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Spettacolo

Eurovision Song Contest 2022, la review della prima semifinale (recensione e finaliste)

La prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2022 è archiviata. Le prime 10 canzoni si sono aggiunte a Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito per andare a comporre il quadro dei finalisti di questa sessantaseiesima, storica edizione italiana della kermesse europea.


La serata, condotta da Laura Pausini, Alessandro Cattelan e Mika, è stata anche occasione per celebrare la musica, sopratutto la dance nel corso dei decenni con Dardust, Benny Benassi e Sophie and the giants. L’emozione è invece arrivata con Diodato, e la sua performance ad altissimo tasso emozionale che lo ha portato, con due anni di ritardo, a cantare Fai rumore sul palco dell’Eurovision.

Non è mancato quel pizzico di italianità che ha reso lo show internazionale, solitamente legato a un rigido protocollo, decisamente più coinvolgente e caloroso: merito soprattutto dei presentatori, che per una volta non si sono limitati a dirigere il traffico ma hanno personalizzato la conduzione con battute e alcuni momenti di spettacolo condivisi con particolare affiatamento, come l’omaggio (apprezzato, ma insufficiente) a Raffaella Carrà.

La musica d’Europa, ovviamente, è stata grande protagonista della serata. Analizziamo nazione per nazione le performance di stasera.

Alessandro Cattelan, Laura Pausini e Mika. photo EBU/SARAH LOUISE BENNETT

ALBANIA | Ronela Hajati – Sekret ELIMINATA

L’Albania ha sviluppato negli anni una lunga tradizione in fatto di grandi voci femminili, influenze etniche e stage ricchi di fumo, fuoco e vento, con discreto profitto in termini di accessi in finale. Quest’anno è toccato alla carismatica Ronela, della quale si è chiacchierato moltissimo sui social per la performance provocatoria, gli outfit baracconi e alcuni tweet in cui lamentava un certo comportamento tossico dei fans. Purtroppo per lei, il suo percorso all’Eurovision si è fermato in semifinale. Cosa non ha funzionato? Innanzitutto la bruttissima prova vocale di Ronela (impietosamente riproposta nel recap), una coreografia volgarotta e forse una certa indisposizione del pubblico verso il genere fusion senza una precisa identità.

LETTONIA | Citi Zeni – Eat your salad ELIMINATI

Nulla di fatto anche per la Lettonia. Il brioso gruppo dei Citi Zeni con Eat your salad, canzone che ci decanta le lodi dell’essere green e mangiare verdura in fatto di sensualità e coolness, ha concluso la sua corsa all’Eurovision Song Contest. I loro tre minuti di puro funk sul palco sono stati tra i più divertenti della serata. Peccato perché sarebbe stato bello rivedere la loro performance in finale: sarà stata mica colpa dei lupi norvegesi che hanno rosicchiato potenziali votanti?

LITUANIA | Monika Liu – Sentimentai IN FINALE

Monika Liu sale sul palco e arriva l’eleganza, con una ballad cantata interamente in lingua lituana (non succedeva dagli anni ’90). E credo che una delle ragioni del passaggio in finale di Sentimentai sia proprio nell’aver proposto un’esperienza musicale insolita al pubblico d’Europa, che il lituano probabilmente non lo ha mai sentito parlare in vita sua. La Lituania brilla di luce propria sul palco del Pala Olimpico: pochi effetti visivi a corredo di una performance praticamente minimale e perfetta, ispirata alla tradizione della chanson (e il caschetto alla Fantaghirò della Liu ne è il complemento perfetto). E noi non vediamo l’ora di riascoltare questo gioiellino in finale.

photo EBU/SARAH LOUISE BENNETT

SVIZZERA | Marius Bear – Boys do cry IN FINALE

Anche per la Svizzera continua la scia di risultati positivi cominciata nel 2019 con Luca Hanni e continuata con Gjon’s Tears l’anno scorso. Quest’anno a raccogliere il testimone dei suoi predecessori in finale è Marius Bear, interprete dalla potente vocalità che ci racconta del potere salvifico delle emozioni. Sì, anche i ragazzi piangono, e non è il nome di una telenovela ma un messaggio tanto minimale quanto d’effetto. E minimale è anche lo staging, con un fascio di luce centrale e proiezioni che ricordano l’infanzia. Boys do cry è una canzone che va cantata iniziando con un filo di voce, senza eccedere in profondità, come una ninna nanna. Marius Bear riesce nell’intento di non svegliarci dall’incantesimo, e arrivati alle ultime note siamo ancora sopraffatti da cotanta bellezza che risuona come una fiaba disneyana a lieto fine.


SLOVENIA | LPS – Disko ELIMINATI

Nulla di fatto per i giovanissimi LPS (Last Pizza Slice), compagni di liceo prestati alla musica. La loro Disko è un tentativo piuttosto ardito di funk jazzato che non è stato particolarmente apprezzato dal pubblico dell’Eurovision. Il gruppo dei LSP ha affrontato una disinvoltura casual ottima per una serata di piano bar ma che forse suonava un po’ naif per il palco più importante d’Europa.

