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A noi di BL Magazine piace raccontare tante storie diverse.

Nelle nostre rubriche sono sempre moltissimi gli spaccati di vita narrati, analizzati, illustrati. Di esistenze reali o verosimili, mediate dall’arte, dalla cronaca o raccontate direttamente dai protagonisti di queste vicende meritevoli di venire alla luce.

Oggi vogliamo raccontarvi una bella storia, fatta di sogni, talenti, fallimenti e rivincite. Una storia che insegna quanto imprevedibile sia la vita quando inaspettatamente ci conduce nelle stazioni più belle, lì dove passano treni che dobbiamo avere il coraggio di prendere al volo.

Questa è la storia di Sara D’Ambrogio. Sara ha 34 anni, è nata in un piccolo paesino della provincia di Taranto, San Marzano di San Giuseppe. “Occhi blu capelli neri“, come il titolo di un romanzo di Marguerite Duras di cui potrebbe essere una protagonista perfetta. E una tempra inscalfibile da vera guerriera del sud.

Sara D’Ambrogio (credits: Fabrizio Romiti)

Sara è la campionessa italiana in carica di Padel, disciplina simile al tennis, che lei gioca con passione smodata e spirito determinato. Ha conquistato il titolo lo scorso agosto, e da allora non si è più fermata. Gli sponsor la cercano, i circoli migliori se la contendono, i seguaci del Padel le chiedono un selfie. E lei sorride con incredulità.

L’abbiamo raggiunta telefonicamente tra una lezione e l’altra, in una giornata come tante in cui il campo diventa la sua casa per oltre dieci ore.

Le chiediamo se ha tempo per qualche domanda.

Ho lezione tra mezz’ora” ci dice. “In questi giorni faccio la spola tra Misano e Milano, dove insegno. Il caldo non aiuta, ma bisogna resistere. D’estate c’è tanta gente che vuole imparare a giocare a Padel, e devo conciliare tutto con i tornei“.

Sei fresca di vittoria, ho letto.

Sì, proprio domenica ho vinto un open a Misano, vicino a dove vivo. È stata una vittoria in casa. Ma nel week-end ho la sesta tappa dello Slam a Roma, al Flaminio Sporting Club. Un torneo importantissimo.

A uso e consumo di quanti sentono pronunciare questa parola, PADEL, per la prima volta, puoi spiegare meglio di cosa si tratta? 

Il Padel è chiamato anche “la gabbia”. Si gioca in un campo simile al tennis, poco più piccolo, che è circondato da barriere trasparenti, vetri e griglie. Si gioca esattamente come il tennis, con una palla e una racchetta, che però in questo caso ha una forma leggermente diversa, e rispetto al tennis la palla è sempre in movimento perché può rimbalzare sui vetri, pertanto si può riprendere e rispondere. In Italia si è diffuso negli anni ’90 soprattutto a Roma e a Bologna, e da qualche tempo si sta espandendo a macchia d’olio.

Sara D’ambrogio. credits: Giuliano Dellavecchia

Si gioca da soli o in coppia?

Prevalentemente in coppia.  So che in Spagna si gioca qualche torneo in singolo, ma è davvero un caso molto raro. Io in questa stagione gioco con Valentina Tommasi.

Tu però nasci come tennista, no?

Sì, sono principalmente una tennista. Poi beachtennista, anche se adesso non pratico più molto, e adesso padelista.

Hai giocato molto a tennis?

Beh sì, il mio primo incontro col tennis è avvenuto a cinque anni e mezzo. Mio padre era un tennista e ho imparato prendendo lezioni da lui. Inizialmente battevo contro il muro, poi ho cominciato a giocare con mio padre, che è stato il mio primo e vero maestro. E in quel momento è scoppiata la passione, devo a lui ciò che sono oggi.

Che ti ha portato a raggiungere risultati importanti già in età giovanile, no?

Sì, sono stata campionessa italiana under 12 in coppia con una certa Roberta Vinci! Poi ho vinto titoli regionali… e poi ci sono stati sei anni di buio. Ho ripreso a 18 anni. 

Cos’è successo in questi sei anni?

Ho avuto uno stop dovuto a problemi personali con il maestro che mi seguiva, ma preferisco non parlarne. 

Dunque hai ripreso a 18 anni.

Sì, dai 18 ai 23 ho ripreso a giocare a tennis e ho cominciato ad insegnare. Pian piano ho mollato l’attività agonistica. Il mio primo circolo è stato a Latiano (BR). Poi però mi sono trasferita in romagna, dove vivo tutt’ora.

È stata una fuga per ragioni lavorative o avevi bisogno di cambiare aria?

È stata una fuga dovuta a necessità lavorative innanzitutto, perché nella mia terra non riuscivo a guadagnare abbastanza per vivere, pur con tutto il mio curriculum sportivo, sia per lasciarmi alle spalle un passato ingombrante.

In un’intervista hai dichiarato che “il tennis distrugge mentalmente”. Perché?

Dico sempre che per essere un tennista devi essere pazzo! (ride). Mentalmente, il tennis distrugge perché è uno sport molto, molto individualistico e ti mette tantissimo alla prova. Basta un niente per far mancare la concentrazione e perdere un incontro anche se sei in vantaggio. È uno sport durissimo, è chiamato “lo sport del diavolo” non a caso.

