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Storie e Culture

Il rugby che rende liberi (2): i BISONTI del carcere di Frosinone, la libertà in una palla ovale

Per la rubrica “Inspirate ispirazioni ispiranti” di Elvira Reino speciale 10 Days Of Human Rights

fonte: Pagina Facebook "Bisonti Rugby"

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato


Art. 27 della Costituzione Italiana

Inspirate ispirazioni ispiranti e “10 days of human rights”. Il ritorno.

Era il 10 dicembre 1948 quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite offrì al mondo il vademecum dei diritti inalienabili dell’essere umano. 30 articoli che hanno spiegato a tutti qual è la soglia minima da rispettare perché un popolo possa definirsi civile.


71 anni fa, l’Articolo 6 recitava: Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

71 anni dopo, il Rugby che rende liberi Vol2, ricalca le parole “in ogni luogo” e colora il diritto giuridico con un’accesa sfumatura morale.

Parliamo di carcere. Parliamo di detenuti. Parliamo di sport. Parliamo di dignità.

Ispirazione n°5: i BISONTI Rugby.

Il nome mette soggezione. I protagonisti della storia anche di più.

Ragazzi dal passato difficile, con qualche errore di troppo sulle spalle. Vivono nel 41bis, a Frosinone. Scontano pazientemente quanto devono, occupando celle troppo strette o troppo affollate. Premessa comune per molti come loro. Ma a Frosinone nel 2011 succede qualcosa. Il vento comincia a soffiare. Nel penitenziario arrivano due donne: una lungimirante neodirettrice, la Dott.ssa Pesante, ed una tenace presidente dell’associazione di sostegno, Gruppo Idee, Germana De Angelis.

germana de angelis bisonti
I Bisonti Rugby militano nel campionato C2. In questa foto, al centro, Germana De Angelis

Insieme a loro arriva anche la palla ovale, sconosciuta a molti e per di più vietata dal codice di condotta. La cosa stona, viola la regole ma incuriosisce. Non è il solito passatempo noioso e non è il solito calcio commerciale. È uno sport etico: ti devi fidare dei compagni. Ti proteggono e ti aiutano. In carcere può funzionare.

Intervista a Precious, capitano dei Bisonti Rugby del carcere di Frosinone

Precious Orobor, nato in Benin City, Nigeria. È il capitano dei Bisonti Rugby, eletto dai compagni di squadra.

capitano bisonti rugby
Precious, capitano della squadra Bisonti Rugby del carcere di Frosinone

Capitano, è una squadra difficile la tua?


Più che difficile direi “particolare”. È una squadra che nasce in un carcere di massima sicurezza. Chi arriva qui ha vissuto secondo un’unica regola: non avere regole!

Com’è stato impartire quelle del Rugby?

Non facile. Però con il tempo, da un gruppo disgregato e sconnesso ha preso forma una squadra armonica e disciplinata. Abbiamo condiviso sudore, fatica e rispetto. Non importa che il campo fosse dietro le sbarre, sul terreno da gioco l’obiettivo è comune: stare con gli altri, in mezzo agli altri.

Come cambia la vita in carcere se sei un Bisonte?

Se sei un Bisonte non ti arrendi mai! Non crei disordine, mantieni il controllo. Ti fidi degli altri. Il carcere ti abitua a sospettare di tutti. Il rugby punta proprio a disarmare questo scudo. Quando sei lì, sotto chili di muscoli e fango puoi solo sperare nel sostegno dei compagni e loro nel tuo!

Se sei un Bisonte mantieni un comportamento che ti renda degno di far parte della Squadra. (…e a questo punto Squadra va con la S maiuscola. È un vero e proprio credo che merita rispetto, ndr).

Quali sono i requisiti per far parte dei Bisonti? Che differenza c’è tra i detenuti che giocano e quelli che non lo fanno?

Non tutti possono diventare Bisonti. I requisiti richiesti sono sacrificio, volontà, integrità e voglia di ricominciare. C’è un vero e proprio accordo che ogni giocatore stringe con i compagni: essere un Bisonte dentro e fuori dal campo. Nel rugby e nella vita. Il bene di uno è il bene di tutti, l’errore di uno è l’errore di tutti. La differenza tra chi ha scelto di essere un Bisonte e chi no è proprio la voglia di riprendere ricominciare a vivere, di migliorare. Il Bisonte è un uomo che ha sbagliato, ha capito, ha imparato. Ha vissuto (o vive ancora) con consapevolezza il periodo di detenzione.

E chi non è un Bisonte? Che fa?

Il Bisonte che scende in campo è un uomo pronto. Per molti il cambiamento non è così immediato. Frosinone è un 41bis. Ci sono vite complicate. Caratteri difficili. Passati che non si cancellano. Ci vuole tempo. Ognuno ha i suoi ritmi. Ma nessuno rimane impassibile. Chi non gioca, collabora. Prepara il terzo tempo!

bisonti rugby
Precious e Germana de Angelis

Cos’è?

Il fine match. Il dopo partita, a tavola! Il rugby ha questa cosa simpatica di onorare gli atleti prima, durante e dopo l’incontro. Si gioca CON la propria Squadra e CON gli avversari, non contro. Alla fine poi si glorifica la battaglia in campo. Si mangia tutti insieme, ospiti di chi gioca in casa.

A voi tocca sempre, giusto?

Si. Partecipiamo al campionato restando dove siamo. È il campionato che viene da noi.

E cucinate in carcere per tutti?

Certo. Non è proprio come farlo a Masterchef però…

Lanciamo la sfida a Cracco?

Prego. Tavolata di 30 rugbisti affamati, pochi fornelli mal messi e padelloni del dopoguerra. Da farsela sotto! Qui i ragazzi iniziano a pensarci giorni e giorni prima dell’incontro. Studiano, provano, si ingegnano. Si allenano anche loro! Ogni detenuto è un po’ un Bisonte alla fine. E gli avversari, i nostri terzi tempi, ancora se li ricordano!

Ultime domande.

Cosa fa lo sport per i detenuti?

Gli mostra altre realtà. Essere un carcerato non sempre significa essere cattivo. Spesso significa solo non aver mai visto un altro modo di vivere.

(La verità è questa. Nuda e cruda. Scevra dai fenomenali concetti di libero arbitrio e raziocinio di scelta. A volte la scelta non c’è. Punto e basta.)

È la risposta alle recidive dei reati?

Non so se è la risposta ma è sicuramente una buona opzione. La legge dice che il carcere è un luogo di rieducazione. La realtà invece lo racconta come discarica sociale. Si va avanti per pena punitiva e non riabilitativa. Con il rugby da noi va meglio. Molto meglio.

Cosa mettono i Bisonti nella palla ovale?  

La libertà. Aprire le celle e scendere in campo. Non importa se per allenamenti o partita. È una vittoria contro 22 ore al giorno in 4 mura. Siamo esseri umani, ANCHE NOI.

Per seguire i BISONTI RUGBY sui Social

Instagram: bisonti_rugby
Facebook: @bisontirugbyfrosinone

La squadra dei Bisonti Rugby

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