UCRAINA | Kalush Orchestra – Stefania IN FINALE

Di loro abbiamo già abbondantemente parlato in più occasioni: i Kalush Orchestra sono stati gli artisti più applauditi della serata, non sapremo mai quanto effettivamente per meriti musicali. Da parte sua, però, l’Ucraina non ha mai mancato una finale e l’eliminazione di quest’anno non è mai stata un’opzione. Stefania è un brano hip hop che fa della componente linguistica una parte integrante della performance, e gode, come ogni anno, di uno staging ben curato. Dopo la prima esibizione i Kalush godono ancora del favore dei bookmakers, che però si stanno orientando anche verso altri artisti (tra cui l’Italia). L’Ucraina avanza spedita verso il terzo microfono di cristallo? Lo scopriremo solo sabato.

BULGARIA | Intelligent Music Project – Intention ELIMINATI

Poco da dire sulla Bulgaria: le fiamme e il fuoco hanno solamente reso più calda un’eliminazione che era certa dal momento dell’annuncio del brano. Una canzone metal rock che sembra scritta dagli zii dei Beehive, che si potrebbe definire vintage solo per non usare un termine meno elegante, ossia vecchia. Uno dei momenti più bassi della serata.

PAESI BASSI | S10 – Die depte IN FINALE

I Paesi Bassi sono stati l’ultima nazione a essere annunciata stasera, anche se il loro passaggio in finale era tra i più scontati. Die depte gode di diversi punti di forza, tra cui l’impeccabile precisione vocale di S10 e un sound internazionale che rende anche la durissima lingua olandese piacevole e musicale. A fare dei Paesi Bassi una delle migliori esibizioni – se non la migliore in assoluto – della serata, è stata anche quella lieve commozione percepita sul finale. Un’emozione che è riuscita persino a sopraffare lei, la Galadriel dell’Eurovision, e a rendere squisitamente imperfetta una performance da dieci e lode.


MOLDAVIA | Zbod si Zdub & Fratii Advahov – Trenuletul IN FINALE

3 finali su 3 partecipazioni: i Zbod si Zdub sono ormai degli habitué all’Eurovision per la Moldavia: hanno partecipato nel 2005 e nel 2011, piazzandosi in sesta e in dodicesima edizione. Trenuletul è il pezzo più coinvolgente della prima semifinale: violini e fisarmoniche ci introducono nel mondo della musica folk, dei balli, dell’energia balcanica con la sua stravaganza. Anche per loro cantare nella lingua madre ha rappresentato un vantaggio: vista la quantità di brani finalisti cantati non in inglese, la speranza è che sempre più nazioni prendano esempio e portino all’Eurovision pezzi più identitari della loro tradizione musicale.

photo EBU/SARAH LOUISE BENNETT

PORTOGALLO | Maro – Saudade, Saudade IN FINALE

Una delle grandi sorprese di quest’anno è il passaggio in finale del Portogallo, con un brano in doppia lingua, portoghese e inglese (non succedeva dal 2006). Con un titolo del genere si va sul sicuro: è proprio in Portogallo che nasce il concetto di saudade, una sorta di intraducibile nostalgia. Per quanto gli effettivi tre minuti di esibizione siano percepiti come molti di più, Saudade, saudade ha una sua forza comunicativa nel tono sommesso di Maro, la cantante, e nella sottile raffinatezza della messa in scena, che vede le vocalist disposte in cerchio. Non per tutti, ma un contributo preziosissimo per coloro che amano la musica portoghese, tra fado e modernità.

CROAZIA | Mia Dimsic – Guilty pleasure ELIMINATA

In pochi si sono effettivamente accorti della Croazia sul palco dell’Eurovision quest’anno. Modesta la canzone, modesta la cantante, modesta la messa in scena. Nulla che faccia urlare all’orrore certo, ma i tre minuti di Mia Dimsic scivolano via senza riuscire a mettere a fuoco i singoli elementi di un’esibizione mediocre e noiosetta. Tutto naviga nelle placide acque dell’indifferenza. Puoi fare meglio di così, Croazia.

DANIMARCA | Reddi – The show ELIMINATE

Sono quasi dieci anni, ossia dalla vittoria di Emmelie De Forest, che la Danimarca non regala nulla di esaltante al pubblico eurovisivo. Neanche il tentativo delle Reddi di portare un po’ di rock old style, decisamente più da Misfits che da Jem e le Hologram, è riuscito a ravvivare l’anima di una nazione della quale possiamo decretare la morte musicale all’Eurovision. Che aspettino, come è già successo due volte, la vittoria dei vicini svedesi per ritrovare l’orgoglio perduto?

