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Human Rights

In Puglia si affossa la parità di genere, la politica non difende le donne

fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

La Regione Puglia è l’unica in Italia a non aver adeguato la propria legge elettorale alle disposizioni sulla parità di genere per la doppia preferenza, in recepimento della legge 20/2016 recante “disposizioni volte a garantire l’equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini nei consigli regionali.


Ieri notte, durante l‘ultima seduta disponibile (in Puglia si terranno le elezioni regionali il 20 settembre), alla massima Assise pugliese è mancato il numero legale a seguito dell’abbandono del centrosinistra dopo una lunga discussione tra maggioranza e opposizione.

La scelta di non proseguire è scattata dopo che la maggioranza, guidata dal governatore Emiliano, è andata sotto su un emendamento riguardante la candidabilità del Prof. Pierluigi Lopalco.

La sessione era cominciata con la presentazione di duemila emendamenti, quasi tutti depositati da Fratelli d’Italia, a chiaro scopo ostruzionistico per indurre la maggioranza a ritirare i propri. Il partito guidato da Giorgia Meloni avrebbe espresso la sua contrarietà agli altri provvedimenti proposti, come l’obbligo di rispettare le percentuali di rappresentanza di genere (60%-40%) nella compilazione delle liste elettorali (peraltro presente nella L. 20/2016), pena l’esclusione stessa della lista dalla competizione elettorale.

A peggiorare la situazione è intervenuto il consigliere di FdI Francesco Ventola, il quale ha chiesto che gli emendamenti venissero fotocopiati e distribuiti a tutti i consiglieri, esasperando un clima già piuttosto teso.

Attraverso i suoi portavoce, FdI ha dichiarato di essere favorevole alla doppia preferenza – e di essere pronto pronti a votarla – ma non ad altri istituti “che vanno a modificare la legge elettorale“, dicendosi disposto a tornare in aula entro il 5 agosto per discutere e approvare solo la doppia preferenza di genere.

Conte: pronti a esercitare i poteri sostitutivi

Qualora neanche entro il 5 agosto non si arrivasse all’adozione della doppia preferenza, è già pronta una bozza di decreto del governo.

In giornata il Premier Giuseppe Conte ha dato l’aut aut al governatore Emiliano: «Non possiamo accettare che la Regione Puglia non recepisca il principio fondamentale di parità tra uomo e donna per l’accesso alle cariche elettive. Lo Stato non può retrocedere sul punto». Il presidente del Consiglio, prendendo atto delle disponibilità di alcuni gruppi regionali ad approvare urgentemente la norma, attende «che si completi il processo nelle prossime ore», pur avvertendo che il governo è del tutto intenzionato ad esercitare i poteri sostitutivi.

Due le strade percorribili: un decreto legge che obblighi la Puglia a prevedere la doppia preferenza di genere e l’inammissibilità delle liste elettorali che non dovessero rispettare la proporzione di genere 60/40, o la nomina di un commissario, onde evitare ricorsi che potrebbero annullare l’esito delle elezioni.

Un deficit di rappresentanza difficile da colmare

Mentre le elezioni si avvicinano, cala il sipario su una legislatura che in tema di diritti porta il peso di numerosi fallimenti. A partire dalla legge regionale contro l’omofobia, presentata in pompa magna due anni fa e mai portata in aula, fino all’ultima, inqualificabile vergogna del mancato recepimento della l. 20/2016, che vede la Puglia fanalino di coda d’Italia per pari accesso alle cariche pubbliche. A fronte di una popolazione femminile regionale pari al 51,4%, solo 5 consigliere regionali su 51 componenti è donna: un misero 9,8% che esprime un gravissimo deficit di rappresentanza di genere in regione.

Una responsabilità politica che grava su una maggioranza che ha lasciato le donne vittime di un evitabile canto del cigno (relegando il recepimento di una legge nazionale nell’ultimo giorno disponibile da calendario), palesando un preoccupante disinteresse verso le politiche di genere, e su un’opposizione fieramente ostruzionista, felice di esprimere la cultura della politica monosessuata, di parte, democraticamente zoppa e respingente nei confronti delle donne.

Chi ci perde sono i cittadini, ancora una volta disillusi da una classe politica che dovrebbe essere più vicina al proprio elettorato ma che invece, anche a legislatura ultimata, predilige guardare ai propri interessi.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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