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Dr. Rainbow

HIV e AIDS, frenano i casi in Europa occidentale. In Italia si contagiano di più gli over 50

Domani sarà il World Aids Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione nella lotta verso l’AIDS.


Con questo articolo cercheremo di capire, analizzando i dati integrati del report fornito pochi giorni fa dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) a che punto è la situazione dei contagi da HIV e dell’AIDS in Italia e nel vecchio continente con statistiche aggiornate alla fine del 2019, quindi subito prima l’esplosione della pandemia di Coronavirus che, in molti casi (tra cui l’Italia, che non ha ancora reso noto il report annuale dell’ISS) ha comportato un rallentamento dei report nazionali a causa di ritardi nella segnalazione dei contagi.

Potete scaricare il report completo, in inglese, a questo link

Sebbene l’infezione da HIV sia prevenibile, è significativo che in’infezione di l’HIV continui in tutta la regione.

Nel 2019 sono state 136 449 le nuove infezioni da HIV segnalate in 47 dei 53 Stati membri nella regione europea, ossia circa 15,6 nuove diagnosi ogni 100.000 abitanti.

Nuove diagnosi di HIV nella regione Europea OMS e UE (dal report HIV/AIDS surveillance in Europe 2020 – 2019 data)

La tendenza consolidata nell’ultimo decennio vede il numero complessivo di nuovi contagi più alto nell’est della regione (41,7 nuovi contagi per 100.000 abitanti), dalle otto alle quattordici volte più alti rispetto all’occidente (circa 5,5 nuovi contagi inclusi gli stati appartenenti al SEE, Spazio Economico Europeo) e al centro Europa (3,4 / 100.000).

Anche la modalità principale di trasmissione varia in base all’area geografica di riferimento: la trasmissione per via sessuale tra uomini è la
più comune nell’area occidentale dell’Europa (UE inclusa), mentre nell’est della regione è più facile che il virus si trasmetta con rapporti eterosessuali, per uso di droghe o per via parentale.

Il numero di persone con nuova diagnosi di HIV nella regione europea dell’OMS è aumentata del 19% nell’ultimo decennio, mentre il numero di nuove diagnosi tra i paesi dell’UE / SEE sono diminuiti del 9% rispetto allo stesso valore periodo.


Confrontando il numero di nuove diagnosi al numero stimato di nuove infezioni da HIV nell’ultimo decennio nella Regione OMS, è evidente che per
la maggior parte di questo periodo, più persone siano state infettate da
HIV già diagnosticato
, indicando che il numero delle persone che vivono nella regione con HIV non diagnosticato è decisamente crescente. Al contrario, si stima che più persone nell’UE / SEE sono state diagnosticate rispetto alle stime, indicando che la percentuale di coloro che vivono con HIV non diagnosticato sta diminuendo.

Il tasso di nuove diagnosi di HIV negli uomini nella Regione OMS (che, ricordiamo, comprende anche l’est Europeo) nel complesso, è aumentato a un ritmo più rapido rispetto alle donne: nel 2019 era addirittura il doppio. Le nuove diagnosi HIV in UE / SEE vede invece una diminuzione in entrambi i sessi, con tuttavia un tasso maschile tre volte superiore a quello femminile.

Nuove trasmissioni di HIV per fasce d’età e di genere in UE
(dal report HIV/AIDS surveillance in Europe 2020 – 2019 data)

Un dato interessante vede le nuove infezioni in maggioranza maschile in tutte le fasce d’età nella regione OMS europea, ad eccezione degli under 15: in questo caso sono le ragazze ad essere maggiormente infettate.

Grandi discrepanze tra la regione OMS e lo spazio UE/SEE si hanno anche nella fase di diagnosi: poco più della metà (53%) di coloro a cui è stato diagnosticato l’HIV nella regione europea presentavano una fase avanzata di infezione (conta delle cellule CD4 inferiore a 350 cellule / mm3 a diagnosi), con il 56% del totale nella fascia orientale.


Per quanto riguarda lo sviluppo dell’AIDS, nel 2019 12.535 persone sono state diagnosticate con la sindrome da immunodeficienza nei 45 paesi della Regione Europea dell’OMS, con un tasso di nuove diagnosi dell’1,7 per 100.000 abitanti. Di queste, solo 2772 appartengono all’area UE / SEE (con un tasso di 0,5 per 100.000 abitanti). Il dato dell’Europa orientale, stabilizzato tra il 2012 e il 2018, è tuttavia diminuito nel 2019.

HIV in Unione Europea e SEE

Tra i paesi dell’area UE/SEE più colpiti dai nuovi contagi troviamo Malta (16,2 ogni 100.000 abitanti e 80 casi), Lettonia (15,4; 295 casi) ed Estonia (13,4; 178 casi). I numeri più bassi si registrano in Slovacchia (1,9; 101 casi) e Slovenia (1,6; 34).

Il tasso di nuove diagnosi di HIV è più alto tra gli uomini (7,5 su 100000
abitanti) rispetto alle donne (2,4 per 100000 abitanti). Il rapporto complessivo maschi-femmine si attesta a 3,1 per 100.000 abitanti, con la Croazia (19,4) e l’Ungheria (13,0) che presentano la differenza di genere più marcata nelle nuove infezioni.

