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Human Rights

INFLUENCERS: CIBO MANIAC

Parte oggi un nuovo filone di articoli che, settimanalmente, occuperà la giornata del mercoledì di di BL Magazine parlando di food bloggers: INFLUENCERS.

Il titolo fa chiaramente riferimento a coloro i quali, sui social network (in particolare Facebook, Instagram e Youtube) si pongono come autori di contenuti seguiti da decine/centinaia di migliaia (per non dire milioni) di followers, ossia di utenti , tanto da “creare” tendenze ed essere addirittura arruolati da marchi famosi per diventarne testimonial.

Il fenomeno degli INFLUENCERS è nato negli ultimi anni soprattutto grazie allo sviluppo del social network Instagram, originariamente concepito come un social dove si potesse condividere i propri scatti in maniera originale, con filtri e cornici, e oggi una vera e propria macchina da business dove la pubblicità, soprattutto per gli utenti più seguiti, può arrivare a valere svariati milioni di dollari.

 

 

Cominceremo il nostro viaggio nella rete andando a indagare nei meandri di uno dei temi di maggiore successo nel web: il mondo del cibo.

Oggi gli esperti in materia più famosi della rete si chiamano food bloggers, e tendenzialmente nascono come appassionati di cucina con un background sempre diverso, magari lontanissimo dal mondo dei fornelli.

Alcuni di loro, grazie al talento e anche ad una buona dose di fortuna, sono diventati dei richiestissimi e quotatissimi personal chef, star della tv, autori di libri molto venduti e personalità dall’enorme ego.

Il mondo della cucina nato dal basso è riuscito a insinuarsi in ogni ambito possibile e a vari livelli: dall’appassionato gourmet all’irriducibile della cucina tradizionale, dal pasticciere amatoriale all’esperto di ricette afrodisiache, a quello di cucina orientale e gran maestro di sushi, per non parlare della nuova frontiera del vegetarian/vegan/fruitarian/crudista che oggi va di moda anche tra gli “onnivori”. Un fenomeno ormai rilevante sotto tutti gli aspetti: pensate che il 69% degli adulti ammette di condividere abitualmente i propri pasti sui social network, pertanto l’attenzione sul cibo non è mai stata così focalizzata. Ogni giorno vengono condivisi milioni di piatti, panini, dolci. Fatti in casa o acquistati, è sempre tutto molto cool in qualunque modo la si guardi.

Ma vediamo di fare un po’ di storia: come siamo arrivati a questa invadente Babele di fornelli?

Tra le prime, celeberrime food bloggers da menzionare c’è Julie Powell. Nel 2002 aprì un web blog con l’intenzione di unire la sua passione per la scrittura con quella della cucina, e lo intitolò The Julie/Julia Project.

Sul blog, Julia era solita tenere una sorta di diario nel quale raccontava il suo ambizioso progetto di portare a compimento la preparazione di tutte le 524 ricette contenute nel libro Mastering the Art of French Cooking di Julia Child, star della tv americana famosa per le sue trasmissioni sulla cucina francese, appresa durante il suo soggiorno a Parigi con suo marito, funzionario del governo statunitense.

Il progetto del blog ebbe in poco tempo un enorme seguito, tanto da raccogliere l’attenzione della casa editrice Little, Brown and Company, che ben presto raccolse le vicende culinarie della Powell, oggi ricchissima conferenziera, in Julie and Julia: 365 Days, 524 Recipes, 1 Tiny Apartment Kitchen. L’inatteso successo del libro fu da ispirazione per un film, Julie & Julia di Nora Ephrom, con Amy Adams nel ruolo di Julie Powell e Meryl Streep nei panni della giunonica Julia Child.

E in Italia?

Benedetta Parodi

Mentre nel mondo cominciavano a moltiplicarsi format televisivi legati al mondo del cibo che inevitabilmente finivano per generare un gran seguito sul web, fino al 2008 il monopolio della cucina, soprattutto in tv e nel mondo dell’editoria, era nelle mani delle casalinghe, con Antonella Clerici al comando de La prova del cuoco, le tagliatelle di nonna Pina e l’esperienza di Anna Moroni con impasti, arrosti, torte e minestroni.

Quello della Clerici, però, era un dominio destinato a finire presto.

