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Human Rights

I “pieni poteri” di Orbán contro transgender e libertà di stampa

Non sono tardate ad arrivare le conseguenze dei pieni poteri assunti da Viktor Orbán la scorsa settimana, per gestire lo stato di emergenza Coronavirus a tempo indeterminato.


In pochi giorni Orban ha messo in atto un vero e proprio smantellamento di alcuni diritti garantiti alla società civile, alle minoranze e alla stampa,.

Divieto legale di riassegnazione del nome per le persone transgender

Un disegno di legge presentato martedì in tutta fretta riguarda l’introduzione di una controversa serie di misure che solo in apparenza sono dedicate alla lotta al Coronavirus: una di queste stabilisce che il genere dovrebbe essere definito come “sesso biologico basato su caratteristiche sessuali primarie e cromosomi.

L’adozione di questo disegno di legge renderebbe impossibile modificare legalmente il proprio genere riconosciuto in virtù del fatto che il registro civile ungherese accetterebbe unicamente il “sesso alla nascita”, quindi quello biologico.

In Ungheria la regolamentazione di genere è parte di un disegno di legge più ampio su una serie di questioni non correlate al Coronavirus, e sarà ancora analizzata dal Parlamento con i procedimenti legislativi ordinari. Tuttavia, le persone transgender stanno riscontrando problemi nel cambio legale dei propri documenti già dal 2018, in una situazione che è attualmente soggetta a numerose sfide legali. Il disegno di legge proposto rappresenterebbe la pietra tombale per i diritti della comunità transgender in Ungheria.

La cosiddetta “ideologia di genere” è un cruccip frequenti dei politici conservatori ungheresi, tanto da aver portato il governo di Orbán a vietare, nelle Università del paese, l’insegnamento di studi di genere.

Tamás Dombos, membro del consiglio dell’Alleanza ungherese LGBT ha criticato aspramente la riforma proposta da Orban. “È spaventoso che il governo abbia in programma di vietare il riconoscimento legale di genere all’ombra della crisi del coronavirus. Una misura del genere costringerebbe le persone trans a vivere con documenti che non corrispondono alla loro vera identità e al loro aspetto” ha continuato: “Ciò li espone a potenziali discriminazioni in materia di occupazione, alloggio, accesso a beni e servizi e procedure ufficiali“.


Il “diritto al nome” è stato oggetto di un’ordinanza della Corte di Cassazione n. 3877 del 17 febbraio scorso.

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Attivista transgender ungherese.

Stretta alla libertà di stampa: la reazione degli editori ungheresi

La “legge di autorizzazione” approvata dal parlamento che ha affidato a Orban poteri incontrastati senza la delibera del Parlamento, ha altresì posto una stretta alla libertà di informazione, di cronaca e di stampa: chiunque diffonda notizie false o distorte che interferiscano con “l’efficace protezione della popolazione” o generi “allarme e agitazione” potrà subìre una condanna fino a cinque anni di carcere.

A questo proposito, con un lungo comunicato sul proprio sito ufficiale, si è pronunciata l’Associazione degli editori di giornali ungheresi (MLE), preoccupata dell’attuale formulazione legislativa in tema di libertà di stampa che metterebbe a repentaglio la corretta informazione sul tema Coronavirus.

L’attuale previsione normativa non si basa su uno standard oggettivo, ma si fonderebbe su una presunzione soggettiva, quindi un’ipotesi.

Gli editori chiedono pertanto di chiarire la formulazione sull’ingerenza di “allarme e preoccupazione” svincolandola da criteri presuntivi.

Ad oggi, qualunque editore del paese potrebbe rischiare la prigione (anche per diversi anni) per aver diffuso notizie “arbitrariamente inquietanti” da un giudice simpatizzante di Orbán.

I seguenti due paragrafi sono stati inclusi nella legge di autorizzazione:

(1) Chiunque rivendichi o dia notizia di un fatto o un fatto falso in relazione a un pericolo pubblico in un modo che distorce o disturbi un gruppo più ampio di persone […] è punito con la reclusione per un periodo non superiore a tre anni;

(2) Una persona che, durante un ordine legale speciale, dia o rivendichi la notizia o distorca un fatto in modo tale da ostacolare o vanificare l’efficacia della difesa […] deve essere punita con la reclusione per un periodo da uno a cinque anni.

Secondo il MLE “l’inserimento di nuove fattispecie penali per il mantenimento di una maggiore protezione dell’ordine pubblico anche una volta terminata l’emergenza epidemiologica, nella sua proposta attuale (mantenendo la clausola “efficacia della difesa”) di grave restrizione alla libertà di espressione e di stampa contraddice l’ articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e solleva preoccupazioni costituzionali.”.

L’Associazione degli editori di giornali ungheresi ritiene che l’informazione obiettiva non possa mai costituire un crimine, anche a fronte di un turbamento dell’ordine pubblico. Di conseguenza, la pubblicazione di comunicati stampa debitamente motivati ​​da fonti, e intesi a informare i cittadini non può essere sanzionata dallo Stato. “Esistono numerosi comunicati stampa “inquietanti”, basati su fatti reali. Ciò comporta una grande responsabilità sia per gli organismi di informazione ufficiali che per la stampa: i primi devono fornire informazioni alla stampa in modo rapido, accurato ed esaustivo e la stampa deve riportare gli eventi e i fatti.

È dello scorso dicembre la notizia che Orbán abbia vietato all’agenzia stampa ufficiale ungherese Mtva, controllata dal governo, di diffondere i comunicati di Amnesty International e Human Rights Watch

Per questa “delega in bianco” conferita dal Parlamento al premier ungherese, ufficialmente come misura per l’emergenza Coronavirus, il 3 aprile tredici partiti e molte personalità di spicco del PPE, tra cui i premier Mitsotakis (greco) e Solberg (norvegese), hanno chiesto l’espulsione di Fidesz (il partito di Orbán) dallo schieramento europeo di centrodestra che “aggrega” tutti i partiti “popolari” nazionali.

La replica di Orbán, indirizzata al segretario-generale del Ppe Antonio López-Istúriz, è arrivata a stretto giro: il leader magiaro ha lasciato intendere di “non intende prendere troppo sul serio le preoccupazioni e le sanzioni dei suoi colleghi europei”, definendo le accuse rivolge “semplici fantasie”.

Maggiori notizie sulla permanenza di Orbán nel PPE si sapranno nella prossima riunione del partito prevista il prossimo giugno.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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