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Editoriale

IL CORAGGIO DI ESSERE SÉ STESSI NON È PER TUTTI: La tragica storia di Cloe

Il corpo carbonizzato di Cloe Bianco è stato ritrovato l’11 Giugno 2022 nel camper in cui viveva in una strada tra Auronzo e Misurina (BELLUNO).


Derisa, umiliata, non accettata. Cloe Bianco era stata allontanata dalla scuola in cui insegnava e non per la sua inadeguatezza di insegnante, ma perché aveva sbagliato a rivelarsi ai suoi studenti senza prepararli.
Come se si potesse recitare un copione e trovare il momento giusto di essere sé stessi.

A detta di alcune dichiarazioni raccolte a scuola, molti dei suoi alunni restarono scioccati nel vederla entrare in aula in abiti femminili, coi capelli lunghi biondi e le unghie laccate di smalto.
Una ragazza pare essere scappata via dall’aula in lacrime e abbia poi parlato a casa coi propri genitori.
Da qui la denuncia di un padre all’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan – che appoggiava il pensiero del genitore – dove parlava di una “pagliacciata” e aggiungeva “ma davvero la scuola si è ridotta così?”

Cloe veniva dunque sospesa per tre giorni.
L’ennesima sconfitta per una donna transgender che si sentiva brutta, inadeguata come donna, ma desiderosa di esserlo e di non nascondersi più dietro la confortante (seppure soffocante per lei) maschera dell’uomo normale.

È evidente che Cloe non abbia avuto un giusto supporto psicologico che la accompagnasse nel suo percorso di transizione; come è evidente dalle tante dichiarazioni che rilasciava nel suo blog che fosse sola e, a un certo punto, di come si sia arresa a questa solitudine che l’ha allontanata dalla società, la stessa società giudicante e indelicata e indifferente a chi non si confà alle norme di un’ omologazione castrante e che viene a cancellare o nascondere la specificità del singolo individuo che lo rende unico.

Cloe Bianco aveva premeditato il terribile gesto che ha poi compiuto, lasciando una sorta di testamento sul suo blog il 10 Giugno 2022, il giorno prima del ritrovamento del suo corpo.
Un atto che per lei era il solo modo di liberarsi di tutto quel dolore che si portava ormai a fatica sulle spalle e che malamente celava dietro il trucco e qualche vuoto sorriso immortalato da un selfie.

Nei prossimi giorni arriverà l’esito dell’esame del DNA che chiuderà formalmente il caso di Cloe Bianco.
Ma non questa ennesima ferita alla comunità LGBTQIE.
Quella impiegherà del tempo perché possa essere sanata.

Ed è ancora più difficile accettare questa verità nel mese del Pride in cui si scende nelle piazze a manifestare l’orgoglio di essere sé stessi.
Oggi abbiamo imparato che essere sé stessi è un lusso che non tutti possono avere. A Cloe Bianco questo diritto è stato calpestato.


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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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