, nel senso che mi concedo facilmente. E quindi nella canzone mi ripropongo di essere un po’ più tirchia, più avara con i sentimenti, taccagna, appunto. È stato un passo necessario nel mio percorso d’artista e prima o poi ci sarei arrivata, pur senza tralasciare l’ironia o in questo caso il sarcasmo. Alla fine del brano infatti dico di essere “un po’ gatta, un po’ cagna”.

Nel video ti presenti come la “Madonna Addolorata”.

Ci tenevo molto a realizzare il video, che ha dato alla canzone una nuova vita perché è stato pubblicato a distanza di qualche mese. La scelta della Madonna Addolorata è stata più che altro per indossare quel vestito nero. Qualcuno mi ha detto che sono stata anche un po’ blasfema, ma alla fin fine indosso solo un abito, un emblema, che rappresenta per il nostro immaginario il massimo del dolore. Quindi sì, sono addolorata. 

Ma perché proprio la Madonna in processione?

Se ci pensi è anche un omaggio alla nostra terra, alle nostre processioni, ad un mondo che nostro malgrado ci ha sempre affascinato e del quale ci portiamo dietro un retaggio molto forte, che spesso si riflette nei sensi di colpa, nelle condanne, nel vivere in clandestinità quando sei una persona differente, ami in maniera differente o nel
mio caso hai un percorso di vita differente, atipico rispetto ad altri percorsi umani. 

Eleonora Magnifico
Eleonora Magnifico nel video di “Sono venuta”

Il tuo “battesimo” come Eleonora Magnifico è coinciso con il battesimo della tua rinascita come donna?

Sì, all’inizio è stato un gioco ma anche voluto. Premetto che io vengo comunque dalla musica, ho fatto una lunga gavetta, ho coltivato una passione. Poi Eleonora sicuramente mi ha aiutata in molte cose, parlo soprattutto di consapevolezza. È successa questa cosa strana: indossare gli abiti che vestivo già da bambina è stata una rivelazione, come rigenerare una parte di me che ho nascosto per molti anni. Quando ho messo gli abiti da donna che finalmente volevo mi sono vista allo specchio e ho detto “questa sono io”, ma ancora con la paura, con il senso di colpa e il timore che gli altri potessero giudicare.

Quindi essere donna ed essere Eleonora Magnifico sono due percorsi che ad un certo punto si sono sovrapposti.

Esatto, lì è cominciato un percorso di consapevolezza che mi ha dato modo per riappropriarmi di un’identità alla quale avevo rinunciato per un periodo della mia vita, non per colpa mia, ma anche per la mancanza di coraggio e
opportunità. Il mio percorso di vita ad un certo punto ha coinciso con il mio percorso artistico. Eleonora mi ha salvato la vita, questo devo dirlo.

In un’intervista a “La Repubblica” hai detto che la vita gay a Bari negli anni 90 era molto più fervente di adesso. Cosa intendevi?

Sì, c’era più fermento e forse più bisogno di incontrarsi, conoscere, vedere com’erano le persone “come te”. Oggi non so se la nuova generazione abbia superato questa cosa, forse perché magari ci sono più opportunità di incontro anche al di fuori di certi contesti, grazie alla socializzazione virtuale.

Come dicevamo prima, “Sono venuta” ha compiuto dieci anni. Ricordi in che occasione è nata l’idea del pezzo?

Certo. Allora, io vengo dal mondo delle drag queen, anche se in realtà non mi ci sono mai sentita. A parte che ero negata nel farlo, non sapevo fare il sync, avevo un modo di pormi molto dissacrante rispetto alle vere drag, le mie performance erano piuttosto parodie delle artiste che mi piacevano. Lo consideravo un gioco, mi divertivo ad esibirmi sul palco. “Sono venuta” è stata una conseguenza di quello, volevo scrivere un brano nello stile delle artiste che io amavo, e tra il serio e il meno serio è nata la canzone. Un pezzo divertente, camp, che mi ha davvero aperto tante porte.

È un pezzo che ha funzionato molto con il passaparola, no?

Pensa che è una canzone che non ho mai promosso, e che ha funzionato esclusivamente sul passaparola. C’è stata gente che mi ha scritto, in maniera seria, dicendomi che si ritrovava nel testo. E ho pensato che il “nostro mondo” è fatto anche di questo: gioia, lacrime, cadute e risalite. Proprio come tutte le sensazioni di cui parlo, pur ridendoci su, in “Sono venuta”.

