All Hallows Eve

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Mi sono sempre chiesto per quale motivo ci si scaldi tanto attorno al tema “Halloween”.

Quest’anno ho deciso di girare un po’ tra i forum, e di leggere alcuni commenti su Facebook, per elaborare un quadro generale della situazione.

Le invettive lanciate contro questa festa sono un po’ tutte uguali: “è una festa americana“, “è solo consumismo”, “non ne capisco il senso”. Un altro commento che mi ha colpito è “Halloween mi fa schifo perché non ha nessuna radice, nessuna tradizione…. è una roba esportata che noi non sentiamo ma che facciamo ugualmente!”

Proprio su quest’ultima mi piacerebbe soffermarmi. È davvero così?

Samhain

Le origini di Halloween

Le radici di Halloween affondano nell’Irlanda dei Celti, ma solo nel XIX secolo la festa viene esportata in America.

I celti, popolo di pastori, scandivano la loro vita in base ai ritmi imposti dall’allevamento del bestiame.

Sul finire dell’estate, quando gli animali venivano riportati a valle per prepararsi all’arrivo dell’inverno, cadeva il capodanno celtico che coincideva con il 1° novembre. Era il giorno di “Samhain”, dal gaelico samhuinn, che significa summer’s end, fine dell’estate.

Col raccolto al sicuro, il bestiame ben nutrito e le scorte predisposte per l’inverno si poteva dare inizio ai festeggiamenti: si ringraziavano gli Dei per l’abbondanza ricevuta e veniva rafforzato il legame comunitario in previsione dell’arrivo della stagione invernale con tutte le difficoltà ad essa connesse.

Halloween RapeNella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, il velo che separava il mondo degli spiriti da quello dei vivi si assottigliava.

La gente si mascherava con pelli di animali per spaventare e allontanare la malasorte e gli spiriti malvagi. Si accendevano fuochi nei boschi, il “fuoco sacro”. Tornando in paese con delle candele all’interno di rape o cipolle, lo si portava di casa in casa raccogliendo le offerte per gli Dei e accompagnandolo con l’espressione: “offerta o maledizione?”, il corrispettivo di quel “dolcetto o scherzetto?” (trick or treat?) che ormai tutti conosciamo.

Va da sé che basta fare qualche piccola ricerca per comprendere il senso di questa ricorrenza, e scoprire che non si tratta una tradizione così lontana e avulsa dalla nostra realtà, perché anche in Italia avevamo, e ancora resistono, usanze molto simili.

A tal proposito, un altro simpatico fruitore del web ci fa notare come risulti da “appurate ricerche e confutazioni” che la festa non ci appartenga e che dovremmo fregiarci della “nostra-originale-festa-dei-morti”.

Io non è che lo odio…però non lo capisco…non fa parte della nostra tradizione…capisco che sia un’occasione in più per fare feste però non ci appartiene… […] ciò che arriva dall’estero viene sempre visto come un qualcosa di migliore. Pur essendo credente, io non ho il culto dei morti ma quello dei vivi, e a loro bisogna pensare

E ancora: “Odio Halloween per tre motivi: perché ritengo stupido tutto il modo in cui la festa si propone e la ritengo altamente diseducativa. C’è la festa di Ognissanti, per chi è interessato”.

A questo punto è doveroso rimandare ad una pagina che ricostruisce dettagliatamente come questo culto fosse presente già in epoca romana (cliccare qui).

Samhain

Come si è giunti a Ognissanti? Proprio da Samhain!

Pare infatti che i riti legati agli spiriti di origine pagana erano molto sentiti dalla popolazione, che continuava a onorare la tradizione con devozione immutata. La Chiesa aveva tollerato a lungo queste manifestazioni, fino a che non si decise di intervenire e di adattare l’ennesima ricorrenza pagana ad una festa religiosa.

Nel 798 Papa Gregorio III spostò la festa dei Santi dal 13 maggio al 1 novembre perché finalmente la fede potesse avere la meglio sul paganesimo. Ma questo non servì a frenare l’avvicendarsi di rituali, travestimenti e accensioni di fuochi che di fatto continuarono per molti anni, perché ormai radicati nella popolazione.

Solo nel X secolo la Chiesa adattò il calendario alla “Festa dei morti“, celebrata il 2 novembre. Una data che celebrava i morti terreni che poteva giustificare antichi rituali pagani in auge.

A partire dal 1600, grazie al colonialismo britannico, la festa di Samhain/Halloween (All Hallows eve – Notte di tutti gli spiriti sacri) fu esportata nel “Nuovo Mondo” e in quell’ambiente, così lontano dall’Europa, seguì il proprio corso. Le rape diventarono zucche e tutto assunse i connotati che oggi ritroviamo nella festa di travestimenti, frizzi e lazzi sbarcata anche in Italia da qualche tempo.

I riti di “Halloween” in Italia

Ma anche nella nostra cultura italica persistono tradizioni riconducibili a questo culto molto discusso, che ci dimostrano quanto, noi Europei, siamo stati sempre interconnessi.

