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Tokyo Rainbow Pride 2016, Yoyogi park (Tokyo, Japan), 8 maggio 2016. Photo credit: U.S. Embassy Tokyo (FLICKR, public domain)

Mondo

Il divieto di matrimonio gay è incostituzionale in Giappone

Un tribunale distrettuale del Giappone ha emesso una storica sentenza, con la quale si sancisce che il mancato riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso nel paese è incostituzionale.


La costituzione giapponese, all‘art. 24, stabilisce che “il matrimonio deve essere basato solo sul mutuo consenso di entrambi i sessi e deve essere mantenuto attraverso una mutua cooperazione basata sugli stessi diritti del marito e della moglie“, tuttavia, la Corte del tribunale di Sapporo ha stabilito che la legislazione sul matrimonio presente nel codice civile negherebbe alle coppie l’uguaglianza costituzionalmente garantita dall’articolo 14 che prevede parità di diritti a tutti i suoi cittadini indistintamente: “Tutte le persone sono uguali di fronte alla legge e non ci sarà discriminazione nelle relazioni politiche, economiche o sociali a causa della razza, della fede religiosa, del sesso, della condizione sociale o delle origini familiari“.

L’incostituzionalità del codice civile

Il Giappone è l’unico paese del gruppo G7 delle nazioni sviluppate che non consente l’unione, a livello nazionale, tra persone dello stesso sesso.

Il caso è stato uno dei tanti portati davanti ai tribunali distrettuali in vari parti del Giappone da gruppi di coppie dello stesso sesso che chiedono, per questo, un risarcimento in danni morali.

Nella fattispecie, nel caso di Sapporo è stata respinta la richiesta di risarcimento di un milione di yen (pari a circa 8.000 euro) a persona per aver negato gli stessi diritti delle coppie eterosessuali, ma di fatto è stata rilevata l’incostituzionalità delle norme del codice civile (artt. 731-737) che permettono il matrimonio solo tra un uomo e una donna.

Uno dei querelanti ha espresso la propria soddisfazione ai microfoni della BBC: “Questo è un enorme passo avanti in Giappone” – ha commentato – “ci stiamo avvicinando alla realizzazione del nostro sogno“.

bandiera rainbow giappone

Poche speranze politiche

La realtà sembra però essere molto diversa dagli auspici dei soggetti coinvolti.

In Giappone solo in alcune prefetture sono previste delle forme embrionali di partenariati civili per coppie omosessuali, ad esempio per rendere ad esempio più agevole l’affitto di un appartamento o la visita al partner in ospedale, ma che non possiedono valore legale; le coppie omosessuali non ereditano i beni del partner, come la casa che potrebbero aver condiviso, e non hanno diritti genitoriali di alcun tipo.


Da marzo 2009, inoltre, lo Stato giapponese consente ai propri cittadini omosessuali di contrarre matrimonio all’estero, e in seguito a questo il ministro della giustizia ha ordinato alle autorità locali di emettere appositi certificati, ma la trascrizione del matrimonio contratto all’estero in patria appare come un problema di difficile risoluzione.

Secondo quanto riportato dalla BBC, il Japan Times ritiene “lo slancio politico per cambiare la legge” piuttosto “tiepido“.

In tutto il paese è la magistratura a offrire segnali consistenti di apertura verso i diritti LGBT+: lo scorso anno, in un tribunale distrettuale a nord di Tokyo, un giudice ha ritenuto che l’unione di due donne che avevano contratto un matrimonio negli Stati Uniti fosse in tutto e per tutto assimilabile ad un matrimonio di diritto comune, e che potesse pertanto godere delle stesse protezioni legali, come l’obbligo di fedeltà. Per questo, la coniuge infedele è stata condannata a pagare alla parte lesa oltre diecimila dollari di indennizzo come rimborso all’infedeltà.

Un recente sondaggio condotto da Dentsu Diversity Lab ha rilevato che il 78,4% dei giapponesi di età compresa tra 20 e 59 anni sostiene i diritti al matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’82% dello stesso campione demografico sostiene le protezioni contro la discriminazione di stampo omofobico nell’area di Tokyo.


Nel giorno di San Valentino del 2019 tredici coppie gay hanno manifestato davanti al tribunale distrettuale di Tokyo perché venisse loro riconosciuto il diritto costituzionale all’uguaglianza, con in mano la trascrizione del certificato di matrimonio e diversi striscioni

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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