Tra gli allievi di Sara D’Ambrogio, anche Andrea Barzagli, campione del mondo di calcio.

Com’è avvenuto l’incontro col Padel?

Ti dirò, è stato un incontro un po’ casuale. Non avrei mai immaginato di cominciare a giocarci fino a quando, in uno dei circoli dove lavoro, il Misano Sporting Club, hanno provato a intraprendere questo nuovo progetto e a mettere un campo da Padel. Non appena ho guardato questo campo, in cuor mio ho pensato “questo sarà il mio sport”. L’ho provato e da allora, senza rendermene conto, incontro dopo incontro, in brevissimo tempo sono arrivata a giocare in Serie A. E da lì c’è stato un grande exploit grazie al quale ho raggiunto subito dei grandi risultati.

La tua vittoria agli assoluti outdoor risale a quasi un anno fa. Cosa ricordi di quel momento?

Era fine agosto. Quello che ricordo di più è che in quella settimana lavoravo undici ore al giorno, per le lezioni private. Sai, tra Riccione e Cattolica ci sono tantissimi turisti. Ero letteralmente stremata e più si avvicinavano i giorni della gara, più mi chiedevo “come farò ad affrontare un torneo così importante?” Ricordo soprattutto questo. Nel mentre, ho avuto anche il mio bell’infortunio, una fastidiosa epicondilite. Non so come ho vinto questo torneo, tra stanchezza e infortunio. Ma ce l’ho fatta, insieme alla mia compagna Giulia Sussarello.

Immagino sarà sicuramente servito un approccio mentale diverso.

Sì, si giocava ad orari assurdi, sotto il sole. Non avevo più un corpo, c’erano 38 gradi. La voglia di vincere ha prevalso su tutto, alla fine.

Sara D’Ambrogio e Giulia Sussarello, campionesse italiane di Padel ai campionati assoluti outdoor (agosto 2017)

Chi ti segue a livello atletico?

A livello atletico ho un preparatore, Nicola Ciotti, atleta olimpico, mentre come mental coach mi sono affidata a Michelle Castenetto. Sono loro che mi seguono in questo percorso, a 34 anni come una vera professionista. Chi l’avrebbe mai detto? (ride)

Possiamo quindi dire che Padel per te rappresenta un riscatto?

Diciamo che il Padel è la mia rivincita!

Quali altri risultati hai raggiunto quest’anno?

Tanti e belli. La vittoria agli assoluti mi ha portato a insegnare anche altrove, allo Sport Time di Corsico e allo Sport Promotion di Comasina, entrambi in provincia di Milano. Quanto ai tornei, ho vinto poche settimane fa una tappa importante dello Slam nazionale a Grosseto, oltre a qualche altro open nazionale. Sempre in coppia. E poi, non è un risultato ma è una cosa bella che mi è accaduta, sono stata in Argentina a gennaio per fare un’esperienza diversa e giocare a Padel nei campi con i muri al posto del vetro. È stato bellissimo. 

Oltre alla passione per l’agonismo, ho notato c’è un’altra grande passione nella quale sei una vera campionessa: i social!

I social sono un passatempo! (ride) Chi mi conosce lo sa, mi piace ironizzare su tutto, anche su me stessa, e scrivere riflessioni su quello che mi accade quotidianamente. Non ti nascondo che i social, e soprattutto facebook, mi hanno dato anche molta visibilità. E mi aiutano ad essere in contatto con gli appassionati che mi seguono. Mi viene da ridere anche a dirlo, ma al torneo di Roma c’è stata addirittura gente che si è avvicinata per presentarsi, scattare selfie. Non ti dico che sensazione strana! 

Quali sono i prossimi obiettivi, campionessa? (ridiamo insieme)

A fine agosto ci saranno gli assoluti italiani, in cui dovrò difendere il titolo sempre in coppia con Valentina Tommasi. E poi beh, incrociando le dita, ci sono i mondiali a ottobre in Paraguay. Mi piacerebbe essere convocata nella nazionale. 

E noi te lo auguriamo! C’è qualcuno che credi di dover ringraziare per questo bel periodo che stai vivendo?

La mia famiglia su tutti. Mi segue sin da quando ero bambina e ha affrontato sacrifici importantissimi per me. Il Padel non è solo il mio riscatto ma anche il loro. E poi ti svelo un segreto.

Dicci tutto!

Se gioco bene è anche grazie alle orecchiette di mamma. Adoro mangiare, quasi quanto adoro il Padel. In cucina però la campionessa è mia madre, che cucina benissimo. E poi ci sono tutti gli amici sui quali posso contare. Sono sempre gli ultimi che sento prima di un incontro importante e i primi a cui comunico l’esito degli incontri. Sono loro il mio portafortuna. Anzi, posso salutare con un messaggio in codice?

Non posso di certo dire di no a una campionessa.

Ciao Pumy! Loro capiranno. 

Mi chiederò per sempre cosa voglia dire “ciao pumy”, ad ogni modo grazie Sara, e in bocca al lupo per i campionati.

Grazie a te e un saluto a tutti i lettori di BL Magazine!

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

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