Un’intuizione del direttore di Studio Aperto Giorgio Mulè, portò uno dei volti più solari del suo tg, Benedetta Parodi (sorella della più famosa Cristina) a mostrare le sue doti anche dietro ai fornelli. Nacque così “Cotto e mangiato”, rubrica di cucina che aveva come target chi, della cucina, ne sapeva ben poco. Sfoglie pronte, pisellini surgelati e spadellate veloci divennero un marchio di fabbrica, tale da generare un successo senza pari e un nuovo modo di vedere la cucina, che finalmente non pareva più élite delle casalinghe attempate ma finalmente qualcosa alla portata anche dei più inetti, stanchi dei 4 salti in Padella.

Sul web, nel frattempo, una certa Sonia Peronaci, casalinga e imprenditrice, nel 2009 raggiungeva il ragguardevole traguardo di due milioni di contatti al mese per Giallo Zafferano, sito internet dedicato alle ricette più varie, famoso per la sua formula immediata, la semplicità delle proposte, la modalità community (con risposte degli autori delle ricette in tempo reale) e il tutoraggio video a supporto delle ricette scritte: una vera e propria macchina da guerra a colpi di amatriciane.

Ma è solo nel 2011 che il food diventa un vero e proprio linguaggio.

All’esigenza di far da mangiare comincia a emergere un’altra urgenza, quella artistica.

I giudici di MASTERCHEF

Mesi di tirocinio con i pisellini surgelati di Benedetta Parodi e le carbonare perfette di Sonia Peronaci trasformano i cucinieri improvvisati in raffinati chef, perennemente in cerca della materia prima esclusiva, dell’impiattamento perfetto, dell’effetto sorpresa.

È la generazione MASTERCHEF, che ha cambiato per sempre la concezione della cucina: da semplice passatempo diventa entertainment, show, fiera delle vanità. E gli chef non sono più delle figure sudaticce nelle vaporose cucine dei ristoranti di periferia ma delle autentiche popstar, inarrivabili totem di saggezza, capaci di incantare chiunque manipolando la materia prima e renderla immagine ancor prima che contenuto edibile.

L’effetto masterchef, unitamente alla fruibilità dei social network, fa esplodere definitivamente la moda della cucina come elemento fine a se stesso. Youtube, Instagram, Facebook cominciano a pullulare di aspiranti chef che cercano di emergere in qualunque modo.

L’immagine vince su tutto il resto, gli hashtag sono il titolo del libro di cucina preferito da milioni di utenti del mondo, i corsi di cucina diventano l’unico lavoro dei blasonati chef di città. Non si cucina più per gli altri ma per se stessi, per un lauto autocompiacimento estetico, e sul web si fa a gara a chi propone l’abbinamento più azzardato, la consistenza più improbabile, la zuppa più ricercata.

Chef Rubio

Parallelamente a tutto ciò, quasi come una naturale reazione ad un mondo di lustrini e paillettes spesso stucchevole e farlocco, si fanno strada gli irriducibili della cucina tradizionale, che grazie ad uno smartphone e a una nonna particolarmente espansiva, lanciano canali dedicati alla cucina povera, alla pasta e fagioli, ai panzerotti fritti, alle tielle ipercaloriche e alle focacce sciué sciué.

Basta farsi un giro su youtube e cercare “le ricette di nonna *inserire un nome di nonna a caso*” e riscoprire un mondo meraviglioso fatto di sapori genuini e sguardi amorevoli.

Per non parlare dello street food: via forchetta e coltello, usiamo le mani: Chef Rubio, singolare personaggio del mondo dello sport prestato alla cucina, ha proposto anni di variazioni sul tema su DMAX, Instagram e scaffali delle librerie.

 

Occhio anche alla pasticceria: non solo torte di compleanno ma complicatissime formule chimiche da bilanciare, chilate di pasta di zucchero per modellare personaggi dei fumetti, pan di spagna senza uova, torte senza latte, senza burro, senza farina. Torte senza torte.

Allora, come orientarsi in questo mare magnum di ricette?

Beh, spero che questa introduzione vi abbia incuriosito. Da mercoledì cominciamo a fare sul serio analizzando, più nello specifico, tutti i settori sopra citati. Affilate i coltelli!

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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