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Spettacolo

“Geografie di un sogno e altre solitudini” di Fabrizio Funari, il teatro che torna ad essere catartico (recensione)

Fabrizio Funari (foto di Corrado Cascianelli)

Partecipare ad uno spettacolo significa soltanto guardare ed essere spettatori?


Guy Debord, filosofo del secondo dopoguerra, scrisse che “Lo spettatore più contempla, meno vive”. I situazionisti, seguaci di un nuovo modo di concepire l’arte che si sviluppa attraverso le avanguardie artistiche d’inizio Novecento, vedevano il teatro come uno spazio in cui lo spettatore era protagonista della scena, dove era libero di vagare, lasciandosi influenzare dagli stimoli offerti dalle scenografie e dagli attori. Da questa rivoluzione artistica nasce l’ultimo spettacolo di Fabrizio Funari, drammaturgo post-moderno, che s’intitola ‘Geografie di un sogno e altre solitudini’.

Il teatro di Funari si discosta dal modello tradizionale, poiché lo spettatore non resta seduto su una poltrona ma vive un’esperienza interattiva di cui è protagonista indiscusso. Lo spettacolo diventa dunque uno ‘spazio aperto’, che lo spettatore attraversa, affidandosi agli attori e alle situazioni per lui appositamente costruite.

Fabrizio Funari (foto di Corrado Cascianelli)

Chi entra vive un viaggio emozionale attraverso svariate scene che, senza una logica, si susseguono dando vita ad una realtà simulata che fa sentire lo spettatore in una dimensione metafisica come quella del sogno.

Gli ambienti riproducono situazioni atipiche ed inaspettate che colgono lo spettatore di sorpresa, come accade ne ‘Il Processo’ di Kafka, in cui il protagonista è vittima di circostanze paradossali che fanno diventare la sua vita un imprevedibile gioco di eventi. Elemento caratteristico del teatro di Funari è il dialogo che gli attori instaurano con lo spettatore, che può lasciarsi coinvolgere e immedesimarsi nella scena attraverso le vicende e i personaggi fortemente patetici.

In questo modo il teatro riacquista la sua funzione originaria di liberazione e purificazione dell’anima. Gli antichi greci infatti vedevano il teatro come un processo di catarsi che, toccando temi universali e profondi, metteva l’uomo a confronto con i limiti della sua esistenza. L’esperienza innovativa che Funari propone rivendica la posizione del teatro, che in questo modo si riprende il suo spazio, surclassando la realtà informatica che ci rende quotidianamente internauti della rete e offrendo una nuova forma di multimedialità, che si incentra sul gioco e sull’interazione, coinvolgendo in toto lo spettatore.

Partecipando di persona allo spettacolo, ho rinvenuto la presenza di due livelli: uno è quello del gioco, tramite il quale lo spettatore si mette in discussione, l’altro è il livello più profondo cui lo spettatore accede attraverso il gioco. Ho trovato nello spettacolo un mezzo per mettere al vaglio la mia idea di felicità, tuffandomi nel relativismo del teatro di Funari. L’esperienza può suscitare emozioni positive o negative, tutto dipende dallo spettatore, dal modo in cui questo vive e interpreta la scena. La mia esperienza è stata divertente, frizzante e dinamica, perciò consiglio ai lettori di imbarcarsi in questo viaggio surreale e stravagante per vivere un’occasione innovativa e inedita.

fabrizio funari teatro

Lo spettacolo durerà 30 minuti. Verrà ammessa, all’interno dello spettacolo, una persona alla volta ogni 15 minuti. La prenotazione del turno avverrà online. Tre giorni prima dello spettacolo verrà inviata una email con l’indirizzo della location segreta.

Lo spettacolo (qui l’evento fb), che non prevede la presenza contemporanea di più spettatori nella medesima location, sarà messo in scena nel rigoroso rispetto delle norme sanitarie nazionali connesse alla situazione pandemica. Il progetto vuole essere, inoltre, uno stimolo alla ripresa delle attività artistiche. Per questa ragione, il ricavato dei biglietti (15 euro) verrà interamente devoluto ai giovani attori colpiti dalla crisi economica provocata dal Covid19.

Prenotazioni e prevendite su Eventbrite. Fino al 20 settembre 2020
in una Location segreta nel centro di Roma.

Maria Sole Pianosi
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