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Spettacolo

I cento anni de IL MONELLO di Charlie Chaplin: il primo classico del cinema

Un giorno senza sorriso è un giorno perso

Charlie Chaplin

“Un film con un sorriso e, forse, una lacrima”. Basta la prima didascalia de Il monello,  primo film di Charlie Chaplin, uscito esattamente cento anni fa nel gennaio del 1921, a descrivere l’intera poetica chapliniana fino alla fine della sua carriera, ovvero un’aperta critica sociale sempre in equilibrio tra comicità e drammaticità che negli anni del secondo dopoguerra gli creeranno non poche difficoltà negli Stati Uniti.


Tra comicità e dramma: un’irripetibile visione poetica

La peculiare ed irripetibile visione di Charlie Chaplin affonda nella sua dolorosa biografia che riaffiora in ognuna delle sue opere. Nato in un sobborgo di Londra nel 1889 da una madre cantante fortemente depressa e da un padre alcolizzato, visse in estrema povertà col fratello per svariati anni, passando per due anni anche in diversi orfanotrofi.

Charlie Chaplin da giovane

Grazie a sua madre mosse i primi passi nel mondo dello spettacolo affermandosi già agli inizi del Novecento nel mondo del circo insieme a Stanley Jefferson (meglio conosciuto come Stan Laurel). Pochi anni più tardi Chaplin emigrò negli Stati Uniti dove fu notato dalla casa di produzione Keystone grazie alla quale girò i suoi primi cortometraggi creando l’iconico personaggio di Charlot, noto anche come “il vagabondo” che col suo fare maldestro, i pantaloni larghi, i baffetti, la bombetta e il bastone di bambù divenne il primo vero simbolo della storia del cinema.

Chaplin tuttavia passò molti anni della propria vita a perfezionare il suo personaggio fino a raggiungere risvolti politici e sociali che andranno a cozzare pesantemente con la cultura capitalista americana. Con la fondazione della United Artist, e quindi con la completa autonomia creativa, egli si farà sempre di più portavoce con la sua satira di tutti quei reietti della società bersagliati dal potere. Ciò che però colpisce ed emoziona fortemente ancora lo spettatore di oggi è la profonda umanità del personaggio e la sua capacità di sorridere (e far sorridere) anche di fronte alla tragedia riuscendo a trasmettere l’amore per la vita come nessun altro anche all’interno della tragedia stessa.

L’attività cinematografica fortemente satirica di Chaplin, pur essendo principalmente diretta alla società del tempo nettamente divisa tra ricchi e poveri (soprattutto in opere come La febbre dell’oro del 1925, Il circo del 1928 e Luci della città del 1931), conteneva già forti premesse di satira al potere economico e politico che troveranno la loro massima espressione nei capolavori chapliniani Tempi moderni del 1936 e Il grande dittatore del 1940, in cui la completa alienazione dell’uomo all’interno del potere economico capitalista e la presa in giro di quel potere politico assoluto raffigurato da Hitler che allora stava mostrando la sua disumanità più estrema diventeranno parte di uno stesso orizzonte. L’amore per la vita, per sé stessi e per gli altri rappresentano la sola speranza di salvezza di un’umanità sempre più abbrutita da ogni sorta di ingiustizia, che sia di matrice economica o politica.

Una famosa scena di Luci della ribalta (Charlie Chaplin, 1952)

Se con Monsieur Verdoux uscito nel 1947 Chaplin porta all’estremo la sua critica nei confronti della società “dei ricchi”, con Luci della ribalta uscito nel 1952, considerato da molti il vertice del pensiero e del cinema dell’autore e, più in generale, uno dei più grandi ed emozionanti film della storia del cinema, attraverso la storia di un clown sul viale del tramonto (alter ego dello stesso Chaplin a fine carriera) che aiuta una ballerina a ritrovare sé stessa, Chaplin guarda con nostalgia al suo passato e alla sua arte, riunendo insieme a lui in un indimenticabile duetto anche l’ “eterno rivale” Buster Keaton. Negli anni del maccartismo a causa delle sue posizioni politiche gli fu negato l’ingresso negli Stati Uniti per circa vent’anni, venendo simbolicamente reintegrato ad Hollywood con un tardivo Oscar nel 1973 per la colonna sonora di Luci della ribalta, ancora oggi uno dei più bei temi mai composti per un film. Morirà in Svizzera nel giorno di Natale di quatto anni dopo.

Il monello: un classico immortale

Per alcuni Il Monello, uscito nel gennaio di cento anni fa, rappresenta il primo vero classico della storia del cinema. Abbandonando i caratteri prettamente comici dello Charlot degli anni della Keystone, Chaplin oltre ad attore si reinventa produttore, regista, sceneggiatore e compositore per dar vita ad un personaggio rinnovato e multiforme, sospeso tra leggerezza e tragedia, calato in una società in cui regnano soprusi, ingiustizie e prepotenze, calate dalle istituzioni in primis, alle quali Charlot riesce sempre a sottrarsi quasi per gioco.

Il ricongiungimento tra il monello e Charlot. Il monello (Charlie Chaplin, 1921)

La trama de Il monello è semplicissima e allo stesso tempo commovente e densa di significato: un vagabondo che si mantiene vivendo di espedienti alleva un bambino abbandonato da una ragazza madre e lo cresce amorevolmente come meglio può. Quando le istituzioni cercano di rinchiuderlo in un orfanotrofio come se fosse un animale, Charlot lo difende con tutte le sue forze finendo col bambino in un dormitorio pubblico. Il direttore del dormitorio, dopo aver riconosciuto i due, sottrae con l’inganno il bambino spedendolo in una centrale di polizia. Qui si ricongiunge con sua madre ma Charlot ritorna a casa affranto senza sapere che fine abbia fatto il monello accasciandosi in un sonno profondo sulle scale della propria casa. Qui sognando il suo degradato quartiere addobbato a festa, quasi come se fosse il paradiso, incontra il bambino vestito da angelo, il quale gli procura un paio d’ali insegnandolo a volare. Un diavolo riporta Charlot nel “mondo reale”, ritrovandosi strattonato da un poliziotto ma non per essere arrestato. Viene condotto all’ingresso di una grande villa dove ad aspettarlo c’è il suo monello che ora vive con sua madre, nel frattempo divenuta una famosa attrice e filantropa.


Nei suoi appena 57 minuti di pellicola il film si mantiene in un perfetto mix tra il comico e il drammatico, tra divertentissime gag come ad esempio le scene in cui il monello spacca le finestre col solo intento di farle riparare da Charlot ed altre scene a forte intensità drammatica come la separazione tra il bambino e l’uomo. Da antologia il primo piano di Chaplin travolto dal dolore e quello del bambino caricato come una bestia che implora piangendo di non essere separato da lui. Già in questo primo film, prendendo nettamente le distanze da quel personaggio esclusivamente comico creato per la Keystone qualche anno prima, la critica ad una società gretta, meschina e senza un briciolo di umanità diventa evidente, come è evidente anche il fatto che il bambino si trovi in realtà a scontare tutte le colpe di un mondo fin troppo retrogrado e giudicante che non accetta una ragazza madre.

Una scena da Il monello di Charlie Chaplin (1921)

Infatti per il resto della sua vita la madre del monello, interpretata dalla star del cinema muto Edna Purviance, cerca di placare il senso di colpa per aver abbandonato suo figlio ricorrendo ad opere di carità verso quelle donne e quei bambini più poveri della città, mentre d’altro canto il bambino è costretto a vivere in condizioni di estrema indigenza, seppur allevato in maniera amorevole da Charlot. Commovente il primo incontro tra lei e suo figlio, sottolineato dalle meravigliose note dello stesso Chaplin, in cui la madre, mentre culla un altro bambino, segno di una maternità spezzata, gli regala un pupazzo a forma di cane senza ancora conoscere la sua vera identità.

Pur essendo un film di cento anni fa esso conserva intatto tutta la sua carica emotiva: l’estrema umanità di Chaplin, il debordante amore per la vita nonostante le pressanti difficoltà e soprattutto le sue indimenticabili gag sorrette dalla sua insostituibile mimica, hanno reso Il monello non solo il primo vero capolavoro della storia del cinema ma un pezzo sacro della cultura mondiale che non perderà mai la propria attualità.

Scritto da

Un misto tra Des Esseintes e Ludwig

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