La modalità predominante di trasmissione nei paesi con la più alta differenza tra uomini e donne è il sesso tra maschi.

La fascia di età maschile più vulnerabile risulta essere quella tra i 20 e i 29 anni (18,0 per 100000 popolazione), mentre per le donne è quella dai 30-39 anni (6,1 per 100.000 abitanti).

Il sesso tra maschi rimane la modalità principale della trasmissione di HIV segnalata nell’UE / SEE: da sola conta il 39% di tutte le nuove diagnosi e ben il 51% di tutti i contagi con percorso di trasmissione noto. In particolare, i paesi più colpiti dalla trasmissione tra uomini sono Croazia, Cechia, Germania, Ungheria, Islanda, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia,
Slovenia e Spagna.

La seconda causa più comune di contagio è costituita dai rapporti eterosessuali: il 33% (8164) delle diagnosi di HIV e il 43% delle diagnosi con modalità di trasmissione nota. I rapporti eterosessuali raffigurano la modalità di dontagio più comuneme riportata in nove paesi dell’UE / SEE (Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Romania e Svezia).

La trasmissione dovuta all’uso di droghe rappresenta il 4% delle diagnosi di HIV nel 2019 ed è la probabile via di trasmissione per un quarto o più dei casi segnalati in Lettonia (26%) e Lituania (38%). Trascurabili i dati circa la trasmissione verticale del virus (da genitori a figli), che si attesta sotto l’1%.

Del rimanente 24% del totale delle nuove diagnosi non è stato possibile risalire alla trasmissione.

Modalità di trasmissione dell’HIV nei paesi d’Europa. In Italia vi è una sostanziale parità tra rapporti omosessuali e rapporti etero, con una lievissima maggioranza per i primi.
(dal report HIV/AIDS surveillance in Europe 2020 – 2019 data)

Poco meno della metà (44%) dei nuovi casi in UE / SEE attiene ai migranti: il 18% di loro proviene dall’Africa subsahariana, il 9% da America Latina e Caraibi, 8% da altri paesi del centro ed est Europa orientale e il 3% da altri paesi occidentali.

La tendenza dei tassi di diagnosi di HIV segnalati è diminuita leggermente tra il 2010 e il 2019. Il numero di diagnosi nei paesi UE è diminuito del 9% tra il 2010 e il 2019. Se però la tendenza generale UE / SEE è diminuita nel decennio appena trascorso, le tendenze a livello nazionale variano. Diversi Paesi, inclusi Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna e Regno Unito hanno segnalato una diminuzione dei tassi di nuove diagnosi. Al contrario, i tassi di diagnosi di HIV sono più che raddoppiati dal 2010 a Cipro, Malta e Slovacchia e sono aumentati di oltre il 50% in Bulgaria e Polonia.

Specificando per età, le statistiche sono diminuite dal 2010 in tutti i gruppi di età tranne per le donne sopra i 50 anni, tra i 25 e i 29 anni e e tra i 30 e i 39 anni.

L’età media alla diagnosi di HIV è aumentata da 34 a 37 anni anni tra le donne tra il 2010 e il 2019, mentre rimane stabile negli uomini a 37 anni.

L’Italia, come da figura in basso, è la nazione che vede i ventenni e gli over 50 (rispetto agli altri paesi UE) le fasce più sensibili al contagio, mentre le infezioni degli under 15 sono le più basse in Europa.

% di nuove diagnosi di HIV per paese e gruppi d’età
(dal report HIV/AIDS surveillance in Europe 2020 – 2019 data)

AIDS in UE

Nel 2019 sono state rilevate 2772 diagnosi di AIDS da 29 Paesi UE / SEE, con un tasso di 0,5 casi ogni 100000 popolazione.

Complessivamente, il 74% di questi AIDS le diagnosi sono state effettuate entro 90 giorni dalla diagnosi di HIV diagnosi, indicando che la maggior parte dei casi di AIDS nell’UE / SEE è dovuta a una diagnosi di contagio HIV tardiva. Questo dato vale per tutti i gruppi di trasmissione tranne le persone che ha acquisito l’HIV attraverso l’uso di droghe, di cui oltre la metà (60%) dei casi di AIDS si è verificato più di 90 giorni dopo la diagnosi di HIV.

La malattia che più definisce l’AIDS nel 14% dei casi è la tubercolosi polmonare e/o extrapolmonare nel 2019.

Nello spazio UE/SEE, il numero di casi di AIDS è più che dimezzato
nell’ultimo decennio
. Questo calo è stato notato in uomini e donne e in tutti i gruppi di trasmissione, ma appare maggiore tra i casi attribuiti alle iniezioni uso di droghe. Nonostante il generale declino a livello di UE / SEE, è stato segnalato un aumento del tasso di diagnosi di AIDS dal 2010 in Cechia e Ungheria. I decessi correlati all’AIDS sono diminuiti costantemente nel UE / SEE dalla metà degli anni ’90.

Nuove diagnosi di hiv e aids comparate con il flusso di decessi nel decennio 2010-2019
(dal report HIV/AIDS surveillance in Europe 2020 – 2019 data)

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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