Non credi che ti abbia un po’ ingabbiato in un genere?

“Sono venuta” come ho mi ha aperto le porte, ma regalato anche un certo ostracismo da parte delle etichette e dalla stessa produzione che voleva ingabbiarmi, appunto, in un determinato pubblico. Questo continua a farmi incazzare perché credo molto in quello che faccio e il mio pubblico è sempre più trasversale. Faccio parte del mondo lgbt ma, e lo noto anche nei miei spettacoli, la mia creatività va oltre il mio pubblico di riferimento. Non canto solo per gay, lesbiche transessuali. L’arte non ha un orientamento sessuale.

Cerchi di veicolare anche dei messaggi nei tuoi pezzi?

Quello che faccio si riflette inevitabilmente in una buona dose di attivismo. Ogni uscita è importante per veicolare i messaggi. Sono io, Eleonora Magnifico e con la mia faccia, al di là delle parole che posso dire, lancio dei messaggi anche contro l’omofobia, la transfobia e l’intolleranza.

Eleonora Magnifico
Eleonora Magnifico in una serata live

Hai parlato spesso delle “grandi artiste” del passato a cui ti ispiri. A chi ti riferisci in particolare?

Potrei farti i nomi di Giuni Russo, Milva, Alice, Patty Pravo, Mina, ma ti farei tutti i nomi delle donne di quegli anni. Sono legata a tutte le più grandi interpreti del passato, che si facevano notare con le loro voci non omologate e spiccavano per le loro personalità molto forti, il loro talento e i loro testi. C’erano poi autori che costruivano canzoni appositamente sulle personalità delle interpreti. Erano cantanti nazional-popolari. Oggi purtroppo siamo passati ai cantanti nazional-commerciali che propongono musica tutta uguale. Si dicono indie ma oggi l’indie è diventato il mainstream per eccellenza. 

Hai collaborato con Viola Valentino, ma ci sono stati contatti con altre artiste?

Questa cosa non l’ho mai detta. In “Taccagna” avrebbe dovuto esserci un’artista anni 80 che quando ha sentito il pezzo è stata entusiasta, siamo state a cena insieme e ne abbiamo parlato a lungo, poi per un misunderstanding, non ci siamo capite – e diciamo che non è difficile litigare con lei – anche perché io ho il mio carattere lei ha il suo.

Adesso sono curiosissimo. Puoi dirci chi è?

Ma sì, anche perché la faccenda è chiusa. Era Rettore. Le era piaciuto molto il pezzo ma a causa di una serie di
fraintendimenti che non sono dipesi neanche da noi non si è fatto più nulla. Ad ogni modo Taccagna non era nato come duetto e forse alla fine è andata bene così, è una mia canzone e me la tengo stretta. Dovessi mirare in alto beh, quando ho scritto Taccagna ho pensato che avrebbe potuto essere cantata solo da Mina. Un po’ magari si presta, se pensi alla melodia.

Ci sta, assolutamente. Nuovi progetti? Magari un album in futuro?

L’album me lo chiedono in molti, ed è un regalo che voglio fare al mio pubblico. Ho molte canzoni nel cassetto, scritte da me ma anche che da molti autori. Ci fosse un produttore… ma arriveremo anche a questo. Per adesso sto preparando il video di “Devota” perché voglio chiudere il cerchio, e cercherò di farlo uscire entro la fine dell’anno.
Poi ho altri progetti, un singolo nuovo che non so quando far uscire, completamente slegato dal passato e diverso dalla “trilogia dell’attaccamento”. Molti mi vorrebbero nuovamente nelle vesti di Sono venuta, ma se ci tornerò sarà in modo completamente inedito. Non guardo mai al passato. Sono proiettata verso il futuro e verso cose nuove.

Eleonora Magnifico
Eleonora Magnifico

Per chi è nella zona di Bari, Eleonora ci tiene ad annunciare che è guest artist al BIG (Bari International Gender Film Festival) con una performance sul mondo del cinema che chiuderà la manifestazione domenica prossima, 30 settembre.

Credits immagine di evidenza: Giacomo Milella e Jiroshi Tenshi
Tutte le altre immagini sono tratte dal profilo Instagram di Eleonora Magnifico

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

, , ,