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Autore: Serge Serebro, Serge Serebro Copyright: cc-by-sa

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Il Patriarca di Mosca: “La guerra deciderà se Dio sta con chi organizza i gay pride”

Una civiltà decadente non è quella che utilizza la guerra come strumento di offesa ma quella che ne rifiuta i valori cristiani e soprattutto permette i gay pride. Questa la sintesi del durissimo sermone domenicale tenuto ieri dal capo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, che ha incolpato i valori occidentali liberali – stigmatizzando con particolare attenzione le sfilate dell’orgoglio omosessuale – per l’invasione russa in Ucraina.


Lo scorso 24 febbraio, il presidente Vladimir Putin ha ordinato la micidiale “operazione militare speciale” (guai a chiamarla guerra) in Ucraina con l’obiettivo “smilitarizzare e denazificare” il paese, considerato eccessivamente sbilanciato, politicamente e militarmente, verso l’occidente dopo il riconoscimento formale dei due territori separatisti dell’Ucraina orientale come repubbliche indipendenti, il Donetsk e il Lugansk

Nonostante la chiara matrice del conflitto, il patriarca Kirill ha affermato che la guerra riguarda “da quale parte di Dio starà l’umanità” nel divario tra i sostenitori degli eventi del gay pride – o i governi occidentali che lo consentono – e i loro oppositori nell’Ucraina orientale sostenuta dalla Russia.

Vladimir Putin e il Patriarca russo di Mosca Kirill,
licenza wikimedia commons

“La civiltà finirà se l’umanità accetta il peccato”

Le parate dell’orgoglio sono progettate per dimostrare che il peccato è una variazione del comportamento umano. Ecco perché per entrare a far parte del club di quei paesi, devi organizzare una parata del gay pride”, ha tuonato il Patriarca nel suo sermone.

Il leader della chiesa russa ha definito le parate del gay pride come un “test di lealtà” per i governi occidentali, cosa che le repubbliche separatiste ucraine hanno “fondamentalmente rifiutato“.

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che esiste nel Donbass“, ha detto il patriarca Kirill, riferendosi alla regione in cui Kiev è in guerra con le repubbliche separatiste dal 2014, “E nel Donbass c’è un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale. Sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, non fanno parte di quel mondo, ne diventano estranei”.

Il patriarca Kirill, da sempre noto per le sue posizioni filo-putiniane, ha dipinto l’invasione russa dell’Ucraina con colori più apocalittici come un conflitto “molto più importante della politica”.

Se l’umanità accetta che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l’umanità accetta che il peccato è una variazione del comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì“, ha concluso, legittimando di fatto l’uso della forza per ristabilire un ordine “naturale” che in realtà non è mai stato minacciato, perlomeno in Ucraina (come raccontato oggi stesso su gay.it), visto che ancora oggi, nel paese, e nonostante l’ascesa di Zelensky al potere nel 2019, la legge non prevede alcun tipo di riconoscimento giuridico per le coppie omosessuali né alcuna tutela per le persone LGBT+.


Ricordiamo che in Russia i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono incostituzionali dal 2020 e la legge contro la propaganda lgbt+ vieta lo svolgimento di ogni tipo di parata dell’orgoglio nonché ogni tentativo di “promuovere l’omonormatività” verso i minori.

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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