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Incendi e devastazione in Australia, tra cambiamenti climatici e animali in pericolo

L’Australia brucia ininterrottamente da settimane. Non siamo ancora ai livelli del “black saturday” del 2009, quando a causa degli incendi perirono 173 persone nella sola regione del Victoria, ma le circostanze straordinarie di questi ultimi mesi, con temperature bollenti (l’Australia si trova nell’emisfero australe, dove l’avvicendarsi delle stagioni è opposto rispetto all’emisfero boreale) e condizioni climatiche anomale, stanno causando una tragedia ambientale di proporzioni inimmaginabili.

24 le perdite umane accertate, 100.000 gli sfollati, 8,4 milioni di ettari di territorio andati letteralmente in fumo (in proporzione circa un quarto della superficie italiana o la quasi totalità dell’Islanda, per rendere l’idea), la cui metà solo nel Nuovo Galles del sud e il dato che fa, forse, più rabbrividire: mezzo miliardo di animali arsi vivi.

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Residenti difendono la proprietà dal fuoco a nord di Sydney. (via Getty Images)

Australia in fiamme: gli animali in pericolo

Non si tratta di una stima precisa, ma di una valutazione realizzata dall’Università di Sydney utilizzando un metodo che stima l’impatto del disboscamento sulla fauna australiana nei territori colpiti dagli incendi: sarebbero 480 milioni i mammiferi, gli uccelli, i rettili e gli altri animali morti tra le fiamme da quando è scoppiata l’emergenza, mentre nelle Blue Mountains, solo a novembre e dicembre, è andato bruciato il 50% delle riserve naturali.

Il WWF, inoltre, ha messo in allarme sui circa 8mila koala dispersi tra le fiamme. Si tratta del 30% dell’intera popolazione di questa specie nel Nuovo Galles del Sud. In tutta la regione, prima che iniziassero gli incendi, si contavano solo 28.000 esemplari di koala. Se malauguratamente le fiamme dovessero continuare a divampare, in soli tre decenni la specie potrebbe estinguersi nella zona.

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Volontario salva un koala dalle fiamme (via Getty Images)

Oltre ai koala, sarebbero in gravissimo pericolo specie autoctone come come canguri, wallaby, wombat, petauri, cacatua, potoroo, opossum, ornitorinchi, uccelli melifagi. Interi ecosistemi naturali che stanno collassando nel fuoco.

E non è finita: la forte emergenza idrica, che tra le altre cose sta contribuendo ad esacerbare animi ed energie, rischierebbe di farne pagare le spese a diecimila cammelli selvatici che, in cerca di cibo e acqua nella comunità aborigena di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara, si stanno spingendo a a invadere le proprietà private dei cittadini.

Per risolvere la situazione e preservare le riserve di acqua, migliaia di cammelli rischiano di essere abbattuti da tiratori professionisti. La drastica soluzione adottata sta ovviamente preoccupando il movimento animalista australiano, che chiede l’intervento del governo centrale.

Ma perché l’Australia continua a bruciare?

Le cause sono soprattutto il caldo (lo scorso mese è stata rilevata la temperatura più alta della storia dell’Australia, in tutti gli stati la temperatura media ha superato i 40°, perfino in Tasmania), i forti venti secchi e una prolungata siccità. Il tutto dipende da particolari condizioni climatiche come l’Indian Ocean Dipole.

Questo fenomeno fa sì che, quando le temperature della superficie del mare sono più calde nella metà occidentale dell’oceano e più fredde a est, vi siano precipitazioni superiori alla media nell’Africa orientale e una forte siccità nel sud-est asiatico e in Australia. La differenza positiva registrata tra le due temperature medie è la maggiore da sessant’anni.

A questa singolare situazione si deve sommare la mancata influenza del vento antartico e il ritardo della stagione dei monsoni al nord. Equilibri delicati tutti messi in discussione dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Ciononostante, numerosi sono stati anche gli incendi di matrice dolosa: nelle ultime ore, le autorità australiane hanno avviato procedimenti, nel Nuovo Galles, nei confronti di oltre 180 persone con l’accusa di per aver appiccato incendi boschivi, volontariamente o per disattenzione. In particolare sarebbero ben 29 gli incendi deliberatamente causati nel sud-est del Nuovo Galles del Sud in soli tre mesi.

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La Nasa ha pubblicato qualche giorno fa questa elaborazione grafica in cui viene mostrato lo sviluppo degli incendi nel periodo di tempo intercorrente tra il 5 dicembre e il 5 gennaio.

La portata degli incendi

Per dare un’idea della potente devastazione in corso in Australia, proviamo a darvi qualche informazione in più.

Si tratta di incendi molto alti, con fiamme che superano i 70 metri. Più alte, ad esempio, dell’Opera House di Sydney, che raggiunge al massimo i 65 metri. La velocità con la quale il fuoco si propaga nelle foreste è di poco superiore all’andatura da corsa umana (che è di circa 10 km/h), mentre l’erba arde a velocità doppia.

Stando a quanto appreso dal Bureau of Meteorology in Victoria, i roghi in corso alimenterebbero il fenomeno dei piro cumulonembi, ossia formazioni nuvolose capaci di provocare violenti temporali. Si tratterebbe di tempeste “indotte”, che tuttavia non riuscirebbero a domare le fiamme, ma al contrario peggiorerebbero la situazione con fulmini e raffiche di vento, e trasportando lontano ceneri e detriti. Questo accade perché i movimenti ascensionali di fumo e aria calda possono interagire con l’atmosfera e perturbarne le condizioni in modo non del tutto prevedibile.

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Schema riassuntivo del circolo vizioso degli incendi e di come questi interagiscono con l’atmosfera

Incendi in Australia, le conseguenze sulla popolazione

Circa 130 nuovi incendi sono stati accesi in tutto lo stato nella giornata di ieri, nei boschi, nelle foreste montane e nei parchi nazionali, e le temperature superiori ai 40° creano condizioni difficili per le migliaia di vigili del fuoco schierati sul campo.

La cittadina di Balmoral, a sud-ovest di Sydney, è stata in gran parte distrutta e decine di case sono state rase al suolo in condizioni catastrofiche già il 22 dicembre. All’inizio di gennaio, tuttavia, le condizioni erano ancora pericolose. È entrato così in vigore uno stato di emergenza per il Nuovo Galles del Sud: parchi, sentieri e campeggi sono stati chiusi e ai turisti è stato interdetto un tratto di 260 km (160 miglia) di costa del Nuovo Galles del Sud.

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Le montagne di ghiaccio color “caramello” in Nuova Zelanda

Le immagini satellitari del 4 gennaio mostrano la diffusione del fumo dagli incendi nel Victoria e nel Nuovo Galles del Sud, che ha influito sulla qualità dell’aria fino alla Nuova Zelanda, dove la polvere e la cenere degli incendi boschivi, trasportata dal vento, si è posata sui ghiacciai tingendoli di un inquietante color caramello.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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