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Spettacolo

Eurovision Song Contest 2022, la review della seconda semifinale (recensione e finaliste)

Giro di boa per la manifestazione musicale più seguita al mondo. In diretta dal Pala Olimpico di Torino ieri sera si è tenuta la seconda serata dell’Eurovision Song Contest 2022, valevole per gli ultimi 10 posti in finale che hanno completato il quadro delle 25 nazioni che domani sera si contenderanno la vittoria e la possibilità di ospitare l’evento nel 2023.


Ricordiamo i dieci paesi che si sono assicurati la finale martedìSvizzera, Armenia, Islanda, Lituania, Portogallo, Norvegia, Grecia, Ucraina, Moldova e Paesi Bassi. A questi e alle Big 5 finaliste di diritto – Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, questa sera si sono unite Serbia, Azerbaigian, Svezia, Polonia, Australia, Belgio, Finlandia, Repubblica Ceca, Estonia e Romania.

Una semifinale sensibilmente diversa dalla prima, sebbene si sia confermata la tendenza dell’anno, quella delle ballad: un trend che può spiegarsi (seppure in maniera non esaustiva) con il bisogno di melodie più rassicuranti da parte del pubblico europeo. Tra le vittime eccellenti della tagliola delle semifinali c’è anche un italiano, Achille Lauro che quest’anno ha gareggiato per San Marino. A beneficiare del default sammarinese, decisamente inaspettato alla vigilia, alcune nazioni sempre in bilico, come Belgio o Estonia, con esibizioni decisamente meno infuocate di quella del Titano.

Entriamo nel dettaglio:

FINLANDIA | The Rasmus – Jezebel IN FINALE!

Aprono la seconda semifinale i The Rasmus, che molti di noi ricorderanno con la hit In the shadows di circa vent’anni fa. La Finlandia si riconferma la nazione del rock, genere che le ha fatto conquistare anche una iconica vittoria nel 2006. I The Rasmus inaugurano la performance con il frontman Lauri Ylönen che porge al pubblico un palloncino giallo. La sua espressione è inquietante: IT che incontra i Subwoolfer. Il brano è dimenticabile, ma in una finale con molte (troppe!) ballad potrà facilmente trovare la sua fetta di pubblico, come d’altronde hanno fatto l’anno scorso i Blind Channel.

ISRAELE | Michael Ben David – I.M ELIMINATO

L’inizio alla Michael Bublé è decisamente spiazzante, perché pochi secondi dopo si viene catapultati nel gaio mondo di Michael Ben e dei suoi ancheggiamenti. Il cantante di Israele ha un limite enorme nel suo egocentrismo (oltre che nella sua vocalità, piuttosto monocromatica) e I.M ha un’ispirazione banale, ovviamente declinata in quota Pride. Nulla che non si sia mai visto sul palco eurovisivo. Un’eliminazione che in pochi rimpiangeranno, visto anche l’egocentrismo ai limiti del parossistico di Michael, che ha letteralmente invaso la scena degli host nel momento di apertura delle votazioni. Non proprio corretto.

SERBIA | Konstrakta – In Corpore Sano IN FINALE!

Konstrakta non è Marina Abramovic ma la sua peffomanz ci ha regalato uno dei momenti più insoliti della serata: una lunga lavanda delle mani, con tanto di bacinella. La canzone è una critica molto dura al sistema sanitario serbo, che non riconosce gli artisti indipendenti come lavoratori e li costringe a pagare di tasca propria le cure mediche. Allora un artista, prima ancora di essere bravo, deve restare in salute. Con quali risvolti psicologici? Konstrakta sceglie la via più difficile per arrivare al pubblico, cantando una canzone mononota tra le righe di un soliloquio in lingua serba, cominciando chiedendosi il segreto dei capelli lucenti di Meghan Markle. Anche senza conoscere la storia dietro al brano si percepisce della genialità, e la platea viene martellata da sessioni interminabili di Biti zdrava. Questa è pefformanz.

EBU/SARAH LOUISE BENNETT

AZERBAIGIAN | Nadir Rustamli – Fade To Black IN FINALE!

L’Azerbaigian ci ha abituati, negli anni, a interpreti maschili affascinanti e dalle indiscutibili doti vocali. Fade to black non spicca per personalità, tanto da richiedere una performance in cui Nadir canta (benissimo) supino sulle gradinate, per farsi ricordare. Tre minuti di dolenti note, però, sono troppe un po’ per tutti, soprattutto a questa intensità. La bravurà c’è (e sarà stata sufficiente a convincere giurie e pubblico), ma non credo che ricorderemo questo contributo dell’Azerbaigian a lungo.


GEORGIA | Circus Mircus – Lock Me In ELIMINATI

Niente da fare per la quota rock progressivo di Eurovision 2022. I Circus Mircus sono un quartetto dall’immagine dirompente: un pirata, un cosplayer steam punk, persino un mezzo sabbipode di Tattoine. Sono pure divertenti da vedere. Peccato per l’eliminazione, perché Lock me in spingeva forte e aveva un bell’inciso rotondo. La Georgia però è garanzia di strafottenza: mentre le altre delegazioni programmano complicatissimi algoritmi per proporre la canzone perfetta, loro semplicemente se ne fregano, e fanno bene. Il problema è che agguantano la finale a ogni allineamento di pianeti.

