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Il Parlamento ungherese boccia la Convenzione di Istanbul

Il parlamento ungherese ha rigettato la ratifica della Convenzione di Istanbul, ossia la Convenzione del Consiglio di Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e contro la violenza domestica.


Approvato a Istanbul il 7 Aprile 2011, e firmato da ben 32 paesi (primo fra tutti la Turchia), secondo il governo guidato dal conservatore Orbán il trattato promuoverebbe “ideologie di genere distruttive” e “migrazione illegale“. La risoluzione del governo è stata adottata con 115 voti a favore, 35 contrari e tre astensioni.

Il trattato della Convenzione di Istanbul è il primo strumento vincolante al mondo per prevenire e combattere la violenza contro le donne, dallo stupro coniugale alla mutilazione genitale femminile.

La convenzione è stata firmata dalla maggioranza degli Stati membri dell’UE, tra cui l’Ungheria nel 2014, ma l’assemblea di Budapest, che ha una delle percentuali più basse di produzione legislativa in Europa, si è rifiutata di ratificarla.

La ratifica degli Stati aderenti comporterebbe l’inserimento, negli ordinamenti nazionali, i reati previsti dalla Convenzione nonché tutte le previsioni contenute negli 81 articoli che costituiscono la Convenzione, qualora non esistenti.

“Convenzione contraria all’ordinamento ungherese”

Il partito al potere di Viktor Orbán, Fidesz, ha sostenuto che, sebbene concordi con la sostanza del trattato, tutte le garanzie legali per proteggere le donne dalla violenza domestica sono già contenute nella legge ungherese.

Sono stati inoltre respinti i riferimenti nel testo del trattato al “genere” e agli obblighi di ricevere i rifugiati perseguitati per orientamento sessuale o genere.

L’approccio ideologico del testo del trattato è contrario all’ordinamento ungherese e alle convinzioni del governo“, ha affermato Lőrinc Nacsa, un legislatore dei Democratici cristiani, il partner di minoranza della coalizione di Fidesz, che ha inviato la dichiarazione del governo al parlamento. L’approvazione del testo avrebbe anche “accelerato o semplificato l’immigrazione in Europa“, ha affermato Nacsa.

L’attacco dell’opposizione

L’approvazione parlamentare della dichiarazione del governo ungherese è stata attaccata dai politici dell’opposizione, che per tutta risposta hanno riportato nella loro relazione riferimenti all’aumento mondiale della violenza domestica durante il lockdown legato al coronavirus e alle disuguaglianze di genere.

Orbán, che è diventato primo ministro nel 2010, ha riscritto la costituzione del paese magiaro e ha incluso una definizione di matrimonio in Ungheria come unione esclusiva tra un uomo e una donna. In più, nel 2018, ha introdotto un decreto, proposto anche dai Democratici Cristiani, che vietava alle università l‘istituzione di corsi di studi di genere.

Un recente progetto di legge presentato al parlamento mira a bloccare l’accesso al riconoscimento legale di genere per le persone transgender.

fonte: The Guardian


Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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