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Spettacolo

GHOST, il classico con Patrick Swayze compie 30 anni. Tutte le curiosità

Probabilmente neppure Bruce Joel Rubin, sceneggiatore tutt’altro che produttivo nel corso degli anni, avrebbe mai immaginato un successo così clamoroso trent’anni fa per il suo Ghost, considerato oggi addirittura un’icona del cinema degli anni Novanta.


In effetti nelle intenzioni della Paramount, Ghost sarebbe dovuto essere un piccolo film con un budget di appena 22 milioni di dollari. Tuttavia alla sua uscita, nel luglio del 1990 (a novembre in Italia), il film ebbe un’inarrestabile successo incassando circa mezzo miliardo di dollari. Nonostante sia tutt’altro che un capolavoro ad oggi è ancora difficile comprendere quale sia in realtà la sua formula magica. Probabilmente il suo grande successo risiede nel fatto di essere tremendamente mainstream (il che non è detto che sia un difetto), accontentando qualsiasi fascia di pubblico, dagli amanti della commedia, dei drammi, dei film romantici, del thriller e del fantasy e persino del genere comico. E in tutto questo a distanza di trent’anni Ghost regge ancora alla grande.

La trama del film è arcinota essendo stato visto praticamente da tutti. L’impiegato bancario Sam Wheat, interpretato da Patrick Swayze, si trasferisce con la compagna artista Molly Jensen, interpretata da Demi Moore, in un loft newyorkese. Durante una giornata di lavoro Sam viene a contatto con ingenti somme di denaro di cui non conosce la provenienza ma subito dopo questa scoperta viene ucciso da un malvivente su commissione di Carl Bruner (Tony Goldwyn, il “Presidente Fitz” della serie Scandal), suo migliore amico e collega. Diventato un fantasma Sam decide di restare accanto alla sua addolorata compagna non solo per proteggerla da coloro che lo avevano ucciso ma anche per indagare sul suo omicidio e sul misterioso denaro ad esso collegato, scoprendo così che si trattava di soldi legati al narcotraffico in cui lo stesso Carl Bruner era implicato. Grazie ai poteri della sensitiva e truffatrice Oda Mae Brown Sam non solo riuscirà a salvare Molly da Carl e a fare chiarezza sulla sua fine ma anche a sfiorarla un’ultima volta e dirle quel “Ti amo” mai detto in vita.

ghost manifesto film
Locandina di Ghost

La costruzione di un classico contemporaneo

Il film, diretto da Jerry Zucker, regista famoso negli anni Ottanta per aver diretto numerosi film comici e demenziali, si regge essenzialmente sull’ottima sceneggiatura di Bruce Joel Rubin e molto più sugli intermezzi comici, terreno prediletto da Zucker, che sui risvolti romantici e thriller della vicenda.


Mentre lo straordinario e divertente personaggio della sensitiva Oda Mae Brown, interpretata da Whoopi Goldberg, giustamente premiata agli Oscar come miglior attrice non protagonista (secondo Oscar ad un’afroamericana dopo quello ad Hattie McDaniel per Via col Vento nel 1940), domina totalmente l’intero lato leggero del film, ciò non accade per i due protagonisti che non riescono a reggere del tutto il lato romantico della vicenda. In effetti né Patrick Swayze né Demi Moore, benché all’epoca fossero all’apice della loro bellezza, sembrano particolarmente affiatati come coppia nonostante la loro storia d’amore ultraterreno abbia fatto sognare milioni di spettatori.

In realtà a creare il giusto pathos nella storia, più della presunta bravura dei due protagonisti (candidati chissà perché ai Golden Globe), contribuisce la dolce e malinconica partitura musicale firmata da un gigante della musica per il cinema, ovvero Maurice Jarre, autore di colonne sonore di grandi capolavori della storia del cinema, in particolare per David Lean, come Lawrence d’Arabia, Il Dottor Zivago (suo il celebre “Tema di Lara”) e Passaggio in India per i quali vinse i suoi tre Oscar, e soprattutto il brano del 1965 Unchained Melody dei Righteous Brothes divenuto famoso al grande pubblico proprio grazie a questo film creando con esso un legame imprescindibile.

Le riprese del film si sono svolte nel 1989 in una New York ancora fortemente degradata, da come si può notare in particolare nelle scene notturne e in quelle ambientate nel borough di Brooklyn. Il loft di Sam e Molly si trova oggi nell’esclusivo quartiere di Soho a Manhattan. Oggi tale immobile, non solo per il quartiere esclusivo in cui si trova ma anche per essere stato il set di uno dei film più famosi degli anni Novanta, ha un valore stimato di circa 10 milioni di dollari.

Pur essendo tutto sommato un piccolo film le riprese hanno richiesto circa cinque mesi, abbracciando l’intera stagione autunnale che a New York è piuttosto fredda e umida. Per rendere credibili le scene in notturne in strada Patrick Swayze fu costretto, nonostante il freddo, non solo a stare praticamente sempre con la sua famosa maglia bordeaux, ma persino a masticare dei grossi cubetti in ghiaccio in modo da non mostrare il vapore acqueo dell’alito durante la recitazione (perché si sa, i fantasmi non respirano!).

ghost scena finale
La scena finale di Ghost.

Mentre la produzione fu sicurissima da subito a dare la parte del protagonista a Swayze non lo fu affatto per la protagonista femminile per la quale furono contattate anche Nicole Kidman e Meg Ryan. La Moore arrivò successivamente e fu scritturata per il film “perché sapeva piangere a comando” (chissà se era un complimento…). Il suo celebre taglio di capelli a caschetto arrivò ad inizio riprese (fu provinata con i capelli lunghi) e sconvolse non poco Jerry Zucker. Tuttavia fu proprio quel caschetto a trasformare la Moore in un’icona degli anni Novanta e a donarle quella dolcezza adatta al suo personaggio.

Whoopi Goldberg invece fu proposta dallo stesso Swayze, pur non essendo affatto convinta del suo personaggio. Per interpretare Oda Mae Brown furono contattate anche Oprah Winfrey (con la quale la Goldberg aveva già lavorato nel film capolavoro di Steven Spielberg Il colore viola) e Tina Turner. Per la sua spassosa e matura recitazione l’attrice vinse non solo l’Oscar ma un grandissimo numero di premi tra cui il Golden Globe e il Bafta.

In definitiva, Ghost fu davvero un caso eccezionale per quegli anni e ancora oggi raccoglie intorno a sé un cospicuo numero di fan, soprattutto da parte del pubblico femminile, che individuano nel film un punto di riferimento del cinema romantico. Senza infamia né lode resta sicuramente uno dei nuovi evergreen del cinema a cui nessuno (ma proprio nessuno!) rinuncia nei suoi frequentissimi passaggi televisivi.

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Un misto tra Des Esseintes e Ludwig

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