MALTA | Emma Muscat – I Am What I Am ELIMINATA

Diciamolo una volta per tutte: w l’autodeterminazione, ma già quando Christina Aguilera cantava you are beautiful no matter what they say Emma Muscat probabilmente andava alle elementari, e in noi risuonano ancora quelle parole cantate divinamente dalla popstar che adoravamo su MTV. Riciclare il tema abusato del “sono come sono e va bene così” in questo stile “Mondo di Patty” suona un po’ stucchevole, per non parlare del titolo della canzone, un clamoroso autogol: chi non ha rimpianto Gloria Gaynor mentre Emma Muscat si compiaceva delle sue note calanti?

SAN MARINO | Achille Lauro – Stripper ELIMINATO

Il vero colpo di scena della serata è l’eliminazione della Repubblica del Titano: in dodici edizioni San Marino ha conquistato la finale solo tre volte, con Valentina Monetta nel 2014, Serhat nel 2019 e Senhit nel 2021. Curiosamente, nessuno di loro si è imposto alla prima partecipazione. Alla prima ci sono volte tre edizioni consecutive per spuntarla, agli altri due solo con la seconda partecipazione si sono aperte le porte della finale. San Marino ha bisogno di fidelizzare il suo pubblico riproponendo facce già conosciute. Ciò che però era sempre mancato è una performance da brividi (definite voi di che tipo) come quella di Achille Lauro stasera: infuocata, inarrestabile, con tanto di bacio al solito Boss Doms. Divertentissimo, ma nulla a cui Lauro non abbia già abituato noi italiani. E se per noi Achille ha un posto ben preciso nel mondo dello spettacolo, per il pubblico europeo (stasera tutto sbilanciato verso est) è un semisconosciuto che balla sul toro meccanico dei Luna Park, che canta pure malino. Quanto il “fenomeno Lauro” è realmente esportabile? Sarebbe il caso di cominciare a farsi qualche domanda, adesso che il Re, anche se veste Gucci, è totalmente nudo.

AUSTRALIA | Sheldon Riley – Not The Same IN FINALE!

Un bel derby con l’Azerbaigian: due ballate emozionali, due strutture a gradini in scena, grandi acuti. Sheldon Riley migliora la performance della nf australiana, che aveva tinte davvero troppo cupe e toni più melodrammatici di un film di Mario Merola. La zanzariera in faccia però, sormontata da una graziosa coroncina, resta. Not the same è un brano dalla struttura melodica molto semplice, quasi impalpabile (lo stesso Riley lo ha scritto a nove anni), ma gode di un arrangiamento sontuoso che sostiene una vocalità pulita ed elegante, non esagerata come settimane fa. È un serio contendente alla top 10.


CIPRO | Andromache – Ela ELIMINATA

Dopo il trittico Fuego – Replay – El diablo, il proposito di Cipro era campare di rendita con il pop mediterraneo, strappare finali e vivere nella bolla eurovisiva della sufficienza. Il sogno si è interrotto con l’intrigante canzone Ela, che ha visto in Andromache la sua pessima interprete. Più immobile del sole al centro del palco, questa Nina Moric cipriota fa davvero il minimo indispensabile per portare a casa la performance: qualche vocalizzo arabeggiande (come suggerito da Malgioglio), un mezzo ammiccamento. L’impressione è che tutta Europa sia stanca della pigrizia di Cipro e delle sue rappresentanti che sono andate via via appassendosi: serve cambiare formula.

IRLANDA | Brooke – That’s Rich ELIMINATA

Le premesse erano buone: c’era una selezione nazionale dopo una serie di sciagurati fallimenti (un solo passaggio in finale in otto anni), c’era una canzone elettropop che avrebbe fatto ballare tutto il Pala Olimpico (che di ballare ha ballato). Eppure l’Irlanda, la nazione regina dell’Eurovision che da trent’anni resiste con un incredibile numero di vittorie (ben 7), proprio non ce la fa a rimettersi in carreggiata. Brooke non è certo Beyoncé, ma va dritta come un fuso offrendo una discreta prova vocale. Nel mare magnum di ballad l’Irlanda non avrebbe sfigurato nel grand final di sabato: poco male, lo ricicleremo per prossime sessioni di aerobica.

MACEDONIA DEL NORD | Andrea – Circles; MONTENEGRO | Vladana – Breathe ELIMINATE

Due brani che metto insieme non solo per vicinanza geografica e per sorte, ma anche per sensazioni: Circles e Breathe sono due ballate tristanzuole che non hanno mai avuto alcuna chance di passare le semifinali e, come prevedibile, sul palco hanno dato vita a due performance molto diverse ma entrambe appesantite da una gravità pari a quella di Giove. Andrea cantava con una visibile commozione, probabilmente perché consapevole di ciò che l’aspetta a Skopje: una bella vertenza della MRT che è arrabbiata come una biscia perché domenica, durante il turquoise carpet, la cantante ha gettato per terra una bandiera per posare in una fotografia. E Vladana? I miei ricordi del Montenegro si fermano alla parabola attaccata alla sua schiena. Due momenti che rimpiangeranno in pochi.

