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Human Rights

I migranti abbandonati al gelo in Bosnia: “viviamo come animali”

Sono soprattutto siriani, afghani e pakistani, e affollano il confine tra il nord ovest della Bosnia e la Croazia, su quella che tutti conoscono come “la rotta dei Balcani” per mettere piede nella loro terra promessa di diritti e libertà, l‘Unione Europea. Quel confine che, nel pieno inverno dei Balcani, diventa inospitale e incompatibile con la vita, e dove la temperatura scende fino alla cifra record di -20°.


Lo scorso dicembre un incendio ha distrutto il campo profughi di Lipa, che sarebbe stato chiuso per decisione delle autorità bosniache. Da allora le condizioni di vita dei migranti sono diventate insostenibili. “Viviamo come animali, ogni animale vive meglio di noi“, lamenta uno di loro e Euronews. Non hanno di che mangiare, non hanno acqua corrente né abiti adeguati per sopravvivere al freddo, per questo cercano di costruire accampamenti improvvisati e di riscaldarsi appiccando deboli fuochi con quel poco che è in loro possesso.

Alcuni di loro sono in viaggio da quattro anni, altri hanno lasciato il campo per rifugiarsi nella foresta perché, dicono, “nel campo ci sono furti” e in condizioni di indigenza vigono le primordiali leggi della sopravvivenza.

Anche prima dell’incendio a Lipa, costruito nell’aprile 2020 per tenere lontani i migranti dai centri cittadini a causa del Covid, le condizioni del campo non assicuravano il rispetto delle condizioni minime di accoglienza. A preoccupare era soprattutto la carenza di servizi igienici come acqua corrente e fognature, nonché la mancanza della rete elettrica.

La chiusura del centro da parte dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), in risposta alla mancata volontà del governo bosniaco a dotare il centro delle giuste misure per combattere il freddo balcanico, ha lasciato 1200 persone bloccate all’aperto, in mezzo alla neve. Una decisione che ha destato lo sconcerto di molti in Bosnia.

Due settimane dopo l’incendio, le autorità bosniache hanno installato 30 tende vicino all’ex campeggio, ciascuna con una capacità di circa 30 persone. Non tutte le tende, però, sono risultate adatte a contrastare il clima invernale, e alcuni cannoni ad aria generati usati per riscaldare si sono guastati durante la notte, lasciando le persone a vagare per il campo alla ricerca della tenda più calda. Il sito è ora gestito dal Servizio bosniaco per gli affari esteri, un’unità all’interno del Ministero della sicurezza federale.

Il Consiglio danese per i rifugiati ha infine affermato che “le condizioni di affollamento e l’incapacità di allontanare e isolare le persone destano crescente preoccupazione a causa del rischio di diffusione del coronavirus” e le condizioni igieniche precarie sono terreno fertile per la proliferazione di infezioni come la scabbia.

Se però da un lato le autorità bosniache non sono in grado di garantire un trattamento dignitoso per i richiedenti asilo, d’altro lato la Croazia ha risposto con violenti respingimenti l’ingresso dei profughi, violando di fatto il diritto dell’UE e dei diritti umani dei rifugiati, bloccati in condizioni degradanti.


Qualunque siano le ragioni, è intollerabile che la dignità di centinaia di esseri umani colpevoli solo di essere nati nel lato sbagliato del mondo venga calpestata in questo modo. Quelle di Lipa sono scene che nel 2021 nessuno dovrebbe più vedere.

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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