AUSTRIA | LUM!X ft. Pia Maria con Halo ELIMINATI

Halo troverà il suo sicuro successo lì in radio, dove Pia Maria (che non ha nulla a che vedere con Maria Pia Pizzolla di Saranno Famosi) non può fare danni: sì, perché il vero interrogativo che chiunque dovrebbe porsi è: come sarebbe Halo dal vivo se fosse cantata da qualcuno che sia capace? La sgraziata vocalist austriaca, a servizio del dj Lum!x (che è mezzo italiano), si è rivelata il vero ostacolo della corsa di questo brano verso la finale. Abbiamo ballato tutti, inutile negarlo, ma resta una domanda: perché Pia Maria, con la sua mezza ottava di estensione? Ciò non esclude il fatto che, per gli amanti del trash, Pia Maria sia stata una manna dal cielo.

ISLANDA | SYSTUR – Með hækkandi sól IN FINALE

Metti un country islandese a Torino. In inslandese. Un meltin’pot di stili e risonanze che potrebbe apparire quanto meno bizzarro come un ornitorinco, ma che ha fruttato a questo trio di sorelle il passaggio in finale. Le Systur sul palco hanno cantato senza cercare di stupire a ogni costo, con un look a metà tra Brokeback Mountain e Hanna Montana. Le ritroveremo in finale dove continueranno a brandire il vessillo transgender, soprattutto per sostenere il percorso di transizione del figlio di una delle componenti del gruppo che ha recente fatto coming out come persona trans*.

GRECIA | Amanda Georgiadi Tenfjord – Die together IN FINALE

La Grecia quest’anno punta in alto con una ballad ad altissimo tasso emozionale come Die together. Anche i maggiori detrattori del brano non possono nulla contro l’oggettiva bravura di Amanda Tenfjord: a lei non manca davvero nulla per far tornare la Grecia ai fasti di una volta, e dopo stasera anche strappare una top 5 non è più un’ipotesi così pellegrina. Come in molte altre performance anche qui il minimalismo (scenico e vocale) ha pagato. Non si ha bisogno di orpelli e gorgheggi quando c’è a disposizione una grande interprete, basta spingere l’acceleratore lì dove serve e assestare qualche buon colpo.

NORVEGIA | Subwoolfer – Give that wolf a banana IN FINALE

È uno dei tormentoni dell’anno, balletto incluso: a Torino non si parla che dei lupi gialli. Sono misteriosi come i Daft Punk (nessuno li ha mai visti in volto) e divertenti come Elio e le Storie Tese. Non parlano ma sono dei bravi ballerini, la loro canzone è uno spericolato nonsense che combina cappuccetto rosso e comicità demenziale. Ci sono tutti gli ingredienti per una finale epica che può portare i lupi gialli della Norvegia davvero in alto.

photo EBU/SARAH LOUISE BENNETT

ARMENIA | Rosa Linn – Snap IN FINALE

La difficile storia di Rosa Linn, ragazza armena che ha visto gli ultimi anni costellati da lutti (su tutti il suo papà), è al centro di Snap, il brano dell’Armenia. La canzone racconta di come sia difficile allontanarsi dal ricordo di chi non c’è più, e lo fa con un brano che però è ben lontano dai toni drammatici che ci si aspetterebbero. Nella sua esibizione Rosa Linn è circondata da pareti ricoperte da post-it, piccoli fogli che servono per ricordare. Alla fine, però, il desiderio di andare avanti nel proprio percorso di vita è più forte di un muro di ricordi. Un’interessante variazione sul tema del lutto, piuttosto raro all’Eurovision Song Contest.

Durante la finale sono state presentate anche le canzoni di Francia e Italia, che rivedremo direttamente in finale. Giovedì sarà la volta di Spagna, Germania e Regno Unito.

Che sia l’anno delle ballad? I risultati della prima semifinale sembrano suggerirci questo, insieme a una interessante rimonta delle canzoni in lingua nazionale. Identità ed emozioni, insieme ad autenticità e performance minimaliste. Vedremo se anche la seconda semifinale seguirà questo trend.

Questi i brani di stasera: giovedì 12 per la seconda semifinale conosceremo il quadro completo delle canzoni finaliste. A contendersi gli ultimi dieci golden tickets saranno:

  • Finlandia – The Rasmus con Jezebel;
  • Israele – Michael Ben David con I.M;
  • Serbia – Konstrakta con In corpore sano;
  • Azerbaigian – Nadir Rustamli con Fade to black;
  • Georgia – Circus Mircus con Lock me in;
  • Malta – Emma Muscat con I am what I am;
  • San Marino – Achille Lauro con Stripper;
  • Australia – Sheldon Riley con Not the same;
  • Cipro – Andromache con Ela;
  • Irlanda – Brooke con That’s rich;
  • Macedonia del Nord – Andrea con Circles;
  • Estonia – Stefan con Hope;
  • Romania – Wrs con Llámame;
  • Polonia – Ochman con River;
  • Montenegro – Vladana con Breathe;
  • Belgio – Jeremie Makiese con Miss you;
  • Svezia – Cornelia Jakobs con Hold me closer;
  • Repubblica Ceca – We are Domi con Lights off.

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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