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È stata una notte ricca di emozioni quella di Tel Aviv, che ha incoronato vincitore Duncan Laurence per i Paesi Bassi con “Arcade“, totalizzando ben 492 punti. Oltre al microfono in vetro, icona del concorso ormai da molti anni, i Paesi Bassi potranno onorare la vittoria ospitando l’Eurovision Song Contest 2020, presumibilmente nella capitale Amsterdam. È la quinta vittoria di sempre per la NOS, la tv di Stato neerlandese che cura l’evento.

Il giovane cantautore olandese non ha però ottenuto la vittoria schiacciante che tutti paventavano: il nostro rappresentante Mahmood lo ha incalzato fino a giungergli a soli 27 punti di distacco (465), un’inezia, se pensiamo ai soli 19 punti di distacco nella classifica giurie e ai soli 8 del televoto (pari allo 0,5% del totale).

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La classifica dell’Eurovision 2019

Per la delegazione RAI non resta che festeggiare il record di punti di tutti i tempi e una medaglia d’argento che mancava dal 2011, quando a rappresentarci c’era Raphael Gualazzi. Continua quindi la serie di risultati positivi che dal nostro ritorno ci vede costantemente in top 10 (7 volte su 9) e quasi sempre prima tra le big 5.

La scalata di Mahmood

Nessuno ci credeva sul serio, ma Mahmood ha vinto la sua scommessa. Giunto a Tel Aviv da completo outsider, e dietro nazioni blasonate come Svezia e Russia per gli scommettitori, si è imposto con una performance convincente, energica e senza sbavature, che ha coinvolto tutta l’arena, mai così reattiva durante tutta la serata.

Complice un sound innovativo e accattivante, e il retrogusto mediorientale di alcune soluzioni melodiche, “Soldi” ha catturato l’attenzione sia delle giurie che del pubblico. Piogge di punti (il massimo, 12) dalle giurie sono giunte da paesi vicini come Malta, Croazia, Nord Macedonia e San Marino (con la quale si è idealmente siglata una tregua dopo la serie negativa del tutto ingiustificata di punteggi attribuiti degli ultimi anni), ma anche da Belgio e Germania.

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Mahmood (photo: Thomas Hanses)

Al televoto, invece, abbiamo conquistato il massimo punteggio da Spagna, Croazia, Svizzera e Malta. Gli unici paesi dai quali non abbiamo ottenuto alcun punteggio risultano essere Estonia e Regno Unito.
A “Soldi” di Mahmood è stato assegnato anche il Marcel Bezençon Award come migliore composizione. Gli altri premi sono andati ai Paesi Bassi (Press Award) e all’Australia (Artistic Award).

Giurie: dominio della Svezia

A poco o nulla sono serviti i voti delle giurie europee verso la Svezia, nazione verso la quale, già dallo scorso anno, il televoto ha cominciato a mostrare segni di insofferenza. Il primo posto delle giurie, concesso dalle nazioni vassalle del blocco nordico e da paesi solitamente compiacenti verso il pop svedese (quest’anno mascherato da gospel-pop), è stato vanificato dal nono posto del televoto. Solo 93 punti per Jon Ludvik, che con la sua “Too late for love” ha raccolto solo la sesta posizione finale.

San Marino: migliore risultato di sempre

Dopo il sorprendente ottavo posto nella sua semifinale (quarto al televoto) con 150 punti, davanti a nazioni come Cipro e Portogallo, San Marino si affaccia per la prima volta nella storia del concorso in top 20 finale, archiviando il suo massimo risultato di tutti i tempi.

Il turco Serhat con “Say nanana” si è imposto addirittura al decimo posto per il televoto, intercettando vagonate di punti dall’est europa (più un punto dall’Islanda!). Gli amici del Titano chiudono ventesimi a 81 punti, davanti a Spagna, Regno Unito, Germania e soprattutto Grecia. Un risultato ragguardevole

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Serhat all’Eurovision (photo: Thomas Hanses)

Lo show

Messi a punto alcuni dettagli in regia, lo stile israeliano ha fatto la differenza rispetto a edizioni più modeste tenutesi negli anni precedenti (un esempio su tutti: Austria 2015 e Ucraina 2017), laddove è mancato lo spettacolo di contorno.

Esplosioni di luci e colori hanno accolto le 26 delegazioni nella presentazione iniziale, e l’ospitata di Madonna (criticatissima per l’affaire della bandiera palestinese mostrata da un ballerino) ha puntato i riflettori verso l’Eurovision anche da oltreoceano.

C’è stato spazio anche per alcuni vecchi rappresentanti isreaeliani come Dana International (vincitrice nel 1998), Ilanit (prima rappresentante della nazione nel 1973) e Gali Atari (vincitrice nel 1973). Buona la conduzione, soprattutto nei collegamenti in green room, e ottima la gestione del voting da parte di Bar Rafaeli – un po’ meno dal suo collega, l’occhialuto Erez Tal, che ha pasticciato con la suspence nella parte finale della call dei punteggi al televoto.

Non ci resta che attendere di conoscere i primi dettagli dell’edizione 2020, che si preannuncia ricchissima. I Paesi Bassi tornano a ospitare il carrozzone eurovisivo per la prima volta dopo 45 anni, e sicuramente non vorranno sfigurare a fronte di due edizioni (Portogallo e Israele) profondamente diverse ma perfettamente riuscite.