fbpx
Connettiti con noi

Sociality

Gli stereotipi dei protagonisti LGBT nei videogiochi [Parte 2]

Ci siamo lasciati un po’ di tempo fa con il concetto della bisessualità dell’ultimo minuto nei videogiochi (clicca qui per leggerlo), il luogo comune per cui molti protagonisti dei videogiochi diventano improvvisamente attratti da entrambi i sessi.


Questa volta andremo ad esplorare un altro espediente narrativo usato dalle major di produzione ancora più infimo: l’illusione della scelta.

L’illusione della scelta

I giochi della casa di produzione Bioware sono negli ultimi anni considerati dei pilastri della rappresentazione LGBT all’interno dei videogiochi, specialmente nell’ambito RPG. I personaggi delle loro saghe sono solitamente complessi, sfaccettati, realistici e soprattutto diversi tra loro. E il protagonista è completamente personalizzabile, sia nell’aspetto fisico che nella scelta dei partner.

Per questo sono considerati degli esempi da seguire. Ma la realtà è ben diversa.

Se da un lato può essere encomiabile avere la possibilità, durante il gioco, di scegliere un partner dello stesso sesso, non si può dire che questo voglia dire che il protagonista sia rappresentativo della comunità gay. E’ come se prendessimo un romanzo d’amore e sostituissimo “lui” e “lei” con “lui” e “lui”: non sarebbe un romanzo LGBT.

L’illusione della scelta è infatti un espediente usato da molte case di produzione per far credere al giocatore di essere al passo con i tempi e di poter includere in questo modo ogni tipo di pubblico. Tuttavia si tratta solo di un’apparenza, una scelta di comodo che non ha come base nessun discorso d’inclusione di minoranze o simili. Non c’è nulla dietro se non un’idea di marketing, al pari della bisessualità dell’ultimo minuto.

L’illusione della scelta è un espediente usato da molte case di produzione per far credere al giocatore di essere al passo con i tempi e di poter includere in questo modo ogni tipo di pubblico

Cosa fa pensare una cosa simile? Ci sono diversi motivi: i giochi Bioware inizialmente non contenevano scelte LGBT e sono state inserite solo dopo tante pressanti richieste, il marketing delle loro serie (specialmente Mass Effect) è di quanto più basico ci possa essere con il solito presumed straight white male come copertina del gioco e all’interno di tutti i trailer (nonostante in teoria sia personalizzabile). Sebbene da questo punto di vista si siano visti alcuni miglioramenti, anche Mass Effect Andromeda ha i suoi problemi.

In un cast di co-protagonisti composto da più di 10 persone c’è solo UNA possibilità di romance omosessuale

In un cast di co-protagonisti composto da più di 10 persone c’è solo UNA possibilità di romance omosessuale
Prendendo poi in esempio un’altra serie, Dishonored 2, ci rendiamo conto ancora che l’inclusione è solo una facciata di marketing e manca di sostanza. Durante lo sviluppo del gioco fu dichiarato che si avrebbe “trasposto più fedelmente il mondo” ma il tutto si è risolto nella solita bisessualità accennata in un codex trovabile solo in una sezione nascosta del gioco.

Usare il luogo comune della scelta è quindi il modo che le case di produzione dei videogiochi usano non solo per apparire inclusive ma anche per farsi pioneri di una comunità LGBT che cerca disperatamente protagonisti in cui rispecchiarsi.

Qualcosa forse di muove, ma solo con i personaggi secondari. Dorian di Dragon Age Inquisition può essere considerato un personaggio LGBT che affronta la sua sessualità senza essere stereotipato.

Il mobile gaming: Choices

Lasciamo il mondo dei games tripla AAA ed entriamo nel mondo del mobile. La situazione non migliora.

Choices è un videogioco (o meglio, un’avventura testuale) che presenta diverse storie, tra i racconti medieval-fantasy e il romantico. Il suo pubblico è chiaramente LGBT e femminile e conta più di 10 milioni d’installazioni.

All’interno di una delle sue storie più famose, The Crown and The Flames, giochiamo sia come regina che come eroe e abbiamo la possibilità di scegliere il nostro partner, anche del nostro stesso stesso. Peccato che nei capitoli successivi, se abbiamo fatto una scelta LGBT, questa verrà completamente azzerata e di fatto non sarà mai possibile avere un partner dello stesso sesso.

I gaymers si meritano più serietà

Chiudo questa rubrica con una brevissima opinione: ci sono tantissimi giochi là fuori e non si pretende che tutti abbiano una figura LGBT come protagonista scritta bene – nell’industria anche i personaggi eterosessuali sono costruiti malissimo.


Quello che si chiede è più serietà nell’approccio e anche più “sincerità” nella costruzione del personaggio.

Un esempio positivo di protagonista può essere Ellie, della serie The Last of Us. La sua sessualità è una parte fondamentale del suo personaggio, ma non è il suo unico tratto caratterisco.

Se vi è piaciuto l’articolo a breve parleremo di un gioco perfetto per i gaymers, anche se non si direbbe: League of Legends.

Avatar
Scritto da

Social Media Manager per passione, Geek per lavoro. O era il contrario?

Commenta

Ti potrebbe anche interessare...

Scopri i nostri social
Supporta BL Magazine con un 1€
Dona ora