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Spettacolo

ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND (2004)

FILE - In this undated promotional file photo released by Focus Features, actors Kate Winslet, left, and Jim Carrey are seen in a scene from the film "Eternal Sunshine of the Spotless Mind." (AP Photo/Focus Features, David Lee, File)

L’unico neo di questo film sta nella scelta della distribuzione italiana di tradire completamente la poesia del titolo originale.
ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND è arrivato da noi col banale e ridicolo titolo SE MI LASCI TI CANCELLO.

Joel è deciso a sottoporsi a una cura sperimentale che promette di cancellare dalla memoria tutto ciò che riguarda la sua predecente relazione con Clementine. La sua ex ragazza, lei per prima, ha fatto lo stesso percorso e lo ha rimosso dai suoi ricordi.
Durante il processo di cancellazione Joel torna sui suoi passi, ma forse è troppo tardi…

Michel Gondry, regista visionario, dirige forse il suo capolavoro, sulla splendida sceneggiatura di Charlie Kaufman premiata nel 2005 con l’Oscar.

Definito ironicamente dalla critica “2001: Odissea nella mente“, è considerato uno dei migliori film del XXI secolo e inserito nella lista di Empire tra i 500 film più belli della storia del cinema.
Ma al di là delle classifiche, questo è un titolo che deve essere recuperato da qualsiasi cinefilo.

Lo splendido titolo originale viene ripreso da un verso dell’opera “Eloisa to Abelard” del poeta inglese Alexander Pope, verso che sarà citato anche nel film stesso.
Quel tedioso “Se mi lasci ti cancello” è il vano tentativo di far passare questo prezioso film come una qualsiasi commediola americana.

Struttura e montaggio sono vertiginosi e spesso possono disorientare anche lo spettatore più attento, ma le invenzioni e le visioni oniriche che sono disseminate lungo la trama rendono l’esperienza unica e sorprendente.
Non dovrebbe sorprenderci questo giacché lo sceneggiatore Kaufman è lo stesso di titoli mentali come “ESSERE JOHN MALKOVICH” (1999) e “IL LADRO DI ORCHIDEE” ((2002).

Impossibile poi non innamorarsi del cast stellare venuto a dare credibilità a dei personaggi perfettamente delineati nella loro complessa psicologia e nella loro disarmante umanità.
Incisive e appassionate le partecipazioni di Mark Ruffalo e Elijah Wood e quella di Tom Wilkinson.
Ma è Kirsten Dunst e la sua vivave e fragile Mary ad accompagnarci con stupore nel cuore (tradito) della storia e ad anticiparci quanto poi accadrà ai protagonisti principali.

E quindi eccoli i nostri amanti alla deriva, i Romeo e Giulietta divisi dai ricordi che si sgretolano letteralmente davanti ai nostri occhi increduli, che si ritrovano dolcemente abbracciati su di un letto in una spiaggia innevata o intenti a giocare con le bolle di sapone nel lavabo di una cucina. I nostri Joel e Clementine sono superbamente interpretati da un inaspettatamente malinconico e sofferto Jim Carrey e da una radiosa e luminosa Kate Winslet (una delle sue più belle prove recitative della sua intera carriera).

Ma nella confezione perfetta – da menzionare anche la fotografia di Ellen Kuras e le geniali musiche di Jon Brion – c’è un cuore pulsante e un messaggio che a fine proiezione lascia un sorriso e riempie gli occhi di lacrime: ci sono “errori” che meritano di essere ripetuti.
Solo la sincera conoscenza di se stessi e dell’altro, per quanto possa essere un percorso tortuoso e insidioso, ci può condurre all’origine di qualcosa che possiamo chiamare “amore“.

 

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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