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Gli agnelli di Pasqua: gustosa tradizione o crudeltà gratuita? (Inchiesta BL MAGAZINE)

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Come ogni anno, approssimandosi la Pasqua, l’eterno conflitto tra vegetariani, vegani, animalisti tutti e onnivori, vive un momento di particolare tensione. L’oggetto della discussione sono gli agnelli (si identificano tali i piccoli della pecora con meno di un anno d’età) che per tradizione religiosa finiscono sulle tavole imbandite degli italiani per il pranzo di Pasqua.

Cotto alla brace o al forno con le patate, l’agnello sembra essere irrinunciabile per il 51% degli italiani, ed è protagonista di numerose ricette regionali, soprattutto quelle dell’Italia centrale ricca di pastori: l’agnello “cacio e ova” abruzzese, quello “sotto il coppo” (dalla cottura lenta, ricoperto di brace), e che dire dell’abbacchio alla scottadito nel Lazio?

agnello arrosto
Agnello al forno con patate, ricetta pugliese

Una tradizione, per alcuni. E una vera e propria mattanza per altri. Ogni anno circa 500.000 agnelli vengono macellati per finire nelle nostre tavole. Ma i numeri sono in diminuzione. Dai 730.000 esemplari del 2010, si è passati ai 380.000 del 2017. Risultato di una campagna di sensibilizzazione che ha funzionato anche tra chi fa consumo ordinario di carne, di un ricambio generazionale attorno alle nostre tavole e di una marcata svolta vegetariana/vegana che ogni anno coinvolge sempre più persone, tanto che quest’anno 3 pranzi di Pasqua su 100 saranno “cruelty free“.

Ma perché mangiamo l’agnello?

Già, da dove nasce questa tradizione tanto invisa anche a chi la carne la mangia regolarmente? Direttamente dalla Sacra Bibbia. Si fa riferimento al sacrificio degli agnelli sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, seppure in maniera differente.

Nel libro dell’Esodo, in riferimento alla Pasqua ebraica (Esodo, 12 1-9), leggiamo che Dio dice a Mosè e Aronne “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere“.

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L’agnello nel nuovo testamento

Nel Nuovo Testamento, l’agnello sacrificale non è altri che Gesù, così chiamato da Giovanni Battista che annuncia “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!”, predicandone la natura sacrificale per la redenzione dei mali dell’umanità. Si tratta in ogni caso di un’allegoria, di cui il Nuovo Testamento è pieno. A differenza del Vecchio Testamento non si hanno testimonianze di mattanze di ovini di ogni tipo (ricordate l’ariete offerto a Dio dopo il Sacrificio di Isacco?), e la dottrina considera il sacrificio estremo, quello di Gesù, compimento ideale della Pasqua cristiana che non richiede di essere ricordato (ulteriormente) con un’offerta animale.

Alla luce di tutto questo, al di là di ciò che cristianamente è giunto fino ad oggi, considerando l’animale come simbolo del candore e della fragilità umana, chi mangia agnello non segue una tradizione cristiana, bensì ebraica.

Agnelli e macellazione: tutto quello che c’è da sapere

Ne “Il silenzio degli innocenti” (il cui titolo originale è “Il silenzio degli agnelli”), Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) chiede alla poliziotta Clarice (Jodie Foster) se gli agnelli – nella sua testa – abbiano mai smesso di belare da quando, durante la sua infanzia, le capitò di assistere allo straziante dolore degli agnellini da latte.

Una scena che probabilmente ha turbato molti consumatori di carne, che slegandosi dalle tradizioni hanno cominciato ad abbandonare in maniera sempre più decisa l’acquisto della prelibata carne di agnello durante il periodo pasquale. Portabandiera del Movimento Animalista è Vittoria Brambilla, parlamentare eletta tra le fila del centro-destra che più di una volta si è spesa per la causa degli agnelli. Ben 37 sono state le sue proposte di legge depositate, e tra queste si annovera quella di vietare la macellazione degli animali che non hanno raggiunto l’età adulta.

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Vittoria Brambilla, leader del Movimento Animalista italiano

Non voglio vietare niente a nessuno” ha commentato la Brambilla, che si dichiara vegana,ma invito soltanto le persone a documentarsi e a vedere come vengono uccisi gli animali. Non abbiamo il diritto di far soffrire un’altra creatura“.

Parlando di macellazione degli animali, la normativa è chiara e fa fede al
REGOLAMENTO CE n. 1099/2009Sulla protezione degli animali durante l’abbattimento“. Vi sono, infatti, una serie di regole che tutelano l’uccisione degli animali e la loro soppressione, non solo per ragioni alimentari (macellazione) ma anche per fini di spopolamento (come spesso accade per i cinghiali). Queste norme hanno il compito di evitare sofferenze inutili all’animale, in modo tale da restare incoscienti al momento dell’abbattimento.

La normativa europea recita: “L’abbattimento degli animali può provocare dolore, ansia, paura o sofferenze di altro tipo agli animali anche nelle migliori condizioni tecniche. Alcune operazioni relative all’abbattimento possono causare stress e ogni tecnica di stordimento presenta inconvenienti“. E dispone:

Gli animali sono abbattuti esclusivamente dopo lo stordimento. La perdita di coscienza e di sensibilità deve essere mantenuta fino alla morte dell’animale.
Eccezione: animali sottoposti a metodi di macellazione prescritti da riti religiosi, a condizione che la macellazione abbia luogo in un macello.

Ed è proprio il caso degli agnelli pasquali (soprattutto per la Pasqua ebraica), molti dei quali restano del tutto vigili al momento della recisione di trachea ed esofago.

L’abbattimento senza stordimento può essere effettuato solo presso strutture autorizzate, mentre altrove la prescrizione di legge prevede che si colpisca l’animale con un proiettile captivo penetrante, per permettere la perdita di coscienza per dissanguamento.

Tuttavia, anche nelle strutture dove non è permesso l’abbattimento senza stordimento, non vi è sempre un rigoroso ossequio alle norme di legge. Basta googlare “macellazione agnelli” su Google per ritrovarsi decine di video in cui si mostrano addetti all’abbattimento eludere le norme più elementari per una corretta macellazione (uno a questo link), senza alcun riguardo per la sofferenza dei piccoli agnelli appena separati dalla loro madre, presi per la coda, strattonati, macellati davanti ad altri cuccioli.

macello agnelli

Sia chiaro, è il destino di ogni animale presente sulle nostre tavole quello di non riuscire a concludere il proprio ciclo naturale di vita. I maiali, ad esempio, a fronte di un’età media di 15 anni vengono macellati dopo appena 12 mesi. I bovini dopo 24 mesi, mentre potrebbero vivere 20 anni, i conigli dopo soli 90 giorni, e 10 anni di aspettativa di vita. O le galline dopo 2 anni, mentre potrebbero covare per altri 6. Se la passano meglio le scrofe: 3-5 anni su 15, per permettere di riprodursi (fonte: essereanimali).

Ma allora perché a smuovere le nostre coscienze riesce meglio un piccolo agnello batuffoloso piuttosto che un cucciolo di maiale?

Buona Pasqua a tutti, laica o religiosa che sia. E buon appetito, qualunque cosa vogliate mangiare.

Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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