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Human Rights

«Ho dormito con le braccia divaricate per 6 mesi» – Parla reduce da una terapia di conversione

Oggi per la quarta giornata di #10DaysOfHumanRights parliamo di un particolare tipo di schiavitù, quella psicologica.


In tutto il mondo si stanno moltiplicando i paesi che accolgono, nella loro legislazione, vari divieti alle cosiddette “terapie riparative” (e altri le stanno discutendo), delle vere e proprie forme di violenza nei confronti delle persone LGBT+ che vengono costrette, dalla famiglia o da autorità religiose, a sottoporsi a torture di vario tipo, fisiche e psichiche, per “rientrare nei ranghi” di una sessualità convenzionale e moralmente accettata.

Per queste persone, le terapie di conversione diventano dei buchi neri della propria esistenza. Una volta attraversato quel tunnel di privazioni, costellato da traumi, nulla torna più come prima. Resta l’infelicità di non sentirsi a proprio agio con la propria sessualità, e il senso di colpa diventa il motore degli eventi destinati a portare solo infelicità ad altre persone, in quanto i reduci da questi “percorsi di cura” sono  le persone che hanno sperimentato la terapia hanno 8,4 volte più probabilità di suicidarsi e sono 5,9 volte più esposti alla depressione.

Qualche giorno fa ci siamo imbattuti nella storia di Sam, un ragazzo gay di Singapore che a vent’anni ha deciso di intraprendere un percorso di riscoperta di se stesso. Vi riportiamo qui alcuni estratti dall’articolo pubblicato su LGBT+ Heckin’ Unicorn di Singapore, e ripreso da varie testate web locali tra cui Coconut.

Lo “spazio del cuore

Negli anni, Sam aveva collezionato relazioni sentimentali instabili, violente, attraversando indicibili difficoltà per ragioni che non riusciva a comprendere. Solo entrare in sintonia con le sue emozioni sarebbe stato fondamentale per capire cosa mancasse nella sua vita.

A 26 anni, Sam è volato in Giappone per partecipare a un seminario spirituale di cui aveva letto su internet. L’esercizio del seminario era piuttosto semplice, ma intenso: i partecipanti, accoppiati, avrebbero dovuto fissarsi negli occhi per 3 ore: stabilire quindi un contatto con lo sguardo del proprio compagno avrebbe quindi aiutato a guardarsi dall’esterno ed entrare in sintonia con la propria anima, ma l’esito non era stato dei migliori. Sam non aveva percepito nulla.

Il maestro spirituale, a quel punto, avvicinandosi, gli ha posto la sua mano sul petto, su quello che gli spirituali chiamano “spazio del cuore“.

È stato allora, in quel preciso istante, che Sam è entrato in contatto con la sua anima lacerata, esplodendo in un pianto incontrollabile. Le sue lacrime di angoscia, rabbia e confusione gli bruciavano le guance, come se anni di emozioni cancellate stessero tornando in vita con una scossa elettrica lungo tutto il suo corpo.


Eppure non era stato niente, in confronto a ciò che lo avrebbe colpito nei mesi a venire.

«In quel momento qualcosa è scattato – racconta Sam al  LGBT+ advocacy group Heckin UnicornHo improvvisamente ricordato di essere stato vittima di una “terapia di conversione” più di dieci anni fa. Avevo represso dei ricordi che mi stavano tornando indietro come una valanga».

A quel tocco sul petto del suo sensei erano seguiti tre mesi di disperazione. Sam aveva cominciato a soffrire di allucinazioni e non riusciva a smettere di piangere. Vomitava in modo incontrollabile, il suo corpo vibrava dal dolore. Non avrebbe esitato a porre fine alla sua vita se ne avesse avuto il coraggio. Tra quei focolai di sofferenza, però, alla fine aveva trovato la forza di lottare per la sua vita, rimettendo insieme i pezzi del suo passato.

«Ho iniziato a fare ricerche approfondite sulla “terapia di conversione”, e più ricercavo, più ricordavo gli anni perduti della mia adolescenza – ricostruisce Sam – Ho capito di essere gay durante la pubertà. E parlando con i miei famigliari più stretti mi rendevo conto che fosse qualcosa di cui dovevo sbarazzarmi».


Il primo coming out con sua madre, a 13 anni, era stato fallimentare: «Mi rispose che si sarebbe aspettata un grande funerale, dopo la sua morte. Era il suo modo freddo e indiretto di dirmi che si aspettava che avessi dei figli». Anche confessarsi non sua zia non era stata una buona idea: «Quando mi sono rivolto a lei, mi ha chiamato con epiteti dispregiativi e mi ha detto che la gente non mi avrebbe mai accettato nella mia condizione. Il messaggio della mia famiglia era chiaro: torna eterosessuale».

«Fu così che, a 15 anni, cominciai a setacciare internet in cerca di risposte – continua Sam – Nell’era di Internet dial-up era difficile reperire contenuti LGBTQ+ autentici. Le informazioni che trovavo sulle malattie sessualmente trasmissibili mi spaventavano: all’epoca l’HIV era ancora chiamato “il virus dei gay. Poi trovai una soluzione in un percorso di conversione offerto da una chiesa cristiana locale».

Si trattava di un “servizio di consulenza” per le persone che “lottavano con l’attrazione indesiderata per lo stesso sesso“, e sembrava perfetto per Sam. La sua famiglia non ne era al corrente, e si preoccupava più che altro che Sam si stesse convertendo dal taoismo al cattolicesimo.

In un mondo pieno di incertezze, Sam era certo che la chiesa potesse dargli delle risposte: «I ricordi sulle sessioni di consulenza sono vaghi, ma il loro messaggio centrale rimane chiaro nella mia mente: se sei gay, andrai all’inferno. Era un messaggio potente e terrificante che mi spinse ad andare avanti col programma. All’epoca non sapevo che i miei desideri sessuali fossero innati e perfettamente normali, e seguii tutto ciò che mi era stato ordinato di fare. Per molto tempo, pensai che tornare eterosessuale fosse una possibilità reale».

In particolare, mantenere il celibato era il punto focale del programma di conversione: «Il consigliere mi ripeté molte volte che se non avessi smesso di masturbarmi sarei andato all’inferno, che era sbagliato e peccaminoso avere desideri sessuali. Cominciai quindi a reprimere i miei desideri e a portare le cose all’estremo».

Sam si teneva saldamente le mani al telaio del letto ogni sera prima di andare a letto, per evitare di toccarsi il corpo. Un esercizio estenuante fisicamente e mentalmente, che però era riuscito a superare ogni notte per 6 mesi consecutivi prima di soccombere ai suoi desideri. Non lo avrebbe saputo che anni dopo, ma questo condizionamento psicologico estremo lo aveva reso incapace di toccarsi.

Ma più il tempo passava, più Sam si piegava dal tormento: «Ci furono alcuni motivi che alla fine mi portarono a lasciare il programma dopo 4 anni. Prima di tutto, niente aveva funzionato. Sapevo di essere ancora gay, e tutto quello che facevo era sopprimere sul nascere i miei desideri innati, e convincermi che non fossi degno di ricevere amore» Non erano mancate neanche le molestie sessuali da parte di uno dei consiglieri spirituali, ma il motivo scatenante dell’abbandono fu in realtà un altro. «Nel tentativo di riportare un po’ di gioia nella mia vita, chiesi a un amico se Dio avesse accettato una mia relazione gay amorevole, astenendomi dal sesso per tutta la vita. La risposta fu un inequivocabile no».

Una volta lasciato il programma a 19 anni, Sam era un uomo a pezzi: «Me ne andai non perché mi fossi reso conto che i loro insegnamenti avessero danneggiato la mia salute mentale, ma perché dopo 4 anni di tentativi, mi ero rassegnato ad andare all’inferno».

Un viaggio verso l’inferno e ritorno

Sam quest’anno ha compiuto 38 anni. Dopo aver speso migliaia di dollari in visite mediche, gli è stata diagnosticata la fibromialgia. In altre parole, uno stato di dolore fisico cronico indotto dal suo trauma psicologico estremo. Questi focolai dolorosi non sono solo imprevedibili, ma anche incurabili. Il suo petto potrebbe serrarsi da un momento all’altro e restare senza fiato, la sua faccia contrarsi improvvisamente e in modo incontrollabile rendendogli difficoltoso parlare, e le emicranie non dargli tregua.

A causa dei suoi problemi di salute, Sam ha anche dovuto fronteggiare diversi problemi economici, dovuti all’incapacità di mantenere un lavoro e alle costosissime terapie alle quali si sottopone.

Sarebbe bello se potessimo concludere la storia di Sam con una nota positiva. Ma la verità è che anche se Sam è un feroce sopravvissuto, la sua esperienza con la “terapia di conversione” lo colpisce ancora dopo vent’anni. Sam non è ancora pronto per uscire con qualcuno, perché pensa di portarsi addosso un fardello emotivo troppo grande perché qualsiasi relazione funzioni. Continua ad avere difficoltà nell’accettare pienamente la sua sessualità, anche se capisce che non c’è niente di sbagliato nell’essere gay. E continua a dormire con le braccia divaricate, perché il contatto fisico gli fa ancora bruciare il corpo dal dolore.

A Singapore le terapie di conversione continuano, purtroppo, ad esistere. Molti di questi programmi continuano a mostrare casi di “successo” senza riconoscere, o forse comprendere, come le terapie di conversione possano danneggiare irreparabilmente il benessere psicofisico di una persona.

Stop alle terapie riparative in tutto il mondo

Secondo le Nazioni Unite, qualsiasi tentativo di modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere di qualcuno è una forma di terapia di conversione, delle quali oggi si sta discutendo il divieto a livello mondiale. Molte organizzazioni psichiatriche internazionali hanno condannato le pratiche di “terapia di conversione” perché il consenso medico concorda sul fatto che non solo non funzionano, ma possono causare danni mentali ai partecipanti. Taiwan e Malta hanno completamente bandito le pratiche di terapia di conversione ormai da tempo, mentre la Germania lo ha fatto per i minori. Altri paesi come Canada, Israele, Nuova Zelanda e Regno Unito stanno prendendo in considerazione una legislazione che li renderebbe illegali.

In Italia nel maggio 2016 (durante la XVII legislatura), è stato depositato in Senato un disegno di legge (firmato, tra gli altri, dalla Sen. Monica Cirinnà) contenente “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori” tuttavia mai discusso né in Commissione né in aula. Stessa sorte per un altro ddl depositato pochi mesi dopo alla Camera, recante “Divieto dell’esercizio di pratiche volte alla conversione dell’orientamento sessuale dei minori“.

Eppure la “terapia di conversione” rimane legale nella gran parte degli Stati del mondo. Molti adolescenti come Sam continueranno a iscriversi a programmi che li condizionano psicologicamente a sopprimere la loro sessualità innata. La maggior parte di loro uscirà dai programmi con la sessualità invariata, ma la loro salute mentale ne risentirà profondamente.

Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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