A Serra San Bruno, in Calabria, ad esempio, si ritrova l’usanza, da parte dei ragazzi, di intagliare la zucca, il “Coccalu di muortu“, che in dialetto vuol dire per l’appunto teschio, da portare in giro per le strade e chiedere alla gente “Mi lu pagati lu coccalu?” (“Me lo pagate il teschio?“). Link.

Studenti con il coccalu
Studenti con il “Coccalu di muortu”

A San Nicandro Garganico, giusto per confutare gli interrogativi di chi si chiede “a che pro sacrificare i polpastrelli delle dita per creare una sinfonia di campanelli”, ricordiamo che è uso comune, il 1° Novembre, chiedere offerte di porta in porta, con i bambini che intonano una filastrocca che ricorda il famigerato dolcetto o scherzetto: “damm l’anma i mort, ca snnò t sfasc la porta” (dammi l’anima dei morti, altrimenti butto giù la porta).

A seguire i link con riferimenti alla storia di Halloween e alle celebrazioni in alcune località italiane

C’è poi chi reputa Halloween una festa altamente diseducativa. Cosa ci sia di diseducativo nel celebrare questi riti, francamente, ancora mi sfugge. Non c’è nulla di troppo diverso dal modo in cui si celebra In Sicilia la “Festa dei Morti”, da noi proprio chiamata festa perché in onore di coloro che tornano vicino a noi in quel giorno.

Mia madre e mia nonna, ad esempio, portavano me e mia sorella al cimitero per pulire le tombe dei nostri parenti defunti, facendoci trovare a fine giornata un regalo presso uno dei tumuli. Era quasi spontaneo raccontare storie o aneddoti sul caro estinto così da creare un ponte che unisse noi a loro.

In Puglia, inoltre, è usanza preparare la sera del 31 la cosiddetta “Tavola dei morti“: consiste nell’imbandire il proprio desco con frutta di stagione, mandarini, castagne, frutta secca, pane, conserve, formaggi, per onorare le anime dei propri defunti nella notte di ognissanti.

Chiudo con un’usanza che meriterebbe uno spazio tutto proprio, a mio avviso, per la complessità della storia e per la cura che veniva usata nei confronti del caro estinto, in un’atmosfera quasi struggente. Pur non ricalcando perfettamente i rituali di Halloween come le usanze appena esposte, è altresì vero che ben poche tradizioni condividono con la cultura celtica un culto per l’aldilà così profondo.

Le anime “Pezzentelle” a Napoli

Siamo a Napoli. Qui ci si può imbattere, nel rione Sanità, in curiose cappellette chiamate “Grotte delle anime del Purgatorio”. La scena rappresentata è comune a tutte: una figura avvolta dalle fiamme, che a braccia aperte cerca una preghiera che le venga dedicata. Il rinfresco, che nella tradizione partenopea è una sorta di sollievo concesso all’anima dal fuoco che la attornia, viene concesso ai defunti tramite le preghiere dei loro congiunti per farli accedere al Paradiso. Qui si mescolano tradizioni pagane e cristiane; magia e religione si avviluppano nel culto delle anime purganti o anime “pezzentelle” (dal latino petere, chiedere) che domandavano l’anima ai vivi in sogno chiedendo loro il rinfresco dai tormenti del fuoco, promettendo in cambio di concedere una grazia.

Una volta ottenuta, l’anima veniva familiarizzata: la cappelletta era adornata con oggetti di corredo e le veniva addirittura allestita attorno una piccola area domestica. Andando al camposanto, delle donne chiamate maste, indicavano quali erano le anime bisognose da “accudire”.

Ci si recava dunque alla sepoltura con ovatta, spirito e naftalina iniziando a lustrare il teschio e le ossa: la pulizia infatti avrebbe accelerato la salita in paradiso e dunque l’intercessione.

Teschi del Purgatorio
I teschi delle anime del purgatorio “familiarizzati”

Vuole essere un viaggio, questo, alla ricerca di una radice comune; un invito a condividere piuttosto che a dividere.

Non occorre essere antropologi per esercitarsi a scandagliare più a fondo nelle cose del mondo e non bisognerebbe mai posizionarsi “contro” una qualsiasi di esse a prescindere, per paura di diluirsi nello scambio interculturale.

Questo excursus è ad uso e consumo di chi volesse sentirsi, prima che cittadino di un fazzoletto di terra, nomade in un mondo più vasto e senza confini, per scoprire la bellezza, la magia e la storia che ci fanno danzare tutti attorno allo stesso Fuoco.

In questa giornata faccio gli auguri di un buon Samhain a chi come me lo celebra. Mi sento vicino a chi intraprende un viaggio di memorie verso chi non c’è più e mi rallegro per chi festeggia in maschera e balla tutta la notte.

Ad ogni modo buon Halloween a tutti voi lettori di BL Magazine!

Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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