Oggi ho il piacere di recuperare un titolo del 2001, “HEDWIG – La Diva con qualcosa in più”.
Un concentrato di musica e arti figurative ed eccessi e meravigliose parrucche che rapisce e incanta.

Hansel, originario dell’Europa dell’Est, ora vive in Kansas con una madre fragile che ha dovuto lasciar il marito dopo aver scoperto che egli abusava del suo bambino.
Durante l’adolescenza Hansel si innamora di un militare di colore che lo porterà all’altare, non prima però di aver effettuato un certo taglio col passato.
Così ecco un altro amore sbagliato con un giovane cattolico desideroso di emergere.
Tutte queste cicatrici (del cuore, del corpo e dell’anima) Hansel le cura con la musica.

Ecco nascere il suo alterego Hedwig che tra piccoli pub e locali di periferia cerca di realizzare il suo sogno: sfondare nel mondo della musica e di riappropriasi della sua felicità.

HEDWIG la diva con qualcosa in più
John Cameron Mitchell è la trascinante e biondissima Hedwig

Il film è stato prima di tutto un musical rock che ha debuttato nel 1998 a Brodway (musiche di Stephen Trask) ed è rimasto in scena nell’Off Brodway per più di 800 repliche, aggiudicandosi anche l’Orbie Award per il miglior musical.

John Cameron Mitchell non si limita a dirigere con freschezza e passione questo film, ma veste in prima persona i panni di Hedwig, conferendo al personaggio una credibilità ed energie uniche.

Per chi non conoscesse questo regista, è da considerarsi una delle più promettenti rivelazioni del recente passato.
Dopo questo film infatti ha poi diretto l’altrettanto sbalorditivo e provocatorio “SHORTBUS” (2006) e il dramma da camera “THE RABBIT HOLE” (2010), per poi accedere nel 2017 al prestigioso Festival di Cannes col film (fuori concorso) “HOW TO TALK TO GIRLS AT PARTIES” con Ellen Fanning e Nicole Kidman.

Qui, se anche potessero interessare o meno i film a tematica LGBT, è la musica a far da padrona con una colonna sonora che ricorda gli anni ’70, dove brillavano stelle dell’eccesso e dell’ambiguità come Lou Reed e David Bowie.
Ma l’intera opera è un misto irresistibile di kitsch e poesia e tema centrale, a parte la musica, è la ricerca – tipicamente socratica – del sé (“conosci te stesso”) tra dualità e parrucche e trucco pesanti.

Nell’epico viaggio nel glamrock di “Hedwig, la diva con qualcosa in più” (il titolo italiano, come da copione, è qualcosa di imbarazzante) si dipanano brani rock e ballate che meritano da sole la visione del film.
The Origin Of Love“, accompagnata da splendide animazioni che richiamano il mito greco e il simposio di Platone, è di una bellezza disarmante.
Ma non sono da meno anche brani come “The Angry Inch” e “Tear Me Down” o la struggente “Midnight Radio“, inno degli emarginati e di tutti coloro che sono alla ricerca della propria identità.

Il film si staglia nella mente grazie anche a delle trovate registiche sorprendenti e originali che giocano continuamente con le tecniche del meta teatro e del meta cinema, numeri da videoclip e una fotografia satura di colori che stuzzicano il nostro sguardo.
E la scena degli orsetti gommosi e colorati è certamente una piccola perla tra tante indimenticabili scene.

Da recuperare e … cantare!

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