ESTONIA | Stefan – Hope IN FINALE!

Nazione bizzarra l’Estonia, che non ha mai il pezzo della vita ma ogni tanto riesce a strappare qualche finale. Quest’anno si è rivelato positivo per gli amici estoni, che davo per spacciati al contrario di San Marino. La voce calda di Stefan, serrata in una musicalità spaghetti western (che possiamo considerare un omaggio a Ennio Morricone in terra italiana perché sì), sarà protagonista anche del grande show di sabato. L’ingrediente principale però è la ruffianeria, non la speranza.

ROMANIA | WRS – Llámame IN FINALE!

Dopo averci fatto credere di essere in grado di portare in Europa anche musica raffinata, senza riuscirci per tre edizioni di fila, la Romania è tornata al suo primo amore: la musica tamarra. D’altronde stiamo o non stiamo parlando di chi ha regalato al mondo Dragostea din tei? A Torino il carismatico WRS, vestito come un ballerino da sala anni ’80, ci ha regalato i passi che scalderanno le nostre notti danzanti tra qualche mese, con l’immancabile accento latino. Grazie Romania, continua a regalarci questi momenti indimenticabili!

POLONIA | Ochman – River IN FINALE!

Anche il passaggio di Ochman in finale era abbastanza scontato. Lui è giovane, belloccio e molto dotato vocalmente, ma dato che non si può avere tutto dalla vita, a controbilanciare l’indiscusso talento c’è la totale assenza di carisma sul palco, dove Ochman si presenta vestito da cresima circondato dai dissennatori di Azkaban. La Polonia abbonda con gli effetti digitali on screen: ma la canzone parla di un fiume o di una tempesta? E perché a un certo punto arriva la SCOSSA di Carlo Conti? Insomma, nonostante l’impegno per autosabotarsi, i polacchi sono riusciti a confermare i pronostici della vigilia. Più bella da ascoltare che da vedere.

BELGIO | Jérémie Makiese – Miss You IN FINALE!

Belgio, mistero della fede. La delegazione più altalenante del mucchio (anzi, le delegazioni, visto il continuo darsi il cambio tra valloni e fiamminghi) qualche anno fa sembrava quasi spianarsi la strada della seconda vittoria (2015 e 2017 su tutti), che però non è mai arrivata. L’ennesima qualificazione strappata per grazia ricevuta è targata 2022: che Jérémie Makiese abbia convinto più le giurie del televoto? La performance vocale di stasera è stata un mezzo disastro e un bel faccino non può giustificare un passaggio così rocambolesco. Miss you è un brano soul che non ha guizzi da segnalare: la finale è acquisita ma il nul points è una minaccia concreta.

SVEZIA | Cornelia Jakobs – Hold Me Closer IN FINALE!

Dall’introduzione delle semifinali solo una volta la Svezia ha mancato l’appuntamento con la storia: nel 2010, in Norvegia. Da allora, anche con scarti di produzione portati in scena da plasticosi interpreti senza bagaglio artistico, la mitica Svezia ha sempre goduto del favore o del pubblico o delle giurie (spesso di entrambi). Questo sembrerebbe l’anno del ritorno ai piani alti della top 10 dopo il 14° posto di Tusse a Rotterdam: riuscirà Cornelia Jakobs a demolire il vallo che separa la Svezia dal podio da 7 anni? Non saprei: la sciatteria della cantante, che in questi giorni ha avuto ogni sorta di problemi in prova, sembrerebbe allontanare anche i più gloriosi propositi, ma come ben sappiamo la Svezia può contare sui favori incondizionati del blocco nordico e su un nocciolo duro di fans. Hold me closer non regala vibrazioni da vincitrice e la trasandatezza (vocale, ma non solo) con cui Cornelia Jakobs si approccia al brano e alla performance sono dei chiari deterrenti. Sembra essere lì solo per farci un favore. Qualcosa, evidentemente, non funziona. Possibile che sia il mio solito pregiudizio sui primi della classe?

REPUBBLICA CECA | We Are Domi – Lights Off IN FINALE!

La vera sorpresa della serata. la Repubblica Ceca è un paese che non può contare sull’appartenenza di alcun blocco di voto, soprattutto per la sua storia eurovisiva ancora recente e discontinua. Quando arriva in finale è perché davvero ha il brano giusto. La particolarità di questa nazione è l’impianto sempre molto radiofonico delle sue entry, e Lights Off dei We Are Domi non fa eccezione. Il successo del brano ceco è nel ritorno della dance con le venature elettroniche anni ’90, nelle campionature synth, nella voce duttile ed evocativa di Dominika Haskova. Tre minuti di grande spettacolo dove le luci non sono off affatto.

Durante la serata sono stati presentati anche i brani di Spagna, Regno Unito (questi due tra i favoriti) e Germania. Li ritroveremo insieme ai finalisti domani sera, in quest’ordine di uscita:

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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