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I 10 errori comuni che fanno rabbrividire gli Avvocati e distruggono i clienti

Avvocato in studio con cliente - Inghilterra - '800

Questa settimana l’articolo BL Legalità vuole essere una sorta di vademecum in cui sono elencati gli errori più comuni in cui praticamente tutti i clienti incorrono.


Ad ogni Avvocato sarà capitato, almeno una volta, di sentire pronunciare un certo tipo di frasi: affermazioni pronunciate con tranquillità e leggerezza, ma le cui conseguenze sono spesso, diciamo pure sempre, devastanti e che compromettono in maniera seria, e spesso definitiva, il buon esito dell’azione. nonché la possibilità di vedere tutelati i propri diritti.

Sebbene possa sembrare tremendamente triste ogni parola, ogni azione ha rilievo a livello giuridico.

Il primo consiglio è, quindi, fare attenzione a ciò che dite o fate…voi non lo sapete ma il dramma è dietro l’angolo!

Piccola precisazione: gli errori sono elencati senza seguire un particolare criterio se non quello di vederli commettere in una sorta di loop continuo.

1. Non ritirare le raccomandate o gli atti giudiziari.

Sfatiamo questo mito.
Non è vero che non ritirando le raccomandate una persona si mette al sicuro da ogni contestazione.
Non è vero che non ritirando la raccomandata nulla potrà essere fatto nei Vostri confronti.

Sciagurati! Non ritirate le raccomandate?

Bene, farete felici le vostre controparti, che per il semplice fatto di avervi inviato una raccomandata o notificato un atto si sono assicurate la possibilità di ottenere una condanna perché voi non vi presentate in giudizio.

Ebbene sì… una raccomandata o un atto non ritirato entro dieci giorni raggiunge comunque il suo scopo.

L’unica differenza? Ritirandola si potrà conoscere la pretesa della controparte oppure si potrà resistere in giudizio, mentre lasciando il plico a compiere la sua giacenza non si saprà mai chi è cosa si sta muovendo senza che ne si abbia conoscenza!

Altra notizia connessa: i processi contro di noi, sia aventi natura civile che avente natura penale, vanno avanti comunque anche in nostra assenza. Dirò di più: vanno avanti meglio e più semplicemente in nostra assenza!

2. Non controllare / segnare le date di ricezione.

Accade anche che il cliente ritiri la raccomandata o l’atto ma non segni da nessuna parte la data di ricezione dello stesso.


Per qualche motivo, che la scienza ancora non ha compreso nonostante le varie ricerche, il tempo passa e poi un giorno, non si sa dopo quanto, ci si ricorda di chiamare l’Avvocato per fissare un appuntamento.

In quella sede alla fatidica domanda: quando lo ha ricevuto? Gli scenari sono sempre gli stessi.

Boh, non ricordo precisamente, ma non c’è scritto? Forse ieri, no, due giorni fa.

Inizia così un terno a lotto, con tanto di telefonate a casa e aiuto da parte del pubblico, per tentare vanamente di capire quando l’atto è stato ricevuto.

Sembra una cosa da niente, ma sappiate che alcune azioni, soprattutto difese, possono essere fatte entro un determinato periodo di tempo e se non si conosce la data di ricezione dell’atto, che sarebbe quella da cui decorre il tempo per difendersi, si rischia di incorrere nella condanna alle spese oppure in una declaratoria di improcedibilità o inamissibilità.

3. Non verificare i termini

Altra cosa che succede SEMPRE: il cliente, ricevuta la folgorazione, ritira l’atto, segna la data e lo lascia lì sulla mensola. L’atto lo guarda ogni giorno e si ripete devo andare dall’Avvocato.

Finalmente, dopo aver trovato un buco libero nella propria agenda, il cliente si reca dall’Avvocato, gli porge l’atto ricevuto e… GAME OVER… i termini, per i profani si legga scadenza, sono passati.

Ormai non si può più fare niente. Come detto in precedenza, alcuni rimedi possono attivarsi in tempi precisi e ristretti, alle volte sono solo venti giorni!

La conseguenza? Il cliente ha ragione ma ormai non può più farla valere.

consigli avvocati
“Due avvocati in conversazione” di Honoré Daumier (1856)

4. Far da sé e prendere accordi autonomamente.

Ecco, in questi casi l’istinto di urlare contro il cliente augurandogli le peggiori disfatte viene represso con molta molta fatica.

Capita di trovarsi innanzi a clienti, laureati all’Università della Vita, col cugino Avvocato, che vanno su google o guardano Forum ( ************ parolacce*********) che, fieri del proprio operato, comunicano “Avvocato ho fatto tutto io!”.

Scopri così che hanno ammesso debiti inesistenti, siglato accordi capestro e chissà cosa altro.

Attenti, fate attenzione… anche un semplice messaggio, magari inviato per esasperazione, in cui si dice: “ti devo dare 8 ma se ti accontenti di 5 ti pago subito” significa riconoscersi debitori di una somma.

Questo riconoscimento non solo non ha bisogno di altre prove, ma fa decorrere la possibilità di chiedere il pagamento dal momento in cui è stato inviato e magari salvando il creditore dalla prescrizione!

5. Totale assenza di documentazione dei contatti avuti con persone che potrebbero essere coinvolte nella causa.

La scena è più o meno questa: il cliente arriva, si siede, raccontando magari di aver fatto qualcosa che non doveva oppure di essere rimasto vittima di un’offesa o di aver subito un danno.

L’Avvocato chiede: chi c’era con lei? Lo ha raccontato a qualcuno? Ha detto questa frase, di solito involontariamente si confessa tutto a chiunque, a qualcuno?

Il cliente, spalancando i suoi occhioni, risponde “ Assolutamente no!”.

Arrivi in Tribunale e ti trovi 50 persone che hanno sentito quello che non dovevano sentire e lo stanno testimoniando.

6. Non conservare i documenti

Altra ipotesi: i clienti fanno riferimento a documenti e circostanze particolarmente rilevanti, documenti fondamentali che potrebbero risolvere la questione.

Quando chiedi la copia degli stessi, si scopre che sono scomparsi misteriosamente, che non si sa dove siano finiti. Ebbene, se succede qualcosa che vi spinge a scrivere una lagnanza, a contestare un comportamento, sarebbe il caso di custodire gelosamente quel documento.

Le persone, invece, non conservano nulla e da questa azione derivano conseguenze terribili.

7. Usano il telefono e non scrivono mai nulla

Altro fenomeno privo di spiegazioni razionali è che ogni conversazione interessante, ogni elemento utile si è verificato al telefono. Non esistono tracce scritte di soldi prestati, di ammissioni di responsabilità.

È sempre tutto avvenuto telefonicamente.

8. Non si fanno rilasciare quietanze o ricevute di pagamento.

Ripetiamo tutti insieme questo mantra: cerchiamo di memorizzare una regola fondamentale.

Se si effettua un pagamento, qualsiasi pagamento, si ha diritto ad ottenere la quietanza.

La quietanza è un documento proveniente da chi ha ricevuto una somma di denaro, in cui viene scritto che in quella data viene versata la somma indicata per un determinato motivo.

Capita, invece, che si vada a pagare la rimanenza di un fattura, oppure dei beni o qualsiasi altra cosa e che magari lo si faccia in contanti.

Il cliente torna a casa e magari, giuro che è successo, dopo un anno si ritrova notificato un decreto ingiuntivo perché si contesta il mancato pagamento di una fattura.

Che prove si ha di aver pagato? NESSUNA

Se volete, quindi, evitare questo problema ricordate che se pagate in contanti, ed più in generale quando si paga, si ha diritto ad un documento che attesti l’avvenuto pagamento.

Pieter Bruegel il vecchio – “Studio legale” (1561)

9. La residenza non coincide col domicilio

Molte volte, soprattutto agli studenti universitari, capita di essere residenti nel Comune ove si è nati ma di essersi trasferiti in altro Comune, magari lontanissimo da casa.

Nel nuovo Comune si ha il domicilio ma non la residenza.

È un problema? Diciamo che è un problema di dimensioni incommensurabili.

Se nel luogo di residenza non è rimasto nessuno a ritirare la nostra posta o semplicemente ad avvertirci che sono arrivate raccomandate oppure atti… si verifica la compiuta giacenza cui facevamo riferimento prima.

Arriva, ad esempio, una cartella esattoriale legato ad un tributo non dovuto: in questo caso la notifica va fatta alla residenza, che si trova dove noi non abitiamo… così ci viene notificato un atto che non viene impugnato, e che ci costringerà a subire tutte le conseguenze negative perché noi eravamo ignari.

10. Minacciare sempre querele

Consapevole del fatto che sto per dare una notizia sconvolgente vi dico: non si può querelare/denunciare qualcuno per qualsiasi cosa.

Se avessi ricevuto 1 centesimo per ogni volta che ho sentito pronunciare, naturalmente a vanvera, questa frase: “io lo denuncio”, adesso sarei proprietaria di un intero arcipelago di isole caraibiche.

Alcune circostanze assumono effettivamente una rilevanza penale: in questo caso è opportuno proporre denuncia/querela.

Tante altre situazioni, seppure fastidiose, ingiuste e particolamente dolorose, non hanno rilevanza penale. Minacciare azioni senza che vi sia un fondamento giuridico comporta che la persona ad essere denunciata sarà proprio quella che ha dichiarato “io ti denuncio!”.

Ci sarebbero tantissime altre cose da dire perché, come affermato nell’incipit di questo articolo, ogni nostra azione, ogni nostra parola ha un valore giuridico ben preciso e molte volte quello che depone contro i clienti, e più in generale contro ogni persona, è la tranquillità con cui si fida, la leggerezza con cui si sorvola su alcune cose.

Il che non significa che bisogna vivere sempre in stato di ansia, ma solo che ogni tanto occorre essere più furbi ed attenti.

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Non faccio l'Avvocato ma lo sono. Calabra di nascita e "fiorentina" per adozione.

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