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Spettacolo

GHOST STORIES (2017)

Voto 8


Il professore di psicologia Philip Goodman ha sempre investigato sui fenomeni paranormali, smascherando farse e imbroglioni.
Ma una misteriosa lettera lo porterà a indagare su tre casi assai particolari che difficilmente troveranno una spiegazione razionale.

Se nel 1995 il film cult SCREAM di Wes Craven aveva riportato in auge un genere – lo slasher movie – ormai morto, destrutturandolo e ridefinendo le sue regole intrinseche anche in maniera esilarante, qui assistiamo a un processo similare ma con esiti altrettanto sorprendenti.

Tutto potrebbe esserci chiaro fin dai primi 10-15 minuti ma il professore Goodman ci avvisa che “ La Mente Vede Solo Quello Che Vuole Vedere” e in effetti…

…I due registi Andy Nyman e Jeremy Dyson conoscono bene i meccanismi della paura: i suoi tempi, le sue ambientazioni, le musiche, le luci. Hanno deciso quindi di portare sul grande schermo una piece teatrale di grande successo che gira il mondo dal 2010 e di omaggiare quindi i classici del terrore delle grandi e vecchie case di produzione di film horror come la Hammer che fece la sua fortuna a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘70. Come non manca di citare anche un classico come LA CASA di Sam Raimi ( nella soggettiva a livello basso di un demone che insegue la sua vittima ) per sottolineare ancora di più quello humor nero che invade tutta la pellicola.

E infatti – come nell’opera di Craven – tutti gli elementi scenici e tutti gli stereotipi del racconto del terrore vengono usati nella loro massima resa ( non mancano e sono tantissime le scene in cui la tensione si fa insostenibile e sono saltato sulla poltrona almeno una decina di volte! ) ma sono anche ridicolizzati o decostruiti. E così i tre singoli episodi, che vedono impegnati volti più o meno noti al grande pubblico inglese ( il comico gallese Paul Whitehouse, l’astro nascente Alex Lawther lanciato dalla serie “THE END OF THE F***ING WORLD” e il più conosciuto Martin Freeman che ha preso parte a titoli come LO HOBBIT e il più recente BLACK PANTHER ), se in un primo momento possono sembrare sconnessi o privi di logica, come i pezzi di un puzzle da finire, troveranno un suo senso nel sorprendente finale. E il regista Andy Nyman, qui chiamato a interpretare il ruolo dell’incredulo professore, si ritaglia la parte migliore del film – la lunga sequenza rivelatrice – dove vanno a crollare davanti ai nostri occhi i meccanismi cinematografici e narrativi.

Scritto da

Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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