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transgender trump esercito

Human Rights

Il ban di Trump contro i militari transgender è realtà

Da venerdì 12 aprile, i transessuali non potranno più arruolarsi nell’esercito americano (QUI per recuperare il nostro precedente articolo).

La notizia è diventata ufficiale lo scorso 26 marzo, quando la Corte d’Appello di Washington DC ha revocato l’ingiunzione posta contro il divieto come accaduto nel Maryland il 7 marzo scorso.

Il presidente repubblicano Donald Trump ha annunciato, in toni impropriamente festosi e soddisfatti, la vittoria su Twitter:

“Le nostre forze armate devono concentrarsi sulle vittorie, e non possono essere gravate dalle enormi spese mediche e dagli sconvolgimenti che i transgender nell’esercito comporterebbero”


Donald Trump

In questo modo, le forze armate non saranno costrette a sostenere le spese mediche per gli interventi di riassegnazione del sesso, salvo per coloro i quali hanno già iniziati la transizione dal punto di vista medico, in un’ottica di “protezione e salvaguardia della salute dei militari già arruolati“.

ban militari transgender stati uniti

Secondo alcune fonti, i transgender nell’esercito USA si contano tra le novemila e le quindicimila unità. Davvero si tratterebbe di costi esorbitanti per il sistema militare americano? Assolutamente no, secondo USA Today.

Uno studio del 2016 della RAND Corporation ha stimato che il previsto aumento dei costi annuali del sistema sanitario militare per il personale attivo, a seguito di trattamenti medici per la transizione di genere, sarebbe di soli 8,4 milioni di dollari, che a fronte del budget annuale di 6 miliardi del sistema sanitario militare equivarrebbe allo 0,13% del budget. Ben pochi spiccioli, se pensiamo agli 84 milioni di dollari spesi annualmente dal Pentagono per l’acquisto di farmaci come il Viagra, legati a problemi di disfunzione erettile dei militari.

Sembra quindi chiaro, numeri alla mano, che il ban voluto da Trump non ha nulla a che fare con ragioni di ordine economico, ma ideologico.

Le proteste

Tra le organizzazioni che hanno fatto propria la battaglia contro il ban di Trump, c’è il “National Center for Lesbian Rights“, che attraverso la sua direttrice legale Shannon Minter ha affermato di voler continuare a combattere “le politiche distruttive di Trump nelle corti distrettuali“, aggiungendo “Siamo preoccupati per i gravi danni che l’imminente applicazione del divieto sta già causando, sia ai militari che ai membri dei servizi transgender, molti dei quali stanno ora cercando di uscire e avviare una transizione di genere prima della scadenza del 12 aprile”

La protesta gode ovviamente del sostegno di molti parlamentari democratici (in odore oltretutto di campagna elettorale) come Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e la speaker alla Camera Nancy Pelosi, che hanno appeso le bandiere della comunità transessuale fuori dai loro uffici in occasione della Giornata internazionale della visibilità transgender il 31 marzo.

transgender usa army

Sanders (tra i papabili avversari di Trump nel novembre 2020) ha inoltre pubblicato la transgender flag (dai caratteristici colori rosa, blu e bianco) su twitter, scrivendo:

La discriminazione non ha posto nella nostra società. Sono orgoglioso di mostrare questa bandiera come simbolo del mio sostegno alle persone transgender in tutto il paese.

Bernie Sanders

“TransMilitary”, il documentario

Prodotto nel 2018 per la regia di Gabriel Silverman e Fiona Dawson, Tranmilitary racconta le storie dei membri transgender del servizio militare degli Stati Uniti mentre svolgono i loro compiti e lottano per il loro diritto a servire apertamente come membri del genere con cui si identificano.

Nel corso del film sono scanditi i successi per il riconoscimento, ottenuto nel 2016 sotto la presidenza di Obama, e successivamente perso nel 2017 attraverso le dichiarazioni del neopresidente Trump. Il documentario segue inoltre la battaglia legale che è seguita alle folli dichiarazioni, e che vedrà in dopodomani 12 aprile la drammatica attuazione dei propositi di due anni fa.

film transmilitary

Un atto di crudeltà“. È così che la speaker alla Camera Nancy Pelosi ha commentato il ban dei transgender nelle forze armate degli Stati Uniti dopo una proiezione del documentario “Transmilitary” a Capitol Hill lo scorso 4 aprile. “Queste persone saranno reliquie nella pattumiera della storia” ha tuonato la Pelosi “Per loro è inconcepibile, per noi è inevitabile. Occorre ridurre la distanza tra l’inconcepibile per alcuni e l’inevitabile per noi“.

Il sostegno di Twitter

Il supporto alla comunità transgender si è fatto sentire anche qu Twitter, dove molti utenti hanno modificato la propria immagine del profilo con il logogramma “&” contrassegnato dai colori della bandiera transgender.

A lanciare l’iniziativa è stata GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), organizzazione no-profit di attivismo lgbt, lo scorso 8 aprile, in un tweet fortemente critico verso Donald Trump e le sue politiche anti-transgender.

“Stiamo cambiando la nostra immagine del profilo per mostrare il supporto per le persone trans ovunque, e ti incoraggiamo a fare lo stesso.”

GLAAD

Anche la preside e CEO di GLAAD, Sarah Kate Ellis, ha invitato le persone a cambiare la loro immagine del profilo in un post, specificando che “la e commerciale (&) rappresenta il potere delle nostre voci insieme“.

Ad unirsi alla campagna di sensibilizzazione anche personaggi del mondo dello spettacolo come l’attore comico Ben Stiller.

Fonti: Pinknews, Reuters